Sisma 2016, al meeting di Rimini presentato il volume “le pietre della rinascita”

È stato presentato nel corso della 47^ edizione del Meeting per l’amicizia dei popoli di Rimini il volume “Le pietre della rinascita”, curato dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e pubblicato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. L’evento si è svolto a margine dell’apertura della mostra temporanea “L’abisso e la carezza”, curata da Davide Rondoni – poeta e presidente del Comitato per le celebrazioni dell’ottavo centenario francescano – dedicata al decennale del terremoto del Centro Italia. Il testo racconta otto esempi di ricostruzione, riparazione, restauro e riapertura di alcuni edifici e luoghi di culto simbolici delle comunità ferite dalla sequenza sismica che ha colpito Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo e che è iniziata con la drammatica scossa del 24 agosto 2016: la Basilica di San Benedetto di Norcia, il Duomo di Rieti, il Duomo di Teramo, il Palazzo Arcivescovile di Camerino, la Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, la Chiesa di Santa Maria in Platea di Campli, la Chiesa Oratorio Ottagonale di Capodacqua, la Chiesa di San Francesco ad Amatrice. Il libro documenta il prima e il dopo e mostra, in successione, le immagini degli edifici religiosi e dei luoghi di culto danneggiati dal sisma, gli interventi di ricostruzione e la restituzione alle rispettive comunità. Ogni capitolo è arricchito da una scheda che descrive la storia di ogni sito e gli interventi di restauro più significativi. Il volume si apre con la prefazione del Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e l’introduzione del Commissario per il Sisma 2016 Guido Castelli. Il testo è impreziosito dalla poesia originale di Davide Rondoni dal titolo “La crepa e il cielo”, dedicata alla rinascita dell’Appennino centrale. “Otto edifici, otto luoghi da guardare, da sfogliare, per ritrovare anche con gli occhi del curioso – turista o pellegrino – il percorso che porta a un domani che è già cominciato – scrive Castelli nella sua introduzione -. Scrupolo filologico, competenza progettuale e costruttiva, innovazione tecnologica, accurato studio artistico e architettonico: sono questi i fattori che hanno potuto rigenerare queste opere, così come stanno ricomponendo i panorami urbani dei borghi e delle località del nostro Appennino centrale. Un luogo che convive da sempre con le scosse sismiche. E che è chiamato a vivere con fiducia e in sicurezza, grazie all’innovazione tecnologica che sta alla base della ricostruzione”.