Castelli ad Assisi per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, Patrono d’Italia: “Un figlio dell’Appennino, sulle sue orme continua il cammino della rinascita”

 

Il Commissario straordinario alla Riparazione e Ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli, parteciperà domani, 4 ottobre, ad Assisi alle celebrazioni per la Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia. Un appuntamento che quest’anno assume un significato ancora più profondo, nel segno dell’ottavo centenario della morte del Santo e del ritorno, per la prima volta, del 4 ottobre nel calendario delle festività nazionali. Un riconoscimento voluto dal Governo guidato da Giorgia Meloni, anche a seguito dell’appello promosso da Davide Rondoni, poeta e presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco.

L’appuntamento di Assisi, al quale parteciperà anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rappresenta dunque un momento solenne per l’intero Paese, capace di rafforzare il legame tra comunità, identità e patrimonio e di rilanciare nel mondo la missione culturale e spirituale dell’Italia.

«San Francesco è figlio di questo Appennino e la sua storia appartiene profondamente anche ai territori del cratere – dichiara il Commissario Castelli –. Il suo cammino ha attraversato borghi, montagne e comunità dell’Italia centrale lasciando un’eredità che, a ottocento anni dalla sua morte, continua a parlare di fraternità, cura del creato, pace e attenzione verso i più fragili. Per questo l’appuntamento di Assisi coinvolge tutto l’Appennino centrale».

Un legame che trova una traduzione concreta anche nelle azioni della ricostruzione post sisma 2016. Con l’Ordinanza commissariale 128/2022 è stato infatti avviato un programma che mette insieme recupero del patrimonio francescano e religioso, valorizzazione dei territori e sviluppo del turismo lento.

«Accompagniamo la ricostruzione materiale con un progetto di valorizzazione dell’identità profonda di questi luoghi, legati alla presenza e alla cultura francescana e, nello stesso tempo, rimetterli in connessione attraverso cammini, ciclovie e servizi. Sulle orme di Francesco continua così un cammino che può diventare anche una straordinaria occasione di sviluppo economico e turistico per i territori e le comunità dell’Appennino».

Il programma dedicato agli edifici di culto comprende oggi 19 interventi per un valore complessivo di 33.643.100,28 euro, dei quali 14.432.560,23 euro già trasferiti, concentrati tra Umbria e Marche.

In Umbria sono previsti 12 interventi per quasi 22 milioni di euro. Ad Assisi sono conclusi i lavori alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, per un importo rimodulato di 8.796.410 euro, mentre sono in corso quelli sulle Mura esterne del Sacro Convento, per 1,5 milioni. In questo sito è già stato ricostruito il refettorio, in un’ala del plesso. Sempre ad Assisi, per la Chiesa Nuova, finanziata con 700 mila euro, è stato affidato l’incarico di progettazione. Al programma si aggiunge il Sacro Tugurio di Rivotorto, con un importo rimodulato di 1.591.790,28 euro.

Sono in corso anche i lavori alla Chiesa di San Francesco al Monte di Monteripido, a Perugia, per 1,2 milioni, e alla Chiesa di Santa Maria in Montesanto, a Todi, dove 500 mila euro dell’intervento complessivo sono finanziati attraverso l’Ordinanza 128. Procedono inoltre le fasi progettuali per San Fortunato a Montefalco, Sant’Angelo in Pantanelli a Baschi e la SS. Annunziata a Gualdo Tadino. Completano il quadro gli interventi previsti a Orvieto, per la Chiesa di San Francesco per un importo di 2,2 milioni. In attesa dell’avvio degli interventi anche la Chiesa di San Pietro a Gubbio per poco più di 2 milioni  e la Chiesa di San Girolamo a Spello per 1,78 milioni.

Nelle Marche sono programmati 7 interventi per quasi 12 milioni di euro. I lavori sono in corso alla Basilica di Santa Maria di Plestia a Serravalle di Chienti, al confine con l’Umbria, finanziata per 2,75 milioni. Gli altri interventi riguardano le chiese di San Germano e della Madonna della Speranza a Camerano, San Raffaele Arcangelo a San Severino Marche, San Marco alle Paludi a Fermo, il Santissimo Crocifisso a Tolentino, per 2,9 milioni, e San Francesco a Cingoli, per 4 milioni.

Accanto alla ricostruzione dei luoghi di culto c’è il programma da 47 milioni di euro per il turismo lento, esteso al cratere delle quattro regioni, con l’obiettivo di fare del patrimonio storico, religioso e paesaggistico una leva di rinascita delle aree interne.

Tra gli itinerari che attraversano e uniscono questi territori ci sono la Via di Francesco, che conduce ad Assisi attraversando alcuni dei luoghi nei quali il Santo visse e predicò; il Cammino dei Cappuccini, che percorre la dorsale interna delle Marche collegando Fossombrone ad Ascoli Piceno e attraversando eremi, conventi e borghi; e il Cammino Francescano della Marca, che unisce Assisi e Ascoli Piceno ripercorrendo una delle vie utilizzate da Francesco nelle sue predicazioni nelle Marche meridionali.

«Il cammino di Francesco – conclude Castelli – continua oggi attraverso le comunità che custodiscono questi luoghi. Ricostruire significa anche consentire alle persone di restare, restituire vita ai borghi e trasformare un patrimonio straordinario in opportunità per le nuove generazioni. La spiritualità, la cultura, la natura e il turismo lento possono diventare parte integrante della nuova economia dell’Appennino».

La celebrazione di domani assume infine un significato particolare anche per la storia della ricostruzione italiana. La Basilica di San Francesco ad Assisi porta ancora con sé la memoria del terremoto del 26 settembre 1997, quando il crollo di parte della volta della Basilica superiore provocò la morte di quattro persone. Il grande intervento di recupero che seguì rappresenta ancora oggi un riferimento nella tutela del patrimonio culturale colpito dai terremoti.

«Assisi ci ricorda che dopo una ferita enorme è possibile ricostruire e mettere in sicurezza un patrimonio che appartiene al mondo intero. Quell’esperienza rappresenta per noi un insegnamento e, allo stesso tempo, una responsabilità: fare bene la ricostruzione del sisma 2016 affinché i nostri borghi, le nostre chiese e il nostro patrimonio possano attraversare il tempo ed essere consegnati alle generazioni che verranno».