Castelli a Spello: «Le aree interne sono una questione nazionale. ricostruire significa creare le condizioni per restare»

 

«Restare nelle aree interne deve essere una scelta libera e sostenibile, non un obbligo dettato dalla nostalgia. Compito delle istituzioni è garantire alle persone le condizioni concrete per poterlo fare: sicurezza, servizi, lavoro, connessioni e fiducia nel futuro».

È uno dei passaggi centrali dell’intervento svolto ieri a Spello dal Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli, invitato alle “Conversazioni a Spello” promosse dall’Azione Cattolica Italiana, in collaborazione con il Comune di Spello e la rivista «Dialoghi». L’incontro, ospitato a Casa San Girolamo e dedicato al tema “Restare, abitare, sperare. Il cammino della Chiesa e dell’AC nelle aree interne”, è stato preceduto dalla preghiera sulla tomba di Carlo Carretto.

I lavori sono stati aperti dai saluti del presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Giuseppe Notarstefano, e del sindaco di Spello, Moreno Landrini. Sono poi intervenuti mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, e il Commissario Castelli. Il programma, moderato dal direttore di «Dialoghi» Enzo Romeo, è proseguito con l’intervento musicale del fisarmonicista Diego Trivellini e con la testimonianza di Gaetano Gatì.

Castelli ha illustrato l’esperienza maturata nei territori dell’Appennino centrale colpiti dal terremoto del 2016, dove si sovrappongono tre crisi: sismica, demografica e climatico-ambientale.

«Il terremoto – ha spiegato – non ha creato tutte le fragilità delle aree interne, ma le ha accelerate e rese più evidenti. Per questo il cratere può diventare un laboratorio nazionale nel quale sperimentare soluzioni utili all’intero Paese. Non possiamo limitarci a ricostruire ciò che esisteva prima del sisma: dobbiamo rendere questi territori più sicuri, connessi, competitivi e capaci di custodire le proprie risorse».

Il Commissario ha richiamato la necessità di affiancare alla ricostruzione materiale il rilancio economico e sociale. In questa prospettiva si inserisce Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro destinato ai territori dei crateri del 2009 e del 2016, attraverso il quale sono stati finanziati investimenti per imprese, innovazione, ricerca, turismo, cultura, mobilità e rigenerazione urbana.

«Le aree interne non chiedono soltanto assistenza – ha sottolineato Castelli – ma opportunità per esprimere le proprie energie economiche e sociali. I servizi pubblici sono indispensabili, ma da soli non bastano. Occorre mobilitare imprese, famiglie, associazioni, parrocchie e corpi intermedi. Nessuna rinascita può essere prodotta esclusivamente dalla pianificazione amministrativa: servono persone disposte ad assumersi una responsabilità verso il luogo in cui vivono».

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle comunità ecclesiali e dell’Azione Cattolica, considerate vere e proprie “infrastrutture di relazione” nei piccoli centri.

«Le risorse pubbliche possono ricostruire case, scuole, chiese e infrastrutture, ma non possono produrre per decreto fiducia, reciprocità e appartenenza. La Chiesa, l’Azione Cattolica e il Terzo settore svolgono una funzione decisiva nel tenere insieme le comunità, intercettare le solitudini e formare una classe dirigente diffusa e responsabile».

Castelli ha infine richiamato il valore nazionale della presenza umana nell’Appennino: «L’abbandono dei territori montani non produce soltanto spopolamento, ma indebolisce la manutenzione dei boschi, dei versanti e delle opere idrauliche minori. Rendere nuovamente abitabili le aree interne significa proteggere anche la sicurezza ambientale dell’intero Paese».

«Restare è libertà, abitare è dignità, sperare è futuro – ha concluso il Commissario –. La speranza, per chi amministra, non è un sentimento da evocare, ma un impegno da rendere verificabile. Se sapremo tenere insieme ricostruzione, sviluppo, sussidiarietà e capitale sociale, l’Appennino potrà essere uno dei luoghi dai quali l’Italia riparte».