Sisma 2016, al Meeting il convegno sulla ricostruzione. Castelli: «Dopo le false partenze, avanti sulla rinascita delle comunità»

La ricostruzione come progetto complessivo di rinascita, capace di restituire non soltanto case ed edifici pubblici, ma anche servizi, lavoro, relazioni e prospettive alle comunità dell’Appennino centrale. È stato questo il tema del convegno “Oltre l’emergenza. La ricostruzione che crea comunità”, che si è svolto nell’Arena Cdo C1 del Meeting di Rimini.

Al confronto hanno partecipato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, il commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e l’amministratore delegato dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale Antonella Baldino. L’incontro, moderato da Gianluca Giansante, docente alla Luiss Guido Carli e socio di Comin & Partners, è stato trasmesso in diretta sui canali digitali di Sky e askanews.

A dieci anni dal terremoto che colpì Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, provocando 299 vittime e devastando centinaia di borghi, il convegno ha rappresentato un’occasione per fare il punto sul lavoro compiuto e sulle sfide ancora aperte. Al centro del dibattito il passaggio dalla gestione dell’emergenza a una ricostruzione sempre più orientata allo sviluppo economico, sociale e culturale dei territori.

«I territori che hanno subito il terremoto del 2016 erano già affaticati: abbandono e spopolamento non erano questioni ignote, il sisma ha avuto l’effetto di aggravare una situazione di crisi. Quella ricostruzione è stata costellata da una serie di incertezze e false partenze, con la ricostruzione partita molto tardi, quando si erano già create situazioni che hanno distratto rispetto al tempo che nessuno restituirà alle persone terremotate», ha dichiarato Castelli.

Il commissario ha quindi sottolineato il cambio di passo reso possibile dal lavoro condiviso tra Governo, struttura commissariale, Regioni ed enti locali: «L’azione di Musumeci e della filiera istituzionale dei quattro governatori ha reso possibile che all’azione sui fabbricati si unisse quella sulle comunità».

Castelli ha spiegato che l’obiettivo non è soltanto completare la ricostruzione materiale, ma garantire condizioni di vita e opportunità capaci di contrastare lo spopolamento delle aree interne. «Abbiamo sviluppato una strategia che punta a garantire ai territori dell’Appennino centrale il necessario per mantenere la vitalità di quelle comunità, che sono prevalentemente collocate in altura e in zone non facili da abitare», ha proseguito.

I primi risultati, ha evidenziato il commissario, iniziano a emergere anche dagli indicatori economici e occupazionali: «I dati cominciano a evidenziare come l’occupazione media sia superiore di sei punti nella zona del cratere rispetto alla media italiana, mentre il reddito pro capite inizia a superare la media regionale».

Musumeci ha posto l’accento sulla necessità di rendere più efficace il rapporto tra emergenza, prevenzione e ricostruzione. Il ministro Musumeci ha ricordato che dal 1968 l’Italia ha impegnato oltre 135 miliardi di euro per emergenze e ricostruzioni post-sisma, osservando che se anche soltanto la metà, fosse stata investita preventivamente nella messa in sicurezza del territorio, oggi il Paese avrebbe un territorio molto meno vulnerabile.

Musumeci ha poi insistito sulla responsabilità personale dei cittadini nella prevenzione. Lo Stato, ha spiegato, deve programmare, investire e mettere in sicurezza il territorio, ma ogni persona deve conoscere i rischi e adottare comportamenti responsabili. Da qui il richiamo alla celebre frase di John Fitzgerald Kennedy: «Non chiedetevi che cosa lo Stato possa fare per voi, ma chiedetevi che cosa voi possiate fare per lo Stato». La prevenzione, dunque, non può essere soltanto un compito delle istituzioni, ma deve diventare una responsabilità condivisa dall’intera comunità.

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha evidenziato il valore della collaborazione tra Governo, struttura commissariale, Regioni, Uffici speciali, Comuni e professionisti. Una sinergia che ha consentito di accelerare l’apertura dei cantieri e di offrire risposte più efficaci alle comunità.

Il convegno ha concluso idealmente il percorso avviato al Meeting con la mostra “L’Abisso e la Carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e della sua rinascita (2016-2026)”, promossa dal commissario straordinario Guido Castelli e dalla Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, con la curatela del poeta Davide Rondoni.

Nei quattro giorni di esposizione il percorso è stato visitato da 7750 persone, con oltre mille presenze registrate già nella sola giornata inaugurale. Un’affluenza costante, composta da cittadini, amministratori, rappresentanti delle istituzioni, giovani e famiglie, che ha confermato la capacità della mostra di parlare non soltanto ai territori direttamente colpiti, ma all’intero Paese.

Attraverso fotografie, opere d’arte, installazioni e testimonianze, “L’Abisso e la Carezza” ha raccontato il passaggio dalla distruzione alla rinascita: da una parte l’abisso aperto dalle scosse, dall’altra la carezza rappresentata dalla solidarietà, dal lavoro quotidiano e dalla determinazione di chi non ha abbandonato il proprio territorio.

La mostra e il convegno hanno così restituito un messaggio comune: conservare la memoria del sisma significa assumersi la responsabilità di completare la ricostruzione e trasformarla in una concreta occasione di sviluppo. Dall’abisso può nascere una carezza e da quella carezza può rinascere una comunità.

L’Abisso e la Carezza (2016-2026): Una Mostra al Meeting di Rimini, dieci anni dopo il sisma

Il terremoto del 2016 ha aperto un abisso nel cuore dell’Appennino centrale: case e chiese distrutte, paesi svuotati, comunità costrette ad abbandonare i propri luoghi. Una ferita materiale e umana che ha interrotto vite, legami e consuetudini costruiti nel corso dei secoli. Dentro quell’abisso, tuttavia, è emersa una carezza. Una carezza fatta di soccorso, solidarietà, lavoro, arte, competenza e speranza. Ricostruzione e riparazione della vita quotidiana. Rinascita. È la risposta di un territorio, delle Istituzioni (dal Governo centrale alle Regioni fino ai 138 Comuni coinvolti) che non si è arreso e che ha saputo trasformare il dolore in energia, responsabilità e desiderio di futuro. La mostra al meeting di Rimini – curata da Davide Rondoni, poeta e drammaturgo – è intitolata proprio così: “L’abisso e la carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e della sua rinascita (2016-2026)”. Tra video, fotografie, testi e testimonianze, racconta il cammino compiuto tra il 2016 e il 2026, dalla distruzione alla rinascita. Non una semplice cronaca del terremoto, ma un percorso capace di mettere in relazione la fragilità e la forza, l’assenza e la presenza, la memoria e la ricostruzione. Accanto alle rovine emergono i gesti di cura verso le persone e verso i luoghi. Ricostruire significa infatti non soltanto riparare edifici, ma ricomporre comunità, riaprire scuole, chiese e attività, creare opportunità di lavoro e rendere nuovamente possibile restare e tornare. Nella bellezza del paesaggio, nella spiritualità e nella laboriosità del cuore d’Italia sono nate nuove energie e speranze concrete. “L’abisso e la carezza” è dunque un atto di memoria e, insieme, una dichiarazione di fiducia: la testimonianza di un territorio ancora ferito, ma vivo, capace di generare comunità, bellezza e futuro. La mostra è stata resa possibile grazie al contributo dell’Enel, delle quattro regioni coinvolte dal sisma (Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo), dalla regione Friuli-Venezia Giulia (quest’anno sono 50 anni dal sisma del 1976) del Ministero della Cultura e Ales.

Nel corso della conferenza stampa per illustrare la mostra “L’abisso e la carezza” è stato presentato anche il volume “Le pietre della rinascita”, edito dal Poligrafico dello Stato, in cui sono stati raccolti otto episodi di “rinascita artistica” di altrettanti simboli delle comunità colpite e della loro spiritualità. Il libro ha l’introduzione del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insieme al Commissario straordinario per la ricostruzione e riparazione per il sisma 2016, senatore Guido Castelli, erano presenti Davide Rondoni, curatore della mostra oltre che presidente del Comitato per le celebrazioni dell’ottavo centenario francescano, il presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Pietro Di Paolantonio, il sottosegretario al MEF Lucia Albano e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali quali il sottosegretario della Giunta regionale Marche Silvia Luconi, il consigliere regionale abruzzese Marilena Rossi, il consigliere regionale delle Marche Andrea Cardilli e le senatrici Elena Leonardi e Domenica Spinelli.

Sisma 2016, al meeting di Rimini presentato il volume “le pietre della rinascita”

È stato presentato nel corso della 47^ edizione del Meeting per l’amicizia dei popoli di Rimini il volume “Le pietre della rinascita”, curato dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e pubblicato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. L’evento si è svolto a margine dell’apertura della mostra temporanea “L’abisso e la carezza”, curata da Davide Rondoni – poeta e presidente del Comitato per le celebrazioni dell’ottavo centenario francescano – dedicata al decennale del terremoto del Centro Italia. Il testo racconta otto esempi di ricostruzione, riparazione, restauro e riapertura di alcuni edifici e luoghi di culto simbolici delle comunità ferite dalla sequenza sismica che ha colpito Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo e che è iniziata con la drammatica scossa del 24 agosto 2016: la Basilica di San Benedetto di Norcia, il Duomo di Rieti, il Duomo di Teramo, il Palazzo Arcivescovile di Camerino, la Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, la Chiesa di Santa Maria in Platea di Campli, la Chiesa Oratorio Ottagonale di Capodacqua, la Chiesa di San Francesco ad Amatrice. Il libro documenta il prima e il dopo e mostra, in successione, le immagini degli edifici religiosi e dei luoghi di culto danneggiati dal sisma, gli interventi di ricostruzione e la restituzione alle rispettive comunità. Ogni capitolo è arricchito da una scheda che descrive la storia di ogni sito e gli interventi di restauro più significativi. Il volume si apre con la prefazione del Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e l’introduzione del Commissario per il Sisma 2016 Guido Castelli. Il testo è impreziosito dalla poesia originale di Davide Rondoni dal titolo “La crepa e il cielo”, dedicata alla rinascita dell’Appennino centrale. “Otto edifici, otto luoghi da guardare, da sfogliare, per ritrovare anche con gli occhi del curioso – turista o pellegrino – il percorso che porta a un domani che è già cominciato – scrive Castelli nella sua introduzione -. Scrupolo filologico, competenza progettuale e costruttiva, innovazione tecnologica, accurato studio artistico e architettonico: sono questi i fattori che hanno potuto rigenerare queste opere, così come stanno ricomponendo i panorami urbani dei borghi e delle località del nostro Appennino centrale. Un luogo che convive da sempre con le scosse sismiche. E che è chiamato a vivere con fiducia e in sicurezza, grazie all’innovazione tecnologica che sta alla base della ricostruzione”.

Pioraco, lavori in corso al Cinema Teatro 70

Proseguono a Pioraco (Mc) i lavori di riparazione del Cinema Teatro 70. L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha disposto la liquidazione di 358.431 euro, a conferma dell’avanzamento dell’opera.

L’intervento interessa l’edificio situato in viale della Vittoria e prevede la riparazione dei danni causati dagli eventi sismici del 2016/2017 attraverso un articolato programma di miglioramento sismico e riqualificazione funzionale della struttura. Il contributo complessivo concesso ammonta a 1.474.835 euro, con il Comune nelle vesti di soggetto attuatore.

«Il recupero del Cinema Teatro 70 rappresenta un tassello importante della ricostruzione pubblica di Pioraco, atto a restituire progressivamente uno spazio destinato ad attività culturali, sociali e aggregative significative per la vita della comunità – conferma il commissario straordinario Guido Castelli -. Il cratere ha necessità di ritrovare i propri luoghi vitali ed è nostra ferma convinzione che questo possa accadere solo alimentando il circuito virtuoso già in essere tra Comuni, Usr e la Regione guidata dal presidente Acquaroli».

Commenta il sindaco Matteo Cicconi: «Ringrazio il commissario straordinario Guido Castelli, l’Ufficio Speciale Ricostruzione e tutte le strutture e gli uffici che si sono adoperati per raggiungere questo importante obiettivo. I lavori al Cinema Teatro 70 stanno procedendo speditamente e nel rispetto del cronoprogramma approvato. L’auspicio è che anche le fasi successive possano proseguire senza rallentamenti, così da restituire quanto prima questo importante immobile ai cittadini di Pioraco. Il Cinema Teatro 70 rappresenta infatti un luogo fondamentale per la nostra comunità, non soltanto per la sua funzione culturale, ma anche per le attività ricreative, sociali e aggregative che potrà tornare ad ospitare.Accanto alla ricostruzione delle abitazioni private è fondamentale portare avanti con la stessa determinazione la ricostruzione pubblica e recuperare quei luoghi e quei servizi che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini.In questa direzione stiamo lavorando anche per consentire la ripresa dei lavori della casa di riposo, una struttura fondamentale per il nostro territorio dal punto di vista sociale e sanitario. Dopo i problemi insorti con la ditta, ci stiamo impegnando senza sosta per arrivare a una soluzione e permettere al cantiere di ripartire».

Focus Cinema 70. Dopo l’approvazione del progetto esecutivo e la successiva aggiudicazione dei lavori, il cantiere del Cinema è entrato nella fase operativa. Le opere riguardano sia il corpo principale del teatro sia gli spazi di servizio e prevedono il rifacimento della copertura, il consolidamento delle strutture, il rinnovamento delle finiture interne e una complessiva riqualificazione dell’edificio finalizzata ad aumentarne sicurezza, funzionalità e qualità degli spazi. Tra gli interventi programmati figurano anche la riorganizzazione degli ambienti collegati alle attività sceniche, il recupero della sala teatrale e l’adeguamento degli spazi destinati al pubblico, con l’obiettivo di restituire alla comunità una struttura moderna e sicura, mantenendone al tempo stesso la funzione culturale e sociale che da decenni rappresenta per il territorio.

 

Torricella Sicura: trasferito il saldo per il cimitero di Poggio Valle

È stato disposto il trasferimento del saldo destinato all’intervento di riparazione e miglioramento sismico del cimitero comunale della frazione di Poggio Valle, nel Comune di Torricella Sicura.

Sono stati trasferiti all’Ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Abruzzo 89.554,96 euro, corrispondenti alla quota residua del contributo definitivo riconosciuto a seguito del collaudo dell’opera.

L’intervento, inserito nell’Ordinanza commissariale n. 129 del 2022, disponeva inizialmente di un finanziamento programmato pari a 150 mila euro. A seguito della conclusione dei lavori, dell’emissione del Certificato di regolare esecuzione e della verifica della rendicontazione, il contributo definitivo è stato determinato in 149.554,96 euro, con economie pari a 445,04 euro.

Una prima quota di 60 mila euro era già stata trasferita nel 2023. Il nuovo decreto consente quindi di completare l’erogazione delle risorse previste per l’intervento.

« I cimiteri rappresentano luoghi profondamente legati alla memoria, all’identità e alla storia delle nostre comunità e la loro messa in sicurezza costituisce una parte significativa del processo di ricostruzione La conclusione dell’opera e la certificazione della regolare esecuzione – spiega il commissario alla ricostruzione Guido Castelli – confermano il buon avanzamento della ricostruzione pubblica in Abruzzo. Continuiamo a lavorare, insieme alla Regione, all’Ufficio speciale per la ricostruzione e ai Comuni, per assicurare continuità finanziaria agli interventi e trasformare le risorse disponibili in opere concretamente restituite ai territori. Ringrazio il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, l’USR Abruzzo e il sindaco Daniele Palumbi per la collaborazione istituzionale che ha consentito di portare a compimento l’intervento», conclude il commissario Castelli.

“Siamo intervenuti su tutti  i sette cimiteri del nostro comune e tutti i lavori sono in fase di ultimazione quindi a breve si procederà al collaudo e alla chiusura di tutti i lavori. Si ringrazia il Commissario Castelli per la sempre e consolidata disponibilità con i territori” aggiunge il sindaco Daniele Palumbi.

2016-2026, il decennale del sisma: memoria, responsabilità e rinascita dell’appennino centrale

Dieci anni sono un tempo sufficiente per misurare la profondità delle ferite, ma non per colmare il dolore. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il Centro Italia fu scosso da una tragedia che ha segnato per sempre la vita di migliaia di persone: 299 vittime, famiglie spezzate, comunità ferite, un tessuto economico distrutto, un patrimonio storico e identitario gravemente compromesso. Nel decennale del sisma, il primo pensiero è rivolto a chi non c’è più, ai familiari, alle comunità di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto che hanno visto crollare case, chiese, scuole, capannoni, e che da allora, con determinazione e coraggio, hanno intrapreso un cammino di ricostruzione materiale e civile.

“Il decennale – afferma Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016 – non è soltanto una data. È un passaggio che ci chiama alla responsabilità della memoria, alla cura del ricordo, alla consapevolezza che la ricostruzione non può essere solo un insieme di opere, ma un atto di giustizia verso le comunità colpite. Ricordare significa non rimuovere la propria storia, ma custodirla e trasformarla in impegno. La rinascita dell’Appennino centrale deve poggiare su fondamenta solide: la verità dei fatti, la dignità delle persone, la continuità delle tradizioni, la tutela dei luoghi che rappresentano l’identità profonda di questi territori. In questi anni – prosegue Castelli – abbiamo recuperato ritardi, superato ostacoli, consolidato una governance multilivello e costruito una sinergia istituzionale che oggi rappresenta un modello. La ricostruzione cresce in modo costante e strutturale: riguarda case, scuole, chiese, infrastrutture, attività produttive, ma soprattutto riguarda la vita quotidiana delle persone. Nel più grande cantiere d’Europa stiamo ricomponendo un tessuto civile che era stato lacerato, restituendo prospettiva, fiducia e opportunità di sviluppo alle comunità dell’Appennino. È questo – prosegue il Commissario al sisma – il senso più profondo del diritto a restare: garantire che chi è nato in questi luoghi possa continuare a viverci, lavorare, crescere i propri figli e costruire il proprio futuro senza essere costretto ad abbandonarli. Dieci anni dopo, la nostra responsabilità è duplice: completare la ricostruzione e custodire la memoria delle vittime. La rinascita dell’Appennino centrale non deve mai prescindere dal rispetto della sua storia. Ogni cantiere, ogni scuola riaperta, ogni chiesa restaurata, ogni strada ricostruita è un gesto che onora chi non è più con noi e restituisce dignità a chi è rimasto”.

 

“Il benchmark che ci diamo è quello della ricostruzione del Friuli – aggiunge Castelli – nel 1976. Ci vollero 19 anni per completare la ricostruzione, in un territorio meno esteso (circa 5000 kmq in Friuli, 8000 kmq nel Centro Italia) e amministrato da una sola regione, a statuto speciale. Le complessità amministrative e le regole, nel frattempo, si sono fatte a volte più rigide, oltre che rigorose. Ma contiamo di tenere il passo con quell’esempio virtuoso. Siamo a metà del lavoro e stiamo procedendo spediti”.

 

 

I DATI COMPLESSIVI DELLA RICOSTRUZIONE – RAPPORTO 2026

 

Ricostruzione privata

La ricostruzione privata, che costituisce il motore del più grande cantiere d’Europa, ha raggiunto numeri significativi: le richieste di contributo presentate sono 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi, con il 69% erogato dal 2023 a oggi. Solo nell’ultimo anno sono stati liquidati quasi 2 miliardi di euro. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Grazie al Governo, sono stati attivati 1,3 miliardi di euro che hanno consentito il superamento definitivo del Superbonus e la messa in sicurezza di circa 5.000 cantieri. Parallelamente, l’emergenza abitativa continua a ridursi: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, con una diminuzione di quasi il 40% rispetto al 2022.

 

Ricostruzione pubblica

La ricostruzione pubblica, struttura portante dei territori e base della rinascita dei servizi, della mobilità e della sicurezza, conta oggi 3.667 interventi programmati per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro. I lavori in corso e le opere concluse rappresentano circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati si sono ridotti al 2,5%. Di fatto, il 98% delle opere risulta sbloccato e avviato.

 

Scuole

La ricostruzione scolastica, capitolo decisivo per il futuro dei territori e delle nuove generazioni, comprende 459 interventi per un valore di circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono cresciuti in modo significativo, passando da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino.

 

Edifici di culto

La ricostruzione degli edifici di culto, che custodiscono l’identità spirituale e culturale delle comunità, comprende 1.276 interventi per un valore superiore a 750 milioni di euro. Le liquidazioni sono cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Tra le riaperture più significative si segnala quella della Basilica di San Benedetto di Norcia, simbolo della rinascita dell’Appennino centrale.


Il Modello Appennino centrale: Laboratorio di rinascita, sviluppo e “restanza”

Il percorso di ricostruzione in atto nell’Appennino centrale mira a restituire vitalità ai territori, non solo edifici. L’obiettivo è ricreare le condizioni che consentano alle comunità di generare relazioni, lavoro, servizi e nuove opportunità in territorio tradizionalmente caratterizzati da un accentuato fenomeno di spopolamento. Nel cratere oggi sono numerosi gli esempi che confermano la vitalità di un tessuto, fatto di famiglie e imprese, che ha voglia di tornare a crescere e che vuole investire. Il Modello Appennino centrale ha introdotto un cambio di paradigma: in aree interne segnate da un declino demografico preesistente, la ricostruzione materiale non avrebbe avuto senso senza una strategia economica e sociale. L’introduzione del concetto di “riparazione” e la gestione dei fondi del Piano Nazionale Complementare al PNRR hanno unito, per la prima volta, urbanistica d’emergenza e politiche di sviluppo dando vita a un laboratorio di buone pratiche tese alla rigenerazione dei territori e alla loro crescita. Precondizioni che sono necessarie per garantire il diritto alla “restanza” e alla “tornanza”.   Il programma Next Appennino, finanziato con 1,78 miliardi del Fondo Complementare al PNRR, ha consolidato questa visione: non solo ricostruire edifici, ma rilanciare economia, servizi, transizione ecologica e infrastrutture. “Il Modello Appennino centrale – dichiara il Commissario Castelli – nasce dall’idea che la ricostruzione debba generare futuro, non solo opere. Abbiamo integrato sviluppo, coesione e rigenerazione urbana per restituire forza ai territori più fragili del Paese. La riparazione riguarda le comunità: significa creare lavoro, attivare nuovi processi e filiere  e opportunità. È così che si garantisce il diritto a restare e a un nuovo futuro”.

 

Se il sisma del 2016 aveva impattato pesantemente sulle aspettative di calo della popolazione, 66 mila persone in meno in circa 30 anni (una cittadina intera delle dimensioni di Teramo, Ascoli o Rieti), l’attività di ricostruzione ha già comportato un recupero “potenziale” di oltre 44 mila abitanti, con la proiezione al 2044 che, partendo dai dati consolidati più recenti offerti dal Cresme, passa da 423 a 468 mila residenti.

 

E riparte il lavoro. Nel complesso, il tasso di occupazione dell’area del cratere si mantiene superiore alla media nazionale, al 66,1%. In termini dinamici, la crescita dei livelli di occupazione è stata significativa e superiore a quella delle regioni del Nord

I dati SISCO evidenziano che, nel quadriennio 2022-2025, i 138 comuni del Cratere Sismico del 2016 hanno registrato un progressivo rafforzamento dei flussi in entrata nel mercato del lavoro. Le nuove attivazioni sono passate dalle 25,1 mila del primo trimestre 2022 alle 27,4 mila del primo trimestre 2025, con un picco di 30,8 mila registrato nel terzo trimestre 2023. La crescita media annua delle assunzioni è stata pari al +3,9% nel 2023, al +3,5% nel 2024 e al +1,1% nei primi nove mesi del 2025 (+8,7% tra la media delle nuove assunzioni del 2025 e la media del 2022).

La quota di giovani NEET è un indicatore chiave per valutare le condizioni strutturali di un territorio, in quanto riflette il grado di integrazione tra sistema formativo e mercato del lavoro. Rispetto al 2022 il calo dei NEET è strutturale e, nella maggior parte delle province, risulta molto più marcato della media nazionale. Ad Ascoli, Macerata e Perugia la percentuale di giovani non occupati e non impegnati in percorsi formativi è oggi meno della metà della media nazionale, ad Ascoli addirittura inferiore al 5% (ma era arrivata al 2,8% nella prima parte del 2024).

 

 

 

AMATRICE – DIECI ANNI DOPO

Amatrice, il comune più colpito in termini di vite umane e distruzione, continua a essere il simbolo della ricostruzione, anche se ancora sconta una situazione di partenza assai peggiore e complessa: molto è stato fatto ripartire negli ultimi quattro anni. Oggi il quadro degli interventi mostra un avanzamento significativo, con cantieri attivi nel centro storico e nelle 69 frazioni, e con un percorso che sta restituendo identità urbana, patrimonio culturale e servizi essenziali. L’avanzamento complessivo (pubblica + privata): 40%

 

Amatrice – Ricostruzione privata

La ricostruzione privata, cuore pulsante del ritorno alla normalità, riguarda le abitazioni, gli aggregati urbani, le attività economiche e la vita quotidiana delle famiglie. Ad Amatrice le domande presentate e accettate hanno raggiunto quota 1.510, mentre gli aggregati costituiti sono 540. Le case già ricostruite e dotate di agibilità sono 247. L’importo complessivo concesso ammonta a 679,50 milioni di euro, a fronte di una richiesta totale pari a 1,10 miliardi. Sul fronte dei cantieri, al 28 maggio 2025 risultano attivati 828 interventi: 348 sono stati completati, mentre 480 sono attualmente in corso.

 

Amatrice – Ricostruzione pubblica

 

La ricostruzione pubblica rappresenta la rete dei servizi e delle opere civiche che sostengono la vita collettiva: scuole, strade, edifici simbolo, luoghi di aggregazione e infrastrutture essenziali.

Ad Amatrice sono in corso 20 interventi tra affidamento, progettazione e avanzamento lavori. Riaperto Corso Umberto I, che permetterà di procedere anche nella parte nord della città e prevederà una nuova viabilità a sud che, collegandosi alla SR 260 in prossimità dell’ospedale, completerà un anello di circonvallazione intorno al centro storico.

Tra gli interventi principali, in corso, abbiamo l’ospedale i cui lavori sono in fase avanzata, con completamento dell’involucro esterno e accelerazione sulle finiture e sugli impianti, già disponibili arredi e presidi sanitari; il municipio le cui strutture principali sono completate, prevista ultimazione entro fine 2026. Inoltre figurano la Chiesa di San Francesco con lavori spediti, la Strada Macchie Piane, la Strada Sacrocuore, Le Serre, Filetta–Rocchetta, Inona–Passatora, Romanella, Scai–Roccapassa, la riqualificazione del parco comunale Roccapassa, l’ex Parco in Miniatura, l’area di Torrita e il completamento dell’ex depuratore. A questi si aggiungono numerosi tratti di viabilità comunale, tra cui Nommisci, Pinaco–Arafranca, Musicchio–Colli, Cornelle, Bagnolo–area Sae, Patarico–Collemoresco e le strade interne di Scai.

 

Teramo, Liceo Delfico: via libera della Conferenza di Servizi al progetto da 26,3 milioni

Via libera al progetto definitivo per l’intervento di adeguamento sismico ed efficientamento energetico del Liceo Classico “Melchiorre Delfico” di Teramo, per un investimento complessivo di 26.369.129,70 euro. La Conferenza di Servizi Speciale indetta il 12 agosto dalla Struttura Commissariale Sisma 2016, guidata da Guido Castelli, proprio per velocizzare i tempi e andare dritti all’obiettivo, superando le criticità emerse negli scorsi anni,  ha concluso positivamente l’esame del progetto, compiendo un passaggio fondamentale nel percorso amministrativo necessario per procedere verso la realizzazione dell’intervento. Il progetto riguarda uno degli edifici scolastici più importanti e identitari della città di Teramo ed è ricompreso tra gli interventi pubblici considerati di particolare criticità e urgenza nell’ambito del programma straordinario per il recupero delle strutture scolastiche dei territori colpiti dal sisma del 2016.

Il Liceo Delfico, progettato dall’architetto Vincenzo Pilotti e inaugurato negli anni Trenta, rappresenta uno dei più imponenti esempi di architettura scolastica monumentale abruzzese del Novecento. L’intervento consentirà di intervenire sulle vulnerabilità strutturali dell’edificio attraverso opere di adeguamento sismico e consolidamento, alle quali si accompagneranno il miglioramento dell’efficienza energetica, l’abbattimento delle barriere architettoniche, il restauro e la conservazione degli elementi storici di pregio e l’adeguamento degli impianti tecnologici e antincendio.

Il quadro economico del progetto prevede un investimento complessivo di 26,369 milioni di euro, con un importo dei lavori pari a circa 17,8 milioni di euro. Il cronoprogramma prevede 670 giorni naturali e consecutivi per la realizzazione degli interventi.

La Provincia di Teramo, soggetto attuatore dell’intervento, aveva trasmesso il progetto definitivo alla Struttura commissariale lo scorso 22 luglio, chiedendo l’indizione della Conferenza di Servizi Speciale. La procedura è stata attivata proprio con l’obiettivo di acquisire in maniera coordinata tutti i pareri, le intese, i nulla osta e gli atti di assenso necessari all’approvazione del progetto.

La disciplina speciale prevista per gli interventi scolastici consente infatti di accelerare i procedimenti amministrativi e di concentrare in un’unica sede le determinazioni delle diverse amministrazioni coinvolte, in considerazione dell’urgenza di assicurare la piena ripresa delle attività scolastiche e formative.

«L’approvazione del progetto definitivo del Liceo Delfico rappresenta un risultato molto importante e un passaggio decisivo nel percorso che deve condurci alla restituzione di questo edificio alla comunità scolastica e alla città di Teramo – dichiara il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli –. Abbiamo lavorato per imprimere la massima accelerazione possibile a un intervento particolarmente atteso da studenti, famiglie e personale scolastico. Il Delfico non è soltanto una scuola: è un luogo che appartiene alla storia e all’identità di Teramo e proprio per questo dobbiamo procedere con determinazione, mantenendo insieme rapidità, sicurezza e qualità dell’intervento».

«La ricostruzione delle scuole è una priorità assoluta – prosegue Castelli – perché ricostruire un territorio significa innanzitutto creare le condizioni affinché le giovani generazioni possano continuare a studiare, crescere e progettare qui il proprio futuro. L’Ordinanza speciale 31 ci consente di utilizzare strumenti amministrativi più efficaci per superare le complessità e abbreviare i tempi. L’esito positivo della Conferenza rappresenta quindi un avanzamento concreto verso la fase realizzativa. Ringrazio per la grande collaborazione e sinergia il Presidente della regione Marco Marsilio in particolar modo e tutte le amministrazioni che hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato».

Salaria, al via il cantiere da 357 milioni tra Acquasanta e Quintodecimo

Prende avvio la cantierizzazione del secondo lotto della variante Trisungo–Acquasanta Terme della strada statale 4 Salaria, nel tratto compreso tra la galleria Valgarizia e Acquasanta. Un intervento strategico del valore complessivo di 357 milioni di euro, destinato a cambiare profondamente accessibilità, sicurezza e tempi di percorrenza lungo uno dei principali assi di collegamento dell’Appennino centrale.

 

L’intervento, affidato al raggruppamento guidato da Toto Costruzioni Generali con Ubaldi Costruzioni, prevede la realizzazione di un nuovo tracciato di circa 4,9 chilometri, dei quali oltre 4 chilometri in galleria. Saranno realizzate la galleria Favalanciata, lunga circa 1,8 chilometri, e la galleria Acquasanta Terme, di circa 2,3 chilometri, oltre a due viadotti e ai nuovi svincoli di Favalanciata e Acquasanta Terme.

 

«L’apertura di questo cantiere – dichiara il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli – rappresenta un passaggio di grande valore non soltanto infrastrutturale, ma anche storico. Parliamo di un’opera attesa da oltre quarant’anni e che prende vita grazie al “Piano Revita”, la strategia di ricucitura viaria del cratere 2016 propiziata dai fondi del PNC sisma; gli stessi che hanno consentito l’avvio della Pedemontana delle Marche da Ascoli a Fabriano ».

 

Determinante per il completamento della copertura finanziaria è stata l’attivazione della filiera istituzionale che grazie al Presidente Acquaroli ha consentito lo stanziamento disposto nel 2024 dal Governo nell’ambito delle ulteriori risorse destinate alla Salaria: oltre 201 milioni di euro sono stati assegnati specificamente a questo lotto, consentendo di raggiungere la provvista complessiva necessaria di 357 milioni.

 

«La ricostruzione – prosegue Castelli – non può limitarsi a riparare ciò che il terremoto ha distrutto. Deve creare le condizioni perché questi territori siano più sicuri, più accessibili e più competitivi di prima. Per questo la nuova Salaria è pienamente parte della strategia di rilancio del cratere: avvicinare Roma e l’Adriatico, migliorare i collegamenti tra Lazio, Marche Abruzzo e la stessa Umbria. In questo modo si restituisce centralità a territori che non possono essere condannati alla marginalità».

 

La nuova infrastruttura consentirà inoltre di alleggerire significativamente l’attuale tracciato della Salaria nel territorio di Acquasanta Terme e Quintodecimo, oggi caratterizzato da una viabilità complessa e fortemente condizionata dalla morfologia della valle del Tronto.

 

L’avvio del secondo lotto assume un significato ancora maggiore a fronte delle persistenti criticità che accompagnano il primo lotto Trisungo–Valgarizia. Sono in costante contatto con l’AD di Anas Gemme e il commissario alla Salaria Soccodato che mi hanno assicurato un’attenzione specifica sulle “vicissitudini” che hanno riguardato la galleria Trisungo.

 

«Con l’avvio della cantierizzazione della Acquasanta/Quintodecimo e con lo sblocco di Trisungo che spero prossimo  – conclude Castelli – possiamo finalmente vedere una prospettiva concreta: i diversi segmenti della nuova Salaria stanno diventando parti di un unico disegno infrastrutturale. Ricostruire significa anche riconnettere. Strade moderne e sicure significano imprese più competitive, turismo, servizi più vicini e una migliore qualità della vita. Significano soprattutto offrire ai giovani una ragione in più per restare, tornare e costruire qui il proprio futuro. Il cantiere che parte oggi non apre soltanto una strada: contribuisce ad aprire una nuova prospettiva per l’Appennino centrale».

 

Amandola, nuovo tassello per il Monastero di San Lorenzo: al via i lavori per la Chiesa di San Pietro Apostolo per un intervento da oltre 1,7 milioni

Dopo la restituzione del Monastero di San Lorenzo nel 2024 e il ritorno delle monache benedettine, con la firma tra l’impresa Alessandrini, la Diocesi di Fermo, lo studio di progettazione ENARConti e le suore,  al  via i lavori per la Chiesa di San Pietro Apostolo di Amandola, uno dei luoghi del patrimonio religioso cittadino profondamente danneggiati dal sisma del 2016. Questa mattina, presso il monastero è stato presentato l’intervento di ricostruzione e miglioramento sismico che consentirà di recuperare l’edificio e restituirlo alla comunità con l’avvio dei lavori.

La chiesa, a navata unica, si affaccia su via Nazario Sauro e si sviluppa su più livelli per una superficie di circa 300 metri quadrati. L’edificio è strettamente connesso al monastero: alla navata si affiancano le sagrestie, il portico, la sala del coro e la libreria, mentre sul lato est si trova la torre campanaria. La struttura conserva inoltre i segni delle trasformazioni avvenute nel tempo, in particolare nella copertura, già interessata da interventi nel 1980-81 e da successivi restauri negli anni Novanta.

Pesanti i danni provocati dal terremoto: ribaltamento del timpano della facciata, inflessione delle strutture della copertura, parziale crollo della cella campanaria e fessurazioni diffuse delle murature. Il sisma ha danneggiato anche la sala del coro e la relativa volta, mentre all’interno dell’aula si sono verificati distacchi di stucchi e intonaci.

L’intervento, attuato dall’Arcidiocesi di Fermo, può contare su un contributo per la ricostruzione post sisma pari a 1.733.703,89 euro. L’opera rientra nella programmazione dell’Ordinanza commissariale 105/2020.

Alla presentazione, oltre al  Commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli, hanno preso parte il sindaco di Amandola Adolfo Marinangeli, il primo cittadino di Montefortino Giampiero Lattanzi, l’Economo diocesano dell’Arcidiocesi di Fermo Demetrio Catalini, la responsabile dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Fermo Alma Monelli, la progettista e tesoriera dell’Ordine degli Architetti di Fermo Laura Gluscoff, la presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Fermo Lara Millevolte, il consigliere regionale Andrea Putzu e il viceprefetto vicario Marinella Iodice.

«L’avvio di questo cantiere rappresenta un altro passo concreto nel percorso di ricostruzione e restituzione alle comunità dei luoghi che ne custodiscono la storia e l’identità – dichiara il Commissario straordinario Guido Castelli –. La ricostruzione degli edifici di culto ha un valore che va oltre il recupero materiale: significa ricomporre un patrimonio storico, artistico e sociale profondamente legato alla vita dei nostri borghi. Ad Amandola interveniamo su un edificio duramente colpito dal sisma, con un progetto che coniuga sicurezza, conservazione e restauro. Il nostro obiettivo è continuare ad accelerare, lavorando insieme all’Arcidiocesi, all’Ufficio Speciale Ricostruzione e a tutti i soggetti coinvolti, affinché questi luoghi possano tornare pienamente a disposizione delle comunità».

Commenta Demetrio Catalini, economo diocesano: «A nome di S.E. Mons. Pennacchio, Arcivescovo di Fermo, esprimo un sentito ringraziamento al Commissario straordinario Castelli per l’impegno profuso a favore del territorio diocesano. Un riconoscimento particolare all’U.S.R. Marche, alla struttura commissariale e a tutti gli enti coinvolti, per aver rilasciato le autorizzazioni necessarie all’avvio dell’importante intervento di recupero della chiesa di San Pietro Apostolo di Amandola. I fondi stanziati dal Commissario testimoniano l’attenzione verso la tutela degli edifici di Culto che sono anche Beni Culturali, la cui identità viene preservata anche grazie alla presenza della comunità delle Benedettine».

Dice il sindaco di Amandola Adolfo Marinangeli: “Continua un lavoro di ricostruzione importante per la comunità religiosa amandolese e per l’intera città in una zona fortemente colpita dal sisma dove quasi tutti gli edifici sono stati dichiarati inagibili. Una chiesa ed un convento molto caro alla città gestito dalle amate Monache Benedettine di clausura che sono , da sempre, una parte importante della nostra comunità religiosa».

«Iniziamo il recupero di un luogo di culto straordinario, un luogo che rappresenta la storia e l’identità di questa comunità. Ringrazio il Commissario straordinario Guido Castelli: abbiamo continuato a puntare con decisione sulla ricostruzione e, con il suo arrivo, il cambio di passo si è visto concretamente, anche con l’avvio di lavori come questi. Mi fa particolarmente piacere, inoltre, che l’intervento sia stato affidato a una ditta del territorio. Ricostruire i nostri piccoli Comuni significa ridare loro vita, recuperando anche quei luoghi sacri che sono parte della nostra tradizione, della nostra identità e delle nostre comunità», dice Andrea Putzu, consigliere regionale della Regione Marche.

Sorridente e piena di speranza la badessa Suor Paola che con le altre sorelle da più di un anno è  rientrata “a casa” nel centro storico di Amandola, dopo i lavori post sisma.  Oltre alla Chiesa di san Pietro ora le suore attendono i lavori che riguardano la foresteria che permetterà loro di recuperare anche spazi per l’ospitalità e la ricettività.

Il focus dell’intervento. Il progetto è finalizzato al miglioramento sismico e alla riduzione delle vulnerabilità della chiesa. Sono previsti il consolidamento delle murature perimetrali, l’inserimento di tiranti e nuovi capichiave, il rinforzo delle volte e la ricostruzione del campanile. La parte superiore della facciata sarà smontata e successivamente rimontata utilizzando mattoni di recupero.Un intervento importante riguarderà anche la copertura: saranno mantenute e revisionate le capriate lignee esistenti, sostituita l’orditura secondaria e inserite nuove capriate metalliche. Per il manto verranno utilizzati coppi di recupero. Saranno inoltre ricostruiti la copertura e il solaio della sala del coro e restaurati gli infissi in legno.

Il progetto comprende anche il rifacimento degli impianti elettrici, di illuminazione, audio e speciali e interventi sull’impianto termico. Accanto alla ricostruzione strutturale, particolare attenzione sarà dedicata al restauro degli elementi lignei, delle tempere e degli stucchi, con operazioni di pulitura, consolidamento e recupero delle parti danneggiate.

La ricostruzione dei luoghi di culto nel Fermano. L’avvio del cantiere si inserisce nel più ampio percorso di ricostruzione del patrimonio religioso dell’Arcidiocesi di Fermo, soggetto attuatore di 81 interventi sugli edifici di culto: 66 inseriti nella programmazione dell’Ordinanza 105/2020 e 15 nell’Ordinanza 132/2022. Complessivamente risultano programmati o concessi oltre 50,2 milioni di euro, dei quali circa 14,8 milioni già trasferiti.

Oltre 409 mila euro per i cimiteri di Offida e San Severino Marche

E’ stato disposto il trasferimento all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche di 409.721,60 euro, quale anticipazione del 20% dei contributi destinati a due interventi sui cimiteri comunali di Offida, in provincia di Ascoli Piceno, e di San Severino Marche, in provincia di Macerata.

Le risorse, previste dall’Ordinanza commissariale n. 137 del 2023, consentiranno di avviare le attività di progettazione delle opere, per un investimento complessivo programmato pari a 2.048.608 euro.

Nel dettaglio, al Comune di Offida vengono trasferiti 360 mila euro, a fronte di un contributo complessivo di 1,8 milioni di euro, per l’intervento di riparazione, restauro e risanamento conservativo con miglioramento sismico della cinta muraria del civico cimitero, comprese le cappelline, i diversi manufatti e i percorsi pedonali.

Per il cimitero di Cesolo, nel Comune di San Severino Marche, sono invece destinati 49.721,60 euro, corrispondenti al 20% dell’importo complessivo programmato di 248.608 euro, per la riparazione dei danni al complesso cimiteriale e alla cappella.

«Con questo trasferimento – dichiara il commissario straordinario Guido Castelli – mettiamo i Comuni nelle condizioni di procedere con la progettazione di due interventi importanti per le rispettive comunità. I cimiteri sono luoghi della memoria e dell’identità collettiva e devono essere recuperati garantendo sicurezza, accessibilità e piena tutela del patrimonio architettonico. Continuiamo ad accompagnare gli enti locali in ogni fase, trasformando le risorse programmate in progetti e, successivamente, in cantieri. Ringrazio il presidente della Regione Francesco Acquaroli, i sindaci e l’ufficio ricostruzione per la loro collaborazione».