Ricostruzione, energia e sviluppo: finanziata la Comunità Energetica Rinnovabile di Ascoli

Presentata oggi la Comunità Energetica Rinnovabile (CER) di Ascoli Piceno, un intervento strategico all’interno del programma di ricostruzione e riparazione economica e sociale delle aree colpite dal sisma del 2016. Il progetto è stato reso possibile grazie allo scorrimento della graduatoria disposto con l’Ordinanza PNC n. 123 e al quadro di regole specifiche costruito in questi anni dalla Struttura commissariale.

Il Comune di Ascoli Piceno, attraverso un investimento complessivo pari a 9,8 milioni di euro, potrà attivare un partenariato pubblico-privato, sostenuto da un contributo pubblico del 40%, finalizzato alla realizzazione di una nuova infrastruttura energetica diffusa, in grado di produrre benefici ambientali, economici e sociali duraturi per il territorio.

Nel dettaglio, il progetto prevede la realizzazione di 19 impianti fotovoltaici – 17 da circa 90 kWp e 2 da circa 999 kWp – per una potenza complessiva installata di circa 3.500 kW. Gli impianti saranno realizzati secondo le linee guida per le Comunità Energetiche Rinnovabili adottate dalla Struttura commissariale, che hanno definito un modello dedicato per accelerare e rendere concretamente attuabili gli investimenti energetici nei territori del sisma.

Il Comune di Ascoli Piceno sarà socio fondatore della CER  e potrà consentire l’adesione di altri enti pubblici, imprese e cittadini come consumatori. I membri della Comunità potranno beneficiare della condivisione dell’energia prodotta, dei ricavi derivanti dalla vendita in rete e degli incentivi riconosciuti dal GSE per l’energia rinnovabile condivisa.

Dal punto di vista ambientale, l’intervento contribuirà alla riduzione delle emissioni climalteranti, al miglioramento della qualità dell’aria e al rafforzamento della sicurezza energetica locale, in linea con gli obiettivi del PNRR e del Piano Nazionale Complementare per le aree terremotate.

Il finanziamento del progetto di Ascoli Piceno è il risultato di un lavoro di riprogrammazione e rimodulazione delle risorse portato avanti dalla Struttura commissariale, anche a seguito del Decreto CACER, che ha consentito di massimizzare il numero di interventi finanziabili attraverso l’adeguamento dei massimali di costo e delle percentuali di cofinanziamento.

«Le Comunità energetiche rinnovabili – dichiara il Commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli – sono uno strumento fondamentale della ricostruzione moderna: non ci limitiamo a ricostruire edifici, ma costruiamo le condizioni per uno sviluppo sostenibile, stabile e duraturo. Con la CER di Ascoli Piceno mettiamo al centro famiglie, imprese ed enti pubblici, offrendo loro energia pulita, costi più stabili e nuove opportunità economiche. Questo progetto dimostra come la ricostruzione possa diventare un laboratorio di innovazione. La CER di Ascoli è un modello replicabile, capace di attrarre risorse private e di restituire ai territori colpiti dal sisma non solo opere ricostruite, ma una nuova infrastruttura energetica condivisa e sostenibile».

Il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti aggiunge che «Il finanziamento della Comunità Energetica Rinnovabile di Ascoli Piceno ci permette di avviare un partenariato pubblico-privato che mette al centro il territorio, le famiglie e le imprese, con benefici economici e ambientali di lungo periodo. La realizzazione di 19 impianti fotovoltaici consentirà di produrre energia rinnovabile da mettere a disposizione del territorio, riducendo i costi energetici e rendendo Ascoli più autonoma, resiliente e proiettata verso un futuro sempre più green e sostenibile. Il Comune sarà socio fondatore della CER, garantendo un modello aperto e inclusivo al quale potranno aderire Enti, cittadine o imprese: trasformiamo un bisogno essenziale come l’energia in un fattore di crescita collettiva».

L’assessore all’ambiente del Comune di Ascoli Attilio Lattanzi sottolinea che «I vantaggi sono quelli della riduzione delle emissioni e, di conseguenza, una vera lotta al cambiamento climatico. Da un punto di vista economico ci sono evