PA: Il Laboratorio Appennino Centrale opportunità’ per innovazione territoriale

L’innovazione è uno dei principi cardine applicati alla ricostruzione del cratere sisma 2016-2017. In questa vasta area, che si estende per otto mila chilometri quadrati nell’Appennino centrale, l’innovazione però non riguarda soltanto le tecniche che vengono adottate per la ricostruzione del patrimonio immobiliare, ma ha una portata ben più ampia che comprende anche lo sviluppo territoriale, la nascita di nuove forme di partenariato pubblico-privato, la creazione di poli di ricerca, la valorizzazione delle start-up e di nuove modalità per l’erogazione dei servizi. È, dunque, un processo strutturale di rinnovamento di questi territori quello che si sta adottando in quello che oramai viene denominato il Lavoratorio Appennino centrale, delle cui caratteristiche e potenzialità si è parlato durante un convegno che si è tenuto al Senato. “Ricostruire l’Appennino Innovando. Il ruolo della Pa” è il nome dell’incontro organizzato dal Commissario Straordinario al sisma 2016 al quale, tra gli altri, hanno partecipato anche il sottosegretario al Mimit Fausta Bergamotto. Una strategia, quella in fase di realizzazione nel cratere, che si declina attraverso una governance multilivello che vede il Commissario Castelli agire in stretto coordinamento con le quattro regioni del sisma. Un’unità di intenti volta al rilancio del Centro italia confermata dalla presenza al convegno di Giacomo D’Ignazio, Presidente della FIRA (Finanziaria Regionale Abruzzese; Francesco Marcolini, Presidente LazioInnova; Andrea Santori, Presidente Svem (Sviluppo Europa Marche), Michela Sciurpa, Amministratore Unico Sviluppumbria. Non ultimo, questo percorso in atto nel più grande cantiere d’Europa sta avvenendo nel pieno rispetto dei criteri di trasparenza e di legalità, grazie all’interazione costante con l’Anac che è intervenuta al convegno nella persona del consigliere Consuelo del Balzo.

Il Commissario Guido Castelli ha dichiarato: “Il ruolo della Pa è fondamentale per dare nuovo impulso all’Appennino centrale e per creare quelle premesse che possono consentire crescita, sviluppo e lavoro, anche attraverso quelle iniziative attrattive per investitori privati. Il cratere è un territorio che comprende un grande patrimonio culturale, storico, artistico e naturalistico, che oggi si sta aprendo all’innovazione e al futuro anche con l’obiettivo di uscire da quell’isolamento che sconta da troppo tempo. È il caso, ad esempio, dei quattro centri di ricerca che nasceranno a Camerino, Rieti, Spoleto e Teramo grazie al Fondo complementare sisma e che potranno trasformare l’Appennino centrale in un polo dell’innovazione. Inoltre, oggi la tecnologia ci può offrire l’opportunità di portare servizi efficienti anche a quelle piccole comunità delle aree interne distanti dai grandi centri urbani. Insomma, le opportunità che si prospettano sono veramente numerose e la Pa deve svolgere un ruolo di regia per valorizzare il grande potenziale a disposizione”.

Il Sottosegretario al Mimit Fausta Bergamotto ha dichiarato: “Ricostruzione, innovazione e ruolo della P.A., costituiscono la cifra per la rinascita economica e sociale dell’Appennino centrale. Ricostruire in sicurezza vuol dire ricostruire innovando, utilizzando ogni novità tecnologica possibile. Occorre una rigenerazione dell’economia che renda attrattivo vivere nei

territori e occorrono infrastrutture che scongiurino l’isolamento. La morfologia del territorio può accelerare l’adozione dei nuovi paradigmi dell’innovazione e della transizione energetica, che rappresentano un’opportunità straordinaria di rinascita in questo luogo che può essere definito un immenso laboratorio, sotto tutti i punti di vista”.

Approvato l’intervento di miglioramento sismico della Cattedrale della SS. Annunziata di Camerino

Approvato in Conferenza dei servizi l’intervento di miglioramento sismico della Cattedrale della SS. Annunziata di Camerino. L’edificio si trova nella porzione settentrionale della città, nella piazza principale.

Oltre alla chiesa, su questo grande spazio, si affacciano il palazzo ducale, sede dell’Università di Camerino, e la curia arcivescovile. L’impianto originario risale presumibilmente al VII secolo, come deducibile da frammenti architettonici presenti nella cripta ascrivibili a tale periodo. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo venne realizzata la cattedrale in uno stile di transizione fra il romanico e il gotico: si trattava di un edificio a tre navate scandite da dieci colonne in pietra e con numerose cappelle laterali. Nel 1748 fu realizzata una nuova facciata. A seguito del terremoto del 1799 che colpì violentemente la città di Camerino la cattedrale romanico gotica crollò e il progetto per la sua ricostruzione fu affidato ad Andrea Vici, allievo di Vanvitelli che, nel giugno 1800, a seguito di una perizia sui ruderi della fabbrica, elaborò tre possibili soluzioni progettuali per la riedificazione. Fu scelta l’ultima ipotesi progettuale, che prevedeva una edificazione a pianta longitudinale a tre navate priva

di transetto e munita di cappelle laterali, di cui quella posta a metà della navata sinistra con un impianto semicircolare. L’apparato decorativo previsto era arricchito dall’inserimento di capitelli compositi, di nicchie nei pilastri per l’inserimento di statue e di lacunari romboidali nel catino absidale. I lavori furono avviati nel 1806. La chiesa fu edificata più a nord-ovest rispetto a quella presente fino al 1799, consentendo di aumentare lo spazio della piazza antistante e di ampliare, inglobando il nartece, il portico dell’adiacente palazzo arcivescovile. A seguito della morte di Vici nel 1817 subentrò l’ingegner Clemente Folchi, il quale trasformò il progetto della cappella semicircolare in una rettangolare più profonda. Nel 1832 la cattedrale venne inaugurata e nel 1833 consacrata alla Vergine Annunziata. In seguito, l’edificio non fu oggetto di particolari trasformazioni, se non per i restauri avvenuti a seguito del sisma del 1997.

Le strutture maggiormente danneggiate risultano essere quelle verticali e portanti interne (setti e piloni centrali) e i due campanili sul fronte principale. Sebbene dall’esterno non sia così evidente il grado di danno della Cattedrale, internamente è chiaramente riscontrabile uno stato di danno molto grave. Dopo gli eventi sismici del 2016, i primi interventi di messa in sicurezza furono realizzati nel febbraio 2017 dal Corpo del Vigili del fuoco, che si occuparono della facciata e di una porzione dei campanili.  Sono previsti numerosi interventi tra cui  azioni di scuci-cuci in corrispondenza delle lesioni passanti e non passanti, dei distacchi e delle ammorsature ritenute non idonee all’incrocio di pareti portanti, il  consolidamento degli archi, frontali e laterali, tramite messa in pressione con zeppe in legno, scuci cuci e iniezioni di malte a base calce con additivi espansivi, consolidamento della copertura tramite installazione di cordolo perimetrale e controventi in acciaio, il ripristino e consolidamento dei setti portanti e dei piloni con consolidamento dei basamenti in pietra e delle murature in elevazione, ripristino e consolidamento delle colonne, la ricostruzione delle porzioni di muratura crollate dei campanili, con consolidamento dei basamenti dei pilastri in marmo e consolidamento all’intradosso delle volte  con riparazione delle parti lesionate previa battitura a campione delle stesse. Il progetto ha un valore di € 7.390.522,85.

“E’ un progetto fondamentale per tutto il territorio di Camerino. La ricostruzione ha indubbiamente cambiato passo e i risultati si vedono. Vogliamo restituire alla comunità la loro Cattedrale, uno dei simboli del sisma del 26 ottobre 2016- ha dichiarato Il Commissario alla Riparazione e Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli – Ringrazio il Presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Arcivescovo Francesco Massara, il direttore dell’Ufficio speciale ricostruzione Marche Marco Trovarelli e il Sindaco Roberto Lucarelli per la continua e incessante collaborazione. La tutela delle nostre chiese è una delle nostre assolute priorità e non ci possiamo fermare nemmeno un minuto per portare a termine il nostro compito”.

L’Arcivescovo Francesco Massara evidenzia che “L’approvazione degli interventi per la Cattedrale, a distanza di otto anni dal terremoto, rappresenta un ulteriore tassello di rinascita e di gioia per l’intera comunità. Un grazie al Commissario Castelli per la sua vicinanza e per il grande servizio che fa al nostro territorio”.

Il Sindaco Roberto Lucarelli aggiunge che “L’approvazione del progetto per la Cattedrale è un altro punto fondamentale per la ricostruzione del centro storico e che è un punto di riferimento per la nostra comunità. Un ringraziamento all’Arcivescovo Massara e al Commissario Castelli che, con l’avvicinarsi dell’ottavo anniversario del sisma dell’ottobre 2016, porta a casa un altro importante risultato. Il lavoro di squadra è fondamentale per ricostruire il centro storico più danneggiato delle Marche. Questo insieme ai tanti progetti in corso di approvazione danno una fattiva presenza di quella che è la ricostruzione del centro storico che si è riusciti a sbloccare”

Arquata, approvato l’intervento di riparazione danni per la chiesa di San Matteo

La Conferenza dei Servizi ha approvato l’intervento di riparazione danni e rafforzamento locale della Chiesa di San Matteo nella frazione Faete di Arquata del Tronto.  La Chiesa, realizzata da maestranze locali tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, annovera un apparato pittorico-decorativo di elevatissima qualità, con affreschi tardo quattrocenteschi di scuola umbra, attribuiti a Bernardino Campilli di Spoleto. La Chiesa ha necessitato di un sollecito intervento di messa in sicurezza con carattere di somma urgenza, allo scopo di arrestare il peggioramento delle condizioni di danno e dissesto riscontrate per salvaguardare il manufatto nel suo insieme, comprese le testimonianze storico-artistiche ancora leggibili e rimuovere lo stato di possibile pericolo per la pubblica incolumità. Dopo l’intervento di messa in sicurezza, il progetto di restauro, riparazione e miglioramento sismico sarà attuato mediante opere di smontaggio controllato del pacchetto di copertura esistente, di puntellamento temporaneo, interventi sulle murature perimetrali, sulle travature e di antiribaltamento, rifacimento dell’intonaco e della copertura, installazione della linea vita e opere sugli apparati decorativi. Il costo dell’intervento è di € 380.000,00.

“Arquata ha pagato il prezzo più caro in termini di vite e di danni materiali. in tutto il territorio marchigiano- dichiara il Commissario Straordinario Sisma 2016 Guido Castelli – Questa è un’ulteriore testimonianza della resilienza di un territorio che non si è mai arreso di fronte a questa tragedia e che vuole ripartire ritornando ad usufruire dei suoi gioielli storici quali sono le nostre chiese. Ringrazio il Presidente della Regione Francesco Acquaroli, il Vescovo Gianpiero Palmieri, l’Ufficio Ricostruzione e il Sindaco Michele Franchi per la grande sinergia e collaborazione messe in campo”.

Cingoli, 2 milioni per il recupero della cinta muraria

La Conferenza regionale ha approvato il progetto per il recupero della cinta muraria di Cingoli, nel Maceratese, per un importo di 2 milioni di euro.

L’intervento, ricompreso tra quelli finanziati dall’ordinanza numero 137, prevede lavori sulla porzione di mura medievali che si sviluppa da Porta Piana fino alla Portella e tra Porta Spineto e le mura storiche sottostanti il convento di San Benedetto, per una lunghezza totale di 1,8 chilometri circa. Tutto ciò perché le scosse di terremoto del 2016/2017 hanno aggravato la situazione di quello che rappresenta uno dei tratti distintivi e più ammirati del centro storico cingolano.

«Il patrimonio storico del cratere è innegabilmente vasto e prezioso in tutte le sue manifestazioni – spiega il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli -. Nostro dovere non è solo ricostruire ma preservare tali tesori. L’ordinanza 137 viaggia anche in questa direzione, e la sua pronta attuazione ci conferma la bontà della scelta. Ringrazio come sempre il Comune, l’Ufficio Speciale Ricostruzione e la Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli».

Soddisfazione da parte del Sindaco Michele Vittori. “E’ un importante intervento che avrà un impatto rilevante che riguarda anche l’accoglienza. Le Mura sono un biglietto da visita fondamentale della nostra città. Chi decide di visitare il nostro borgo, può apprezzare la bellezza che contraddistingue le nostre Mura. Facciamo sentire sicuro e accolto chi viene a visitarci ma anche chi ci abita”.

La progettazione ha suddiviso il lavoro in quattro settori, per i quali sono previste diverse tipologie di intervento. Il primo comprende unicamente Porta Piana, oggetto di una pulizia approfondita dei fregi in pietra tramite una soluzione di sali di ammonio disciolti in acqua.

Il secondo si sviluppa da Porta Piana fino a Portella mentre il terzo include Porta Spineto e il muro adiacente. Gli interventi sui tratti di mura inclusi in questi raggruppamenti hanno come scopo principale quello di migliorarne la coesione e la stabilità.

Infine il quarto settore, di cui fanno parte le mura del convento di San Benedetto, che si sviluppano su due livelli. Qui sono previsti, tra le altre cose, lo smontaggio e rimontaggio della fascia sommitale della porzione di mura poste più alto, compreso il manto di copertura in coppi, e l’esecuzione di cuci e scuci di muratura nei tratti fessurati

Firmato un protocollo tra il Commissario Castelli e Fondazione Inarcassa per formazione professioni tecniche

Rafforzare la collaborazione tra la Struttura Commissariale Sisma 2016 e la Fondazione Inarcassa attraverso specifiche attività di formazione e di comunicazione. E’ quanto prevede il Protocollo d’intesa siglato oggi dal Commissario Straordinario Guido Castelli e dal Presidente della Fondazione della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, Ing. Andrea De Maio. Finalità del Protocollo è quella di soddisfare la domanda di esperti nel campo della prevenzione del rischio sismico e assicurare il supporto necessario alle attività tecniche di ricostruzione dei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici del 2016-2017. Nel dettaglio, l’accordo odierno è destinato alla realizzazione di un Piano Formativo rivolto agli architetti e ingegneri liberi professionisti, nei cui confronti è anche prevista anche una specifica attività d’informazione sulle iniziative di interesse promosse dalla Struttura Commissariale Sisma 2016.

Il Commissario al sisma 2016, Guido Castelli: “Ringrazio Fondazione Inarcassa e il Presidente De Maio per aver condiviso la sigla di un Protocollo che contribuisce a implementare la formazione professionale e la comprensione di una realtà, quello del cratere sisma, che rappresenta il più grande cantiere d’Europa. Sono dunque complessi e numerosi gli aspetti tecnici e amministrativi che devono essere conosciuti nel dettaglio al fine di operare al meglio. In questo contesto il ruolo delle professioni tecniche è fondamentale per il buon andamento della ricostruzione e, per tale ragione, il rapporto di collaborazione che intrattengo con i loro ordini è costante. Per la ricostruzione dell’Appennino centrale stiamo adottando una strategia che prevede di ricostruire innovando, ricorrendo alle migliori e più innovative tecnologie. Ciò richiede di poter contare su professionalità altamente qualificate e formate e, attraverso l’accordo odierno, rispondiamo proprio a questa esigenza”.

Il Presidente della Fondazione Inarcassa Ing. Andrea De Maio: “Salutiamo con grande entusiasmo la firma del protocollo d’intesa con la Struttura Commissariale del Sisma 2016 allo scopo di implementare le figure professionali che ruotano attorno ad uno dei più grandi cantieri d’Europa. Come Fondazione Inarcassa ribadiamo la necessità del  coinvolgimento delle professioni tecniche per il buon andamento dei lavori. Mettere a servizio della struttura del Commissario l’esperienza della Fondazione, non potrà che migliorare la ricostruzione di contesti urbani affetti da fenomeni sismici adottando le più moderne tecniche di prevenzione volte alla ricostruzione di edifici sicuri”.

Il piano formativo, oggetto del Protocollo d’intesa, mette in evidenza argomenti di grande interesse sia per la Struttura Commissariale che per la Fondazione Inarcassa quali:  l’inquadramento dell’area del cratere (Ordinanze Commissariali; prezziario; gestione materie e discariche); demolizioni e tecniche innovative per la sicurezza dei cantieri e la ricostruzione; progetto e direzione lavori nei cantieri dalla fase di demolizione e ricostruzione; tecniche innovative per la ricostruzione ed il monitoraggio strutturale e geotecnico; costruzione di edifici in legno; messa in sicurezza dei beni culturali.

La Fondazione Inarcassa, promotrice e co-organizzatrice della Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, la cui settima edizione sarà celebrata nel prossimo mese di dicembre, rilascerà a ciascun architetto e ingegnere libero professionista che abbia completato il Piano Formativo un attestato di frequenza e partecipazione. I programmi didattici di ciascun modulo formativo (per i quali saranno rilasciati i relativi Crediti Formativi Professionali) saranno affidati a esperti in materia di prevenzione sismica relativi all’ambito accademico, professionale e istituzionale.

 

 

Castelli: “Proroga fondo contrasto deindustrializzazione sostiene il rilancio dell’Appennino centrale

“Apprendo con soddisfazione della decisione assunta dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha prorogato le scadenze per l’investimento e la rendicontazione del bando relativo al Fondo di contrasto alla deindustrializzazzione. Una notizia particolarmente attesa da molte imprese del territorio marchigiano che coinvolge anche realtà presenti all’interno del cratere sisma 2016. Questa misura, complessivamente destinata ai consorzi industriali localizzati tra Lazio e Marche al fine di contrastare i processi di deindustrializzazione, prevede la concessione di incentivi economici in favore di quelle imprese manifatturiere che realizzino investimenti volti al potenziamento, o la riqualificazione di insediamenti produttivi già esistenti e a favore l’insediamento di nuove unità produttive. Si tratta dunque di un’opportunità di crescita per i nostri territori”.

Lo dichiara Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016.

“Il Decreto del Dipartimento per le Politiche di Coesione – aggiunge Castelli – prevede che i termini temporalintro cui sostenere le spese rimborsate dal Fondo siano prorogati al 31 dicembre 2025 per quanto riguarda l’investimento e al 30 Giugno 2026 per la rendicontazione. Questo risultato, che è stato reso possibile dall’attenzione del Governo Meloni e dal costante interessamento delle associazioni datoriali, contribuisce a sostenere quella complessiva strategia di sviluppo e rilancio dell’Appennino centrale che la Struttura commissariale sta sostenendo, attraverso la la collaborazione delle istituzioni nazionali e locali. La rinascita dei nostri territori, infatti, necessita non solo della ricostruzione materiale, ma anche di intreventi di rigenerazione sociale ed economica. In questa prospettiva – conclude Castelli -, stare al fianco delle imprese contribuisce anche aiutare le nostre comunità, dal momento che vengono create quelle opportunità di lavoro che, offrendo nuove prospettive di futuro, rappresentano un potente strumento di contrasto al fenomeno di spopolamento

Castelli:”Il Laboratorio Appennino centrale è la dimostrazione dell’assurdità dell’approccio ideologico al Green Deal denunciato da Giorgia Meloni

Il Commissario alla Ricostruzione Guido Castelli interviene a seguito dell’intervento in Senato del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Gli effetti disastrosi dell’approccio ideologico che ha accompagnato la nascita e ha sostenuto finora lo sviluppo del Green Deal europeo sono evidenti nell’azione di ricostruzione e riparazione dell’area del cratere sisma 2016, oltre che sull’automotive e su altri settori economici come ha giustamente evidenziato il Presidente Giorgia Meloni nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Per il regolamento europeo sul ripristino della natura, uno dei pilastri del Green Deal, come Struttura Commissariale dovremmo limitare ulteriormente la presenza dell’uomo sul territorio per dare spazio a un ripristino della natura che in realtà è un inselvatichimento, in quanto la natura dell’Appennino è frutto di un intreccio millenario con l’uomo, il cui abbandono crea squilibri ambientali e innesca processi di instabilità particolarmente rischiosi per gli effetti degli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici.

L’assurdità dell’approccio ideologico del regolamento sul ripristino della natura è evidente. Le misure indicate, che possono essere utili in altre parti d’Europa, per le nostre montagne vanno nella direzione uguale e opposta agli obiettivi che il regolamento intende perseguire. Con l’abbandono del nostro territorio si otterrà una banalizzazione della biodiversità: per esempio la presenza dell’Aquila reale sui nostri cieli sarà fortemente limitata dalla scomparsa di coltivi e pascoli che sono i terreni di caccia decisivi per la sua sopravvivenza; scomparirebbero piante e insetti fondamentali per i prodotti tipici, un pezzo importante del made in Italy, della nostra storia, della nostra cultura. Ma l’assurdità più evidente è che i terreni non più presidiati da coltivazioni e pascoli, come ci dicono le analisi sulle alluvioni in Romagna e in altre parti del Paese, diventano una massa instabile che amplifica gli effetti devastanti a valle con lutti e danni alle cose e all’ambiente. Si tratta di una condizione che, in Appennino centrale, si va a sommare alla fragilità sismica che, di fatto, inficerebbe i notevoli sforzi per la ricostruzione post sisma.

Ma non si tratta solo di difendere il nostro territorio e i nostri interessi ma, come ha chiaramente affermato Giorgia Meloni, di superare una “burocrazia che appesantisce cittadini e imprese con una selva di regole, molte delle quali senza senso e autolesioniste (…) per concentrarsi sulla visione e sugli strumenti necessari a realizzare quella visione” ed è quello che stiamo facendo con il Laboratorio Appennino centrale che intende sviluppare soluzioni che coniughino ambiente e presenza dell’uomo, che abbiamo presentato sia alla COP 28 a Dubai che al G7 Ambiente a Torino e che ora porteremo alla COP 29 a Baku per ribadire con Giorgia Meloni che “non è vero che per difendere l’ambiente e la natura l’unica strada percorribile sia quella tracciata da una minoranza palesemente ideologizzata”. In Appennino centrale stiamo ricostruendo un tessuto già lacerato da dinamiche di spopolamento che il sisma ha accentuato, lo stiamo facendo con le comunità locali cercando di ricostruire le migliori condizioni di vita e di lavoro che sono decisive per un territorio capace di affrontare i rischi climatici e demografici che lo minacciano”.

Ancona, approvato il progetto per il Palazzo del Rettorato: 17,5 milioni per la riparazione

È uno dei simboli di Ancona e si affaccia su uno dei luoghi più importanti della città, Piazza Roma. Eretto alla fine dell’800, fu inizialmente destinato a sede del Consiglio degli uffici della Provincia. Oggi ospita invece il Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche ed è vincolato per la sua valenza storico-monumentale.

Danneggiato dal sisma del 2016/2017, l’edificio ha appena visto l’approvazione del progetto esecutivo di miglioramento sismico da parte dell’Ufficio Speciale Ricostruzione per un totale di 17,5 milioni di euro, di cui una parte con fondi sisma (12 milioni) ed una a carico della stessa Università.

«Una cifra significativa per uno degli interventi più complessi ricompresi nell’ordinanza numero 137 e nel “Nuovo Piano Ricostruzione delle opere pubbliche” – conferma il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Il Rettorato del capoluogo dorico rappresenta un presidio strategico per tutta la nostra regione e per centinaia di operatori e studenti. Il merito di questo risultato va condiviso con la stessa Politecnica, con Comune, Usr e con la Regione guidata dal presidente Acquaroli».

I lavori previsti riguarderanno circa 5.200 metri quadrati di superficie lorda e saranno incentrati sulla riparazione dei danni, sull’aumento del coefficiente di sicurezza sismico dell’edificio, il ripristino delle finiture connesse agli interventi strutturali e degli impianti connessi.

Tra le azioni previste, l’implementazione degli standard di eco-sostenibilità ed efficientamento energetico, l’adeguamento degli spazi di lavoro, il restauro delle pavimentazioni, della scala principale e degli ambienti più rappresentativi e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

 

Monti Sibillini, via libera al progetto di miglioramento sismico del rifugio “Tribbio 2”

La Conferenza regionale ha dato il via libera al progetto di fattibilità tecnico-economica per il rifugio “Tribbio 2” di Fiastra (Mc), struttura fondamentale per l’escursionismo regionale e non solo, ubicata lungo il percorso del “Grande anello dei Sibillini”, di cui è punto tappa.

«Nelle vesti di soggetto attuatore c’è l’Ufficio Speciale Ricostruzione, per un progetto di miglioramento sismico che prevede un importo totale di 1,5 milioni di euro – spiega il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Questa importante approvazione fa il paio con quelle recenti dei progetti relativi al rifugio Colle Le Cese di Arquata del Tronto e a quello di Cupi, nel comune di Visso, a testimonianza dell’attenzione massima che stiamo riservando alla montagna così martoriata dal sisma. Ringrazio come sempre la sinergia proficua con Comuni, Parco dei Sibillini, Usr e con la Regione guidata dal presidente Acquaroli». 

 «Il ripristino dei rifugi escursionistici di Tribbio, Colle le Cese e Cupi – afferma il Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini Andrea Spaterna – consentirà di ripristinare la piena funzionalità del Grande anello dei Sibillini, di cui costituiscono punti tappa fondamentali. Ringrazio il Commissario alla ricostruzione e l’Ufficio Speciale Ricostruzione per l’impegno assunto per il ripristino dei rifugi, nella condivisa consapevolezza dell’importanza del Grande anello dei Sibillini per lo Sviluppo turistico del territorio del Parco e della montagna».

 «Accogliamo con grande piacere la notizia che attendevamo da tempo. L’Ufficio Speciale Ricostruzione è il soggetto attuatore e il commissario alla ricostruzione Guido Castelli ha dimostrato ancora una volta di essere persona capace, concreta e sensibile alle esigenze della montagna – dichiara il sindaco Giancarlo Ricottini –. Il Rifugio di Tribbio è un pilastro fondamentale del grande anello dei Sibillini e non solo.  È l’unico Rifugio che per la sua posizione strategica, fa da incrocio anche per altri 2 cammini. Tutti sappiamo che l’escursionismo, in tutte le sue sfaccettature (a piedi, in bicicletta o a cavallo), sta crescendo anche oltre le aspettative e il commissario sta cercando con queste operazioni di “cogliere l’attimo”. Come tutti i bravi dirigenti ha capito che per risollevare le nostre aree, duramente colpite dal sisma 2016, è necessario saper correre con i tempi e soprattutto saper anticipare ciò che il mercato del turismo andrà a chiederci nei prossimi anni. La cosa fondamentale per salvare i nostri territori, è bloccare quel virus che si chiama spopolamento, e per bloccare un virus è necessario trovare i giusti anticorpi. Noi amministratori, con il suo supporto e quello di altri enti, dovremo essere capaci di farlo, altrimenti tutto sarà vano».

I tre piani dell’edificio, storica struttura di riferimento per chi vive la montagna marchigiana, sono rimasti gravemente danneggiati dalle scosse del 2016/2017; solo grazie alla tempestiva messa in sicurezza ne è stato impedito il crollo.

Castelsantangelo sul Nera, riparazione per il Centro Faunistico

Riprendere il normale utilizzo e ripristinare la funzionalità del Centro Faunistico di Castelsantangelo sul Nera, in provincia di Macerata, tra i Monti Sibillini.

Sono gli obiettivi del progetto di riparazione appena approvato dall’Ufficio Speciale Ricostruzione, per un importo di 390.654 euro; la struttura, di proprietà del Comune e situata nella zona di Vallinfante, nei pressi della sorgente del fiume Nera, è infatti rimasta danneggiata dopo gli eventi sismici del 2016/2017, che hanno causato, in particolare, numerosi fenomeni franosi.

«La nostra montagna deve poter esprimere al meglio tutte le sue potenzialità perché è anche da qui che passa il rilancio – spiega il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Si tratta di luoghi che vantano una natura spettacolare, purtroppo già in sofferenza prima della tragedia del sisma. Nostro dovere non è dunque solo ricostruire, ma restituire futuro a queste zone. E di farlo col lavoro di squadra, come accade fattivamente con Comuni, Usr e con la Regione guidata dal presidente Acquaroli».

«Un altro tassello importante che andiamo a rimettere in sesto – conferma il sindaco di Castelsantangelo, Alfredo Riccioni -. La montagna ha bisogno di rinascere, e per farlo pienamente deve evitare lo spopolamento che era già in atto prima del terremoto. L’obiettivo è di agire sempre con la massima celerità. Devo ringraziare sentitamente la Struttura guidata dal commissario Castelli perché serba costantemente un occhio di riguardo a tutto il territorio dei Sibillini».

 

I maggiori problemi si sono registrati sulla recinzione perimetrale, recisa, e sui pali di sostegno che sono stati troncati. La contemporanea presenza di massi di diverse dimensioni in equilibrio precario, poi, ha creato fenomeni di instabilità. Inoltre, le scosse hanno provocato anche la rottura di alcune voliere causata dalla caduta di alberi. Oltre ad assolvere a funzioni scientifiche e naturalistiche, prima del terremoto il centro era destinato anche a turisti ed appassionati di natura che lì potevano osservare e conoscere le abitudini ed i comportamenti degli animali. Un’altra funzione svolta era quella di centro di recupero degli animali selvatici. Dunque, il progetto sulla vasta area di circa 30 ettari prevede la demolizione e la ricostruzione di un tratto di recinzione di circa 1.800 metri e la sostituzione delle voliere danneggiate.