Appalti e ricostruzione post-emergenza, al via il corso promosso dal Polo Formativo Territoriale SNA Abruzzo

Rafforzare le competenze giuridiche, tecniche e operative necessarie per gestire gli appalti pubblici nei contesti di ricostruzione post-emergenza. È questo l’obiettivo del corso promosso dal Polo Formativo Territoriale SNA dell’Abruzzo “Contratti pubblici e ricostruzione post-emergenza: aspetti giuridici, tecnici ed applicativi”, in programma a L’Aquila dal 7 al 10 luglio.

Il percorso si configura come corso di formazione di livello avanzato L1 utile per la qualificazione delle stazioni appaltanti per l’esecuzione dei contratti in materia di lavori e rappresenta un’importante occasione di aggiornamento e approfondimento sulle procedure di affidamento e sull’esecuzione dei contratti d’appalto di lavori, con particolare riferimento ai contesti di ricostruzione e recupero di infrastrutture e strutture danneggiate da eventi sismici.

L’iniziativa mira a fornire strumenti giuridici, tecnici e applicativi per affrontare i casi concreti di maggiore complessità, secondo un approccio orientato al problem solving e al rafforzamento delle competenze professionali necessarie per operare anche in contesti di gestione commissariale.

Articolato in quattro giornate in aula, per un totale di 22 ore di formazione, il programma approfondirà le principali fasi dell’appalto di lavori: dalla scelta del contraente all’esecuzione del contratto, fino alla gestione delle criticità, alla contabilità dei lavori e alla corretta esecuzione del contratto.

La formazione è rivolta a dirigenti e funzionari delle Regioni e dei Comuni, dei Provveditorati alle Opere Pubbliche, degli Uffici speciali per la ricostruzione e delle strutture commissariali provenienti da tutto il territorio nazionale, nonché al personale tecnico e amministrativo degli uffici edilizia e gare delle Università abruzzesi.

 

Le attività si svolgeranno presso il Polo Formativo Territoriale SNA dell’Abruzzo, nella sede dell’Università sita a Palazzo Camponeschi, Piazza Santa Margherita 2, L’Aquila.

La partecipazione al corso è gratuita, mentre restano a carico delle amministrazioni di appartenenza le spese di missione relative a viaggio, vitto ed eventuale alloggio dei partecipanti.

Consulta il programma

Le candidature possono essere presentate entro il 25 giugno 2026, previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza.

Qui il form di iscrizione

Docenti

Prof. Alberto Zito – Professore ordinario, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, SNA
Prof. Walter Giulietti – Professore ordinario, Università degli Studi dell’Aquila
Prof. Federico Caporale – Professore associato, Università degli Studi dell’Aquila, SNA
Ing. Pier Luigi Gianforte – Esperto in appalti pubblici, contenzioso tecnico-amministrativo e project management, SNA
Prof.ssa Loredana Giani – Professoressa ordinaria, Università Europea di Roma
Dott. Enrico Bianchi – Esperto, Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere
Ing. Emanuela Ferrini – Esperta, Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere

Ricostruzione: su Rai1 i “Cammini della rinascita”

La rinascita dell’Appennino centrale passa anche attraverso la riscoperta dei suoi borghi, dei suoi paesaggi e della rete di cammini che attraversa i territori colpiti dal terremoto del 2016. Da sabato 13 giugno, alle ore 12.30 su Rai1, la nuova edizione di “Linea Verde Sentieri”, condotta da Lino Zani e Giulia Capocchi, dedicherà le prime quattro puntate ai “Cammini della Rinascita”, un viaggio tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio per raccontare le comunità, i progetti e le esperienze di rilancio nate nei territori del cratere. Nove itinerari attraverseranno borghi, montagne, luoghi della spiritualità e centri duramente colpiti dal sisma, mostrando un Appennino che, insieme alla ricostruzione materiale, sta recuperando identità, capacità attrattiva e nuove prospettive di sviluppo. Progetto realizzato dalla collaborazione del Commissario alla ricostruzione e riparazione sisma 2016 insieme alla Rai. Il programma partirà dal Cammino Francescano della Marca e dalla Via Lauretana, per proseguire lungo il Cammino dei Cappuccini e la Via di Francesco. Le telecamere raggiungeranno poi l’Abruzzo attraverso il Cammino Naturale dei Parchi e il Cammino dei Monti e dei Santi, fino al Cammino nelle Terre Mutate, al Cammino di San Benedetto e al Cammino di San Giuseppe «Queste puntate raccontano con grande efficacia l’idea che guida il nostro lavoro: la ricostruzione non coincide soltanto con la riparazione degli edifici danneggiati, ma deve creare un clima favorevole al ritorno delle persone, alla nascita di nuove attività e al ripopolamento dell’Appennino centrale, mostrando le meraviglie di questo territorio. Lo sviluppo del turismo ‘lento’ è uno degli strumenti più rilevanti per la riparazione economica e sociale del cratere sisma. Questi territori hanno una antichissima vocazione verso i cammini e, in particolare, quelli a carattere religioso», dichiara il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli.

Il Cammino Francescano della Marca e la Via Lauretana, due fra i più suggestivi itinerari storici e spirituali dell’Italia centrale, saranno protagonisti della prima puntata in onda su Rai1, sabato 13 giugno alle 12,30, all’interno del programma “Linea Verde Sentieri”. Sono fili che ricuciono territori e comunità, uniscono passato e futuro e mostrano come, anche nei luoghi segnati dalle difficoltà, sia sempre possibile rimettersi in viaggio. Il Cammino Francescano della Marca collega Assisi ad Ascoli Piceno attraverso un percorso di circa 167 chilometri. Seguendo idealmente le tracce del viaggio compiuto da San Francesco verso le Marche meridionali, il cammino attraversa borghi, aree montane e luoghi di grande valore naturalistico e culturale, fino a raggiungere la città di Sant’Emidio. La Via Lauretana è il cammino mariano più antico del mondo, che unisce Roma al Santuario della Santa Casa, passando attraverso Lazio, Umbria e Marche. L’itinerario, lungo circa 150 chilometri, attraversa località come Colfiorito, Pieve Torina, Belforte del Chienti, Tolentino, Loreto, offrendo al viaggiatore un’esperienza che unisce pellegrinaggio, conoscenza del territorio e turismo lento. “La collaborazione con il Commissario Guido Castelli e con la Struttura commissariale ha consentito alla Rai di costruire un racconto autentico e profondo dei territori colpiti dal sisma. Con “Linea Verde Sentieri” e il progetto dedicato ai Cammini della Rinascita vogliamo mostrare al grande pubblico non soltanto la bellezza dell’Appennino centrale, ma soprattutto la forza delle comunità che hanno saputo reagire, ricostruire e guardare avanti” dichiara Angelo Mellone, Direttore Day Time RAI.

Tolentino, la Concattedrale di San Catervo riaprirà nell’autunno 2026

Sarà concluso nell’autunno del 2026 il cantiere della Concattedrale di San Catervo, Duomo e luogo simbolo della storia religiosa e civile di Tolentino. Questa mattina il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli ha effettuato un sopralluogo per verificare lo stato di avanzamento dei lavori, giunti all’80% portati avanti dalla ditta Fratelli Navarra srl.

L’opera, del valore complessivo di 3,2 milioni di euro, è attuata dalla Diocesi di Macerata e diretta dall’architetto Alessandro Nardi. I lavori riguardano la riparazione dei danni strutturali causati dal sisma del Centro Italia del 2016 e la messa in sicurezza degli apparati decorativi, con l’obiettivo di restituire alla comunità uno dei luoghi più identitari del territorio.

“Restituire San Catervo significa tutelare le origini della nostra terra e della nostra civiltà. L’Appennino centrale è stato culla di fede, cultura, arte e spirito di innovazione e oggi siamo qui a testimoniare la risolutezza di un territorio che non si è arreso nemmeno di fronte al terremoto. Ringrazio il presidente della Regione Francesco Acquaroli, con cui abbiamo condiviso scelte importanti in questo percorso, il vescovo Nazzareno Marconi, che interpreta con grande sensibilità e responsabilità la ricostruzione sia materiale che sociale della sua Diocesi, e il sindaco Mauro Sclavi. Prendiamo atto dei passi avanti di una ricostruzione che finalmente si è sbloccata e dei cantieri che stanno progressivamente giungendo a conclusione. Restituire questi luoghi significa restituire alle comunità la loro storia, la loro identità e la loro memoria”, ha dichiarato il Commissario Straordinario Guido Castelli.

“Siamo vicinissimi all’80% del completamento dei lavori. Un ringraziamento sentito a tutti i tecnici e la Struttura Commissariale, che stanno permettendo alla comunità di Tolentino di riappropriarsi di luogo fondamentale e inestimabile” sottolinea  Mons. Nazzareno Marconi Vescovo di Macerata.

“Siamo quasi in dirittura di arrivo dei lavori. Per noi è fondamentale riavere questo presidio sociale e religioso, lo è per tutta la comunità di Tolentino. Ringrazio inoltre la Struttura Commissariale e la diocesi che hanno permesso di riportare questo luogo meraviglioso agli antichi splendori” aggiunge il Sottosegretario alla presidenza della Giunta Regionale Silvia Luconi.

 

“Ringrazio la struttura commissariale, sua Eccellenza il Vescovo e tutte le maestranze che hanno lavorato per far sì che i cittadini si riapproprino del loro Santo, San Catervo. Una chiesa meravigliosa, io stesso mi sono sposato qui, e rivederla quasi ultimata mi riempie di gioia. Un ringraziamento particolare al Commissario Castelli che ha consentito, attraverso l’opera di   restauro e ricostruzione, la rivitalizzazione di questi territori” dichiara Mauro Sclavi, Sindaco di Tolentino.

Dopo la riapertura del Palazzo Arcivescovile di Camerino e della Basilica di San Benedetto a Norcia, e altre decine di chiese restituite alle comunità il completamento del cantiere di San Catervo rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di recupero del patrimonio culturale e religioso dell’Appennino centrale colpito dal sisma.

Una storia di ricostruzioni. L’attuale chiesa di San Catervo è in realtà la terza fabbrica eretta sul medesimo luogo nel corso dei secoli. Il primo sacello dedicato al Santo Martire del IV secolo, primo evangelizzatore di queste terre, fu voluto dalla moglie di lui, Settimia Severina, per raccoglierne le spoglie mortali, che riposano tuttora nel sarcofago monumentale insieme a quelle del figlio Basso. Qui nel IX secolo i monaci di San Benedetto fondarono un’abbazia, al cui interno fu inglobato l’edificio preesistente. Dopo il 1256 i religiosi riedificarono la chiesa, in stile gotico. Questa nel 1490 passò in commenda al nobile locale Giovanni Battista Rutiloni che nel 1507 la cedette in dono a Giulio II; il Papa, allora, vi fece insediare i Canonici Lateranensi che ne mantennero la proprietà fino alle soppressioni napoleoniche. Per volere di S. Vincenzo Maria Strambi, vescovo di Macerata e Tolentino, il tempio fu ricostruito nelle forme attuali a partire dal 1822, per essere canonicamente eretto a concattedrale. A seguito del decreto del Dicastero per i Vescovi del 5 giugno 2022, che ha eretto la collegiata di San Giovanni di Macerata a unica cattedrale della diocesi unita, San Catervo ha contestualmente assunto la denominazione di duomo, vale a dire chiesa più importante della città, nella quale sono sedimentate le sue memorie storiche e spirituali, costituenti il patrimonio culturale della comunità, religiosa e civile.

Tappa del cammino lauretano. La Concattedrale di San Catervo rappresenta inoltre una tappa significativa del Cammino Lauretano, il più antico cammino mariano del mondo, che collega Assisi a Loreto attraversando i territori dell’Appennino centrale. Il Duomo di Tolentino si trova lungo il percorso tra Belforte del Chienti e Macerata, un itinerario sempre più frequentato da pellegrini e camminatori provenienti dall’Italia e dall’estero. La valorizzazione dei cammini religiosi e culturali costituisce uno degli elementi strategici del rilancio delle aree interne colpite dal sisma: percorsi capaci di coniugare spiritualità, turismo lento, sviluppo economico e riscoperta dell’identità dei territori. Restituire luoghi simbolo come San Catervo significa rafforzare una rete di accoglienza e di patrimonio culturale che rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro dell’Appennino centrale.

Il primo acquedotto antisismico d’Europa arriva a Roma: CIIP S.p.A. presenta l’Anello dei Sibillini

Il modello antisismico delle Marche: CIIP S.p.A. porta a Roma l’esperienza dell’Anello Acquedottistico dei Sibillini, il primo acquedotto antisismico d’Europa. È questo il tema al centro del convegno internazionale “A Prova di Terremoto”, promosso da CIIP S.p.A. in collaborazione con il Comitato Italiano One Water, il BIM Tronto, la Fondazione Earth and Water Agenda (EWA) e il Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016, che si è tenuto oggi a Roma, presso Palazzo Wedekind. Resilienza infrastrutturale, innovazione tecnologica e sicurezza idrica per affrontare le sfide del cambiamento climatico e dei rischi naturali: al centro dell’evento c’è l’esperienza dell’Anello Acquedottistico antisismico dei Sibillini, un’infrastruttura unica nel panorama europeo, considerata oggi un modello di riferimento per lo sviluppo delle reti idriche resilienti. L’opera riprogetta la rete idrica delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata interconnettendo i sistemi acquedottistici, e prevedendo nuove immissioni con diverse forme di captazione, profonda, superficiale e da bacini artificiali monouso. L’intervento rappresenta anche una risposta strutturale alla crisi idrica che da oltre quindici anni interessa il territorio, aggravata dagli eventi sismici del 2016. L’iniziativa ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni nazionali e internazionali e dei principali organismi del settore.

Tra gli ospiti e i relatori figurano Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare; Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste; Guido Castelli, Commissario Straordinario del Governo per la Ricostruzione Sisma 2016; Nasser Kamel, Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo; Stavros Papastavrou, Ministro dell’Ambiente e dell’Energia della Grecia. «Si tratta di un’opera infrastrutturale importante dal punto di vista della funzionalità, perché è evidente che ci troviamo in una fase della storia in cui l’acqua assume un ruolo sempre più rilevante come risorsa strategica per molteplici utilizzi, tra i quali, naturalmente, quello agricolo. – spiega il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – È inoltre un’opera d’avanguardia, perché mette nelle condizioni di immaginare modelli applicativi in grado di rispondere a criticità esistenti, come quelle legate agli eventi sismici. Riuscire a garantire la funzionalità delle infrastrutture anche in presenza di eventi calamitosi rappresenta un elemento fondamentale, che consente di offrire maggiori garanzie ai territori, all’economia e ai cittadini». «Infrastrutture come quella presentata oggi sono motivo di orgoglio per l’ingegneria italiana, perché testimoniano la capacità del Paese di affrontare sfide complesse legate alla sicurezza idrica e idraulica. – commenta il Ministro per la Protezione Civile per le Politiche del Mare, Nello Musumeci – Abbiamo il dovere di pensare alle comunità locali e alla popolazione: il rischio zero non esiste, ma possiamo ridurre l’esposizione delle persone e dei beni al rischio sismico, in un’Italia in cui circa il 60% del territorio deve fare i conti con la sismicità. Innovazione, digitalizzazione e tecnologie sofisticate sono strumenti fondamentali, ma altrettanto importante è la partecipazione consapevole dei cittadini». «L’Anello Acquedottistico antisismico dei Sibillini rappresenta una delle opere più innovative e strategiche nate nel quadro della ricostruzione e della messa in sicurezza dell’Appennino centrale. Portare questa esperienza a Roma, in un convegno internazionale dedicato alla resilienza infrastrutturale e alla sicurezza idrica, significa valorizzare un modello che dalle Marche può parlare all’Italia e all’Europa» – afferma il Commissario Straordinario del Governo per la Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli – Dopo il sisma del 2016 abbiamo compreso con ancora maggiore forza quanto sia necessario investire non solo nella riparazione dei danni, ma nella prevenzione, nella qualità delle infrastrutture e nella capacità dei territori di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici e dei rischi naturali».

«Entriamo in una fase decisiva – spiega il presidente di CIIP S.p.A. Marco Perosa – L’Anello dei Sibillini rappresenta un’opera strategica che rafforza la sicurezza del sistema e consente una gestione delle risorse idriche più equilibrata, efficiente e resiliente. È il risultato di una visione di lungo periodo che oggi prende forma concreta. L’acqua è una risorsa che va governata attraverso la conoscenza, i dati e la programmazione: solo così si può superare la logica dell’emergenza generando un servizio moderno, affidabile e capace di affrontare le sfide future. Con questo evento vogliamo condividere un’esperienza che può diventare un punto di riferimento nazionale ed europeo per la tutela delle comunità e per una gestione sostenibile della risorsa idrica». L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, mondo accademico, gestori del servizio idrico e stakeholder nazionali e internazionali sul tema della sicurezza delle infrastrutture strategiche, della gestione intelligente delle risorse idriche e delle nuove sfide poste dal cambiamento climatico e dai rischi naturali. «Come BIM Tronto siamo costantemente attenti alle esigenze del territorio e delle comunità che lo abitano. Crediamo che investire in infrastrutture strategiche significhi generare benessere, qualità della vita e nuove opportunità di sviluppo. L’acqua rappresenta un bene essenziale e il confronto promosso da CIIP offre un’importante occasione per riflettere sul futuro dei nostri territori e sulla capacità di costruire comunità sempre più resilienti e sostenibili.» – le parole di Luigi Contisciani, presidente di BIM Tronto. Dopo i saluti istituzionali, il programma dei lavori ha previsto una prima sessione dedicata a “Dal rischio alla sicurezza”, con la presentazione dell’Acquedotto Antisismico dalle sorgenti del Pescara e di Capodacqua del Tronto a cura dell’Ing. Massimo Tonelli e dell’Ing. Carlo Ianni. È seguito un focus su “Il progetto del sistema acquedottistico antisismico del Peschiera per Roma”. Lo sguardo si è quindi allargato allo scenario internazionale con “Gli acquedotti antisismici nel mondo”, prima di affrontare, con la seconda sessione di lavori, il tema “Water Intelligence: l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione nel monitoraggio e nella gestione dell’acqua per tutti gli utilizzi”. Nel corso della manifestazione è stato inoltre presentato ufficialmente il Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma a Roma, presso La Nuvola, dal 29 settembre al 2 ottobre 2026.

Ricostruzione, la piattaforma Ge.di.si. diventa modello nazionale

Dall’esperienza della ricostruzione del Centro Italia nasce il modello digitale destinato a supportare tutte le future ricostruzioni nazionali. GE.DI.SI. (Gestione Digitale Sisma), la piattaforma sviluppata dalla Struttura Commissariale sisma 2016 per la gestione delle procedure ricostruttive, sarà infatti riutilizzata e implementata come sistema di riferimento per il monitoraggio e la gestione degli interventi conseguenti alle calamità che interesseranno il territorio nazionale.

Un risultato reso possibile dal Protocollo d’intesa sottoscritto oggi a Palazzo Chigi, alla presenza del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, dal Commissario Straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli, e dal Capo del Dipartimento Casa Italia, Luigi Ferrara.

Attivata nel gennaio 2023 dalla Struttura Commissariale sisma 2016, GE.DI.SI. ha rappresentando una delle più significative innovazioni digitali sviluppate nell’ambito della ricostruzione del Centro Italia. La piattaforma costituisce uno degli strumenti più avanzati del cosiddetto “Modello Appennino centrale”, fondato su semplificazione amministrativa, digitalizzazione, interoperabilità dei dati e gestione innovativa dei processi.

GE.DI.SI. consente ai professionisti tecnici di presentare le istanze di contributo e tutta la documentazione necessaria, ai cittadini e alle imprese di seguire l’iter delle proprie pratiche e alle amministrazioni competenti di monitorare e gestire ogni fase della ricostruzione. Attraverso un unico ambiente digitale vengono gestite le procedure relative alla ricostruzione privata, alla ricostruzione pubblica e agli interventi sugli edifici di culto, garantendo un sistema integrato di controllo, verifica e monitoraggio dell’avanzamento degli interventi.

Tra le principali funzionalità della piattaforma figurano la completa digitalizzazione delle procedure, l’interoperabilità tra banche dati, i controlli automatici, il monitoraggio in tempo reale dello stato delle pratiche e l’integrazione con sistemi strategici quali l’Anagrafe antimafia, l’elenco dei professionisti abilitati, la banca dati dei contratti e i fascicoli delle pratiche edilizie.

L’intesa sottoscritta oggi prevede inoltre l’avvio di un tavolo di lavoro congiunto tra la Struttura Commissariale e il Dipartimento Casa Italia finalizzato all’ulteriore evoluzione della piattaforma, con l’obiettivo di ottimizzarne le funzionalità per il monitoraggio e la gestione di più eventi calamitosi contemporaneamente.

 

L’estensione di GE.DI.SI. a livello nazionale trova il proprio fondamento dalla Legge n. 40 sulla ricostruzione post-calamità. Un principio che valorizza le migliori esperienze maturate sul campo, evitando la duplicazione di strumenti e investimenti e mettendo a disposizione dell’intero Paese soluzioni già collaudate ed efficaci.

L’esperienza maturata nella ricostruzione del Centro Italia dopo il sisma del 2016 si conferma così un modello di riferimento per le future ricostruzioni nazionali. Un patrimonio di competenze, innovazioni e buone pratiche che, grazie a GE.DI.SI., diventa oggi una risorsa stabile e condivisa al servizio delle comunità colpite da calamità, contribuendo a rendere più rapide, trasparenti ed efficienti le procedure di ricostruzione.

Il Ministro Nello Musumeci: “Il Ministro Nello Musumeci: “Con questa iniziativa compiamo un passo importante verso la costruzione di un sistema nazionale sempre più moderno, efficiente e trasparente per la gestione delle ricostruzioni post calamità. GE.DI.SI. rappresenta una delle esperienze più innovative sviluppate nell’ambito del sisma del Centro Italia. Estendere questa piattaforma a tutte le ricostruzioni presenti e future significa valorizzare su scala nazionale un modello che ha già dato risultati concreti, assicurando maggiore interoperabilità dei dati, monitoraggio costante degli interventi e piena tracciabilità delle risorse pubbliche. È questa la strada che il Governo intende perseguire: trasformare le buone pratiche in strumenti permanenti al servizio dei cittadini, dei professionisti e delle amministrazioni chiamate ad affrontare le sfide della ricostruzione.”

 

Il Commissario Straordinario Guido Castelli: “Ringrazio il Ministro Musumeci e il Capo Dipartimento Luigi Ferrara per aver sostenuto e creduto in questa iniziativa strategica. Attraverso questo protocollo mettiamo a disposizione dell’intero Paese uno strumento innovativo nato dall’esperienza della ricostruzione post-sisma 2016, capace di semplificare e velocizzare i complessi processi post-sisma attraverso digitalizzazione, interoperabilità e controlli più efficaci. Ancora una volta il Laboratorio Appennino centrale si conferma un modello utile per tutto il Paese. In questi anni abbiamo costruito strumenti concreti che uniscono innovazione tecnologica, semplificazione amministrativa e legalità, mettendo al centro cittadini, professionisti ed enti locali. GE.DI.SI. dimostra come una buona pratica sviluppata nei territori colpiti dal terremoto possa diventare un patrimonio nazionale. Il lavoro con Casa Italia proseguirà anche nella realizzazione di un cruscotto nazionale per il monitoraggio delle ricostruzioni post-calamità, così da rafforzare la capacità di prevenzione, coordinamento e risposta dello Stato di fronte alle emergenze”.

 

  

Roccafluvione, approvato il progetto per la sistemazione della strada Fonte dei Pioppi

Dall’Ufficio Speciale ricostruzione arriva il via libera al progetto esecutivo per la sistemazione della strada “Fonte dei Pioppi” nel comune di Roccafluvione (Ap), intervento inserito nel programma di ricostruzione pubblica post-sisma disciplinato dall’ordinanza commissariale 137 del 2023.

Il decreto autorizza e concede un finanziamento complessivo di 208.000 euro, interamente destinato al ripristino della sede stradale e delle ripe laterali lungo l’arteria comunale. L’opera punta a restituire piena sicurezza e funzionalità a un tratto viario che ha subito danni a causa degli eventi sismici del 2016/2017.

 

«Con questo intervento si compie un ulteriore passo avanti nel percorso di ripristino della viabilità nelle aree del cratere, con particolare attenzione alle infrastrutture locali strategiche per la mobilità e la sicurezza dei residenti – conferma il commissario straordinario Guido Castelli -. Restiamo sul pezzo continuando a lavorare alacremente affinché nessuno, anche la più piccola frazione, resti indietro. Ringrazio per questo il contributo quotidiano dei Comuni, dell’Usr e della Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli».

 

Nel dettaglio, il progetto prevede una serie di interventi strutturali sulla carreggiata, tra cui la fresatura e il rifacimento della pavimentazione, la sistemazione del sottofondo stradale e il ripristino dei tratti ammalorati. Sono inoltre programmati lavori per la regimazione delle acque, la realizzazione di tombini, e l’installazione di barriere di sicurezza nei punti più critici, in particolare lungo il tratto che costeggia il torrente Noscia.

Ambiente, energia, aree interne: il modello Appennino centrale. Castelli: “Il pragmatismo contro l’ideologia ambientalista”

Più ambiente e meno pensiero unico ambientalista; più attenzione alle caratteristiche dei Paesi e meno ideologia: “Ambiente, energia, sviluppo e coesione sono quattro fattori che devono muoversi in sincrono e con un approccio pragmatico, per contrastare lo spopolamento e dare un futuro possibile alle aree interne dell’Italia e dell’Europa”. È questo il cuore del messaggio condiviso dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli in collaborazione con l’Ufficio studi  Fdi del Senato, in occasione del convegno “Ambiente ed Energia. Ambiente, energia e aree interne: sicurezza nazionale, sviluppo territoriale e innovazione per il futuro dell’Italia”, svoltosi nella Sala Koch di Palazzo Madama. All’appuntamento hanno partecipato, tra gli altri, Tommaso Foti, ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, Claudio Barbaro, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, i Capogruppo di Fdi al Senato e alla Camera, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, il Co-Presidente del Gruppo ECR, Nicola Procaccini, il questore della Camera dei deputati Paolo Trancassini, il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Mauro Rotelli e l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Daniela Gentile, con la moderazione di Fabio Dragoni, giornalista de “La Verità”.

Castelli non ha mancato di sottolineare una coincidenza temporale: “Il 9 giugno si è chiusa la consultazione pubblica sul ‘Piano Nazionale di Ripristino della Natura’; un programma che, in ossequio ai principi del Green deal, parte dal presupposto ideologico secondo cui l’uomo e tutte le attività umane sono nemiche della natura e dell’ambiente. Esattamente il contrario di tutto quello che è emerso durante la mia personale esperienza di Commissario alla ricostruzione e riparazione del Centro Italia, dopo il sisma del 2016: sono lo spopolamento e l’abbandono dei territori la causa di tanta parte delle criticità ambientali che affliggono il nostro territorio”.

Dal “Green Deal” dovremmo passare al “Tricolore Deal” ha aggiunto il Commissario Castelli, rivendicando tutta la specificità e le caratteristiche dei Paesi che compongono l’Unione europea: “L’Italia sta cambiando l’Europa – ha aggiunto Castelli – a partire dalle questioni ambientali ed energetiche; innanzitutto, abbiamo introdotto il concetto della neutralità tecnologica, per cui l’Ue pone gli obiettivi senza vincolarsi a procedure o tecnologie definite centralmente a Bruxelles”.

 

L’esperienza condotta in questi anni nella ricostruzione dell’Appennino centrale sta generando una nuova consapevolezza: “Le politiche ambientaliste, anzi il catechismo ambientalismo in voga fino a pochi anni fa al vertice dell’Ue stanno rischiando di minacciare quella preziosa biodiversità che è la ricchezza del nostro Paese, e che solo il presidio umano nel territorio è in condizione di proteggere. Il bosco selvaggio non è una buona cosa per l’ambiente, se non è curato dall’uomo, quindi tagliato quando serve, messo a regime, anche per sfruttare la filiera del legno. In Italia le superfici boscate sono arrivate a 12 milioni di ettari (erano 6 negli anni ’70) e i territori montani non più presidiati dall’uomo e portano con sé rischi geologici, idrici e ambientali”.

Nel corso dell’evento, promosso dal Gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia su iniziativa dello stesso Castelli, il Commissario ha illustrato l’esperienza maturata nei territori colpiti dal terremoto del 2016, indicandola come una concreta applicazione della strategia europea “Right to Stay – Your Region, Your Future”, promossa dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto.

“Il diritto a restare non è uno slogan ma una responsabilità istituzionale – ha dichiarato Castelli –. Significa creare le condizioni affinché vivere nelle aree interne sia una scelta possibile e competitiva. Per farlo occorrono servizi, infrastrutture, lavoro, innovazione, sicurezza ambientale ed energia accessibile e sostenibile. È la sfida più importante che abbiamo davanti per il futuro delle aree interne italiane. Significa garantire a chi vive nell’Appennino centrale le stesse opportunità di chi risiede nelle grandi aree urbane. L’esperienza maturata nella ricostruzione del sisma 2016 – aggiunge – dimostra che è possibile trasformare una tragedia in un’occasione di rinascita. Abbiamo scelto di non limitarci a riparare i danni provocati dal terremoto, ma di costruire un modello di sviluppo capace di affrontare insieme la crisi sismica, quella climatica e quella demografica. Ambiente ed energia rappresentano due pilastri fondamentali di questa strategia. La transizione ecologica può diventare un fattore di crescita per i territori fragili soltanto se genera valore, occupazione e nuove opportunità per le comunità locali: anche un’impresa economica è una attività di cura dell’ambiente”.

Sul fronte squisitamente energetico nel territorio dell’Appennino Centrale il tema energetico non può essere trattata solo come produzione di kilowatt, ma come leva di autonomia, coesione e permanenza: l’efficientamento degli edifici danneggiati dal sisma produrrà risparmi per la produzione di energia che vanno dai 180,9 ai 360 milioni di euro l’anno.

“Le Comunità energetiche rinnovabili sono solo un ambito del programma NextAppennino attraverso cui la Struttura Commissariale sta traducendo questa visione in politiche operative – ha concluso Castelli – sul territorio delle quattro regioni dell’Appennino centrale (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) operano 421 impianti idroelettrici. Si potrebbero dotare gli impianti idroelettrici dell’Appennino centrale di sistemi di ripompaggio che li trasforma in un grande sistema di accumulo energetico gravitazionale: quando c’è energia elettrica in eccesso, come per esempio quando la produzione da eolico e solare è in eccesso, la usano per pompare acqua verso un bacino più alto; quando serve energia, lascia scendere l’acqua e la riconverte in elettricità. In pratica, l’energia viene “immagazzinata” sotto forma di energia potenziale dell’acqua in quota. Questa reversibilità è il punto chiave: gli impianti, in questo modo, non sono solo generatori, ma anche accumulatori”.

 

L’obiettivo è sempre implementare mix energetico senza pregiudizi ideologici. Come ha detto Francesco Filini, responsabile di FdI per l’ufficio studi e sul tema energetico: “Sul tema dell’energia Fratelli d’Italia e il governo Meloni restano coerenti con il programma presentato nel 2022, dove con chiarezza c’è scritto che l’Italia avrebbe fatto di tutto per implementare il mix energetico. A differenza della sinistra, non guardiamo al tema con piglio ideologico, a noi interessano i risultati, restituire una Nazione che sia sovrana dal punto di vista dell’energia. Dobbiamo superare i tabù sul nucleare. Con la legge delega sul nucleare abbiamo fatto una precisa scelta strategica, di responsabilità che guarda al futuro con coerenza, al di là della convenienza elettorale, agendo nell’unico interesse dei cittadini italiani”.

 

Consegnati i lavori per la scuola primaria “Don Giussani” di Ascoli Piceno

Sono stati consegnati i lavori per l’intervento di adeguamento sismico della scuola primaria “Don Giussani” di Ascoli Piceno, situata nel quartiere Monticelli. L’opera rientra nel percorso di ricostruzione pubblica post sisma 2016 ed è finanziata nell’ambito dell’Ordinanza Speciale n. 3/2021.

 

L’importo del progetto esecutivo, aggiornato con Ordinanza Speciale n. 140 del 29 dicembre 2025, è pari a 7.609.146 euro. I lavori, prevedono un importo di 5.401.538,39 euro, di cui 119.801,16 euro per oneri della sicurezza. L’importo contrattuale è pari a 4.579.171,90 euro oltre IVA. La durata complessiva dell’intervento è stimata in 365 giorni consecutivi.

 

“Con la consegna dei lavori della scuola Don Giussani compiamo un altro passo concreto nella ricostruzione del patrimonio scolastico di Ascoli Piceno e dell’intero cratere sismico – dichiara il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli – Le scuole sono una priorità assoluta: sono luoghi di formazione, socialità e comunità, ma anche presidi fondamentali per garantire futuro e permanenza nei territori colpiti dal sisma. Questo intervento consentirà di restituire a studenti, famiglie, docenti e personale scolastico un edificio più sicuro, funzionale, moderno ed efficiente dal punto di vista energetico”.

 

“Proseguiamo con la rigenerazione delle scuole. La ricostruzione dei plessi scolastici è una nostra priorità assoluta, e oggi diamo il via al cantiere della Don Giussani. Questo è un momento significativo per noi, perché questo quartiere ha un posto speciale nel cuore di tante generazioni di bambini, me compreso, dato che è stata la mia scuola elementare. Qui generazioni di studenti hanno vissuto gli anni più belli della loro vita e stretto amicizie che dureranno per sempre. Mentre continuiamo con la ricostruzione, siamo soddisfatti dei progressi fatti finora e ci impegniamo a portare avanti la rigenerazione e il miglioramento sismico di tutte le nostre scuole” dichiara il sindaco Marco Fioravanti.

 

Il progetto prevede l’adeguamento sismico dell’edificio scolastico, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza strutturale e la fruibilità degli spazi, intervenendo anche sugli aspetti energetico-impiantistici, acustici, antincendio, igienico-sanitari e di sostenibilità ambientale.

 

L’edificio si sviluppa su tre livelli fuori terra e ospita funzioni scolastiche articolate tra scuola dell’infanzia e scuola primaria. La scuola primaria è dimensionata per accogliere fino a 500 alunni, con locali destinati a 20 classi da 25 alunni ciascuna. Per la scuola dell’infanzia è prevista una nuova distribuzione degli spazi interni, in grado di accogliere 170 alunni, con locali funzionali a 6 classi da 25 alunni e una classe da 20 alunni. Tra le principali opere previste figurano la riqualificazione generale degli interni, con particolare attenzione agli spazi didattici, il rifacimento del manto della copertura piana, la sostituzione dei lucernai, la rimozione della serra solare, il rifacimento del pacchetto del solaio di copertura, la tinteggiatura dei prospetti con fantasia tipo “murales” e la realizzazione di una nuova mensa a servizio della scuola dell’infanzia.

 

Gli interventi strutturali sono classificati come interventi di adeguamento ai sensi delle Norme Tecniche per le Costruzioni 2018, con particolare riferimento agli edifici scolastici. Il progetto comprende inoltre interventi di efficientamento energetico per i quali è previsto l’accesso agli incentivi GSE, con un valore previsionale pari a 545.373,95 euro, relativi a isolamento termico di superfici opache, sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi, sistemi efficienti di building automation e sistemi ibridi a pompa di calore.

 

Sono inoltre previste opere e lavorazioni funzionali all’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi.

 

Castignano, lavori in corso per la nuova scuola: avanti il cantiere da oltre 2 milioni

Entrano nel vivo i lavori per la realizzazione del nuovo polo scolastico di Castignano (Ap), ubicato in Contrada Galvoni, destinato ad accogliere scuola dell’infanzia ed elementare grazie ad un contributo di 2,6 milioni. Dopo le fasi progettuali e l’avvio dell’intervento, il cantiere è oggi in piena attività.

A confermare l’avanzamento è il decreto dell’Ufficio Speciale Ricostruzione che dispone la liquidazione di circa 780 mila euro, a fronte dello stato di avanzamento dei lavori.

«Prosegue senza interruzioni il percorso che porterà alla realizzazione di una nuova struttura scolastica moderna e funzionale, destinata a rafforzare l’offerta educativa e a rappresentare un punto di riferimento per il territorio – conferma il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. La nascita di una nuova scuola rappresenta sempre un passo importante, di crescita, di prospettiva e futuro, che salutiamo con attenzione e fiducia. Ringrazio ovviamente il contributo portato da tutti gli attori coinvolti, dal Comune all’Usr fino alla Regione guidata dal presidente Acquaroli».

“È una struttura strategica fondamentale per Castignano e per le aree interne. Sarà un’istituzione scolastica all’avanguardia sotto ogni aspetto, sia sismico che innovativo, grazie all’adozione di nuove tecniche didattiche. Diventa così un punto di riferimento per le giovani coppie che scelgono di vivere a Castignano o nell’entroterra. Grande attenzione è rivolta proprio ai giovani, per incoraggiarli a vivere in un ambiente più bello e accogliente, dove poter studiare e lavorare con le nuove tecnologie che oggi vengono utilizzate. L’amministrazione desidera ringraziare l’Usr e il Commissario per l’attenzione che dedicano alle aree interne e alle giovani generazioni” dichiara il sindaco Fabio Polini.

 

L’opera, che rientra nel programma di ricostruzione post-sisma, prevede la realizzazione di un nuovo edificio scolastico in continuità con l’attuale scuola media, destinato ad ospitare circa 80 bambini nella materna e circa 93 nella primaria.

Il progetto sviluppa un complesso articolato su più livelli, organizzato per garantire una chiara distinzione tra i diversi ordini scolastici e al tempo stesso una piena funzionalità degli spazi. Gli ambienti destinati ai più piccoli saranno progettati per favorire la relazione con l’esterno e le attività all’aperto, mentre la scuola primaria disporrà di aule e spazi dedicati alla didattica e alle attività integrative.

Dal punto di vista architettonico, l’impianto della nuova struttura punta su soluzioni che coniugano sicurezza e qualità degli spazi, con particolare attenzione alla distribuzione interna e ai percorsi, separati per garantire autonomia e sicurezza agli studenti.

Il complesso sarà realizzato secondo criteri avanzati sotto il profilo sismico ed energetico, con soluzioni progettuali orientate al contenimento dei consumi e al comfort interno, anche grazie alla gestione della luce naturale e all’utilizzo di sistemi impiantistici dedicati.

 

 

Montalto delle Marche, riparazione per i locali comunali

Via libera della Conferenza regionale al progetto di fattibilità tecnico-economica per il recupero dei locali comunali sotto Piazza Santa Lucia, nella frazione Porchia di Montalto delle Marche (Ap). L’intervento, inserito nel programma di rigenerazione urbana connesso al sisma, riguarda uno spazio pubblico strategico per il tessuto del borgo e punta a restituire piena funzionalità a locali oggi inutilizzati a seguito dei danni causati dal terremoto.

Il progetto prevede un investimento complessivo di 550.000 euro, interamente finanziato nell’ambito dell’ordinanza commissariale 137 del 2023, e rientra tra gli interventi destinati al recupero del patrimonio pubblico e al rilancio socio-economico delle aree colpite.

“Con questo intervento prosegue il percorso di ricostruzione e rigenerazione nei centri storici del cratere, con attenzione non solo alla sicurezza degli edifici ma anche alla restituzione di spazi pubblici e funzioni sociali fondamentali – conferma il commissario alla ricostruzione Guido Castelli – Continuiamo ad operare nel segno della costanza e della continuità, affinché il cratere sismico completi presto il suo percorso di rilancio. Ringrazio per il lavoro svolto finora, oltre al Comune, l’’Ufficio Speciale Ricostruzione e la Regione guidata dal presidente Acquaroli”

“Con i lavori di recupero del locale comunale di Porchia non solo verrà ristrutturato un edificio ma sarà restituito alla nostra comunità un pezzo della sua anima: il senso di appartenenza, la voglia di ritrovarsi, la forza di continuare a costruire insieme. Gli spazi pubblici sono il cuore pulsante di un luogo. Questo locale tornerà a essere di tutti: un presidio di socialità e di condivisione. Continuiamo a lavorare, quindi, un passo alla volta per l’intero territorio montaltese.  Un grazie a chi sta rendendo possibile questa riqualificazione, come i nostri uffici comunali, l’ufficio ricostruzione sisma e la Regione Marche, che ha dato il via libera al progetto di fattibilità”, dichiara il sindaco di Montalto delle Marche, Daniel Matricardi.

Nel dettaglio, l’intervento riguarda il recupero strutturale e funzionale dei locali comunali situati sotto la piazza, con opere di miglioramento sismico, consolidamento e restauro, accompagnate dall’adeguamento impiantistico completo. L’obiettivo è quello di trasformare questi spazi in un luogo di aggregazione per la comunità, reinserendoli nel sistema dei servizi pubblici del centro storico.

Le lavorazioni interesseranno i locali voltati e gli ambienti sottostanti la piazza, oggi caratterizzati da lesioni e fenomeni di dissesto, tra cui deformazioni delle volte, discontinuità murarie e fessurazioni diffuse. Sono previsti interventi di rinforzo strutturale con materiali innovativi, come fibre di carbonio, opere di “cuci e scuci” sulle murature, ripristino delle geometrie originarie delle volte e realizzazione di nuovi solai e vespai areati per migliorare la sicurezza e la durabilità dell’edificio.

Il progetto include inoltre la realizzazione di una piattaforma elevatrice di collegamento tra i livelli, con relativo volume tecnico, per garantire l’accessibilità agli spazi e migliorare la fruizione pubblica dell’area, insieme alla riqualificazione degli ambienti interni attraverso nuove finiture e impianti.

Proprio a Montalto in questi giorni si sono svolte due giornate di confronto aperte a tutti su futuro delle aree interne, PNRR, impresa, sostenibilità e gestione dei territori con il progetto “Metroborgo MontaltoLab”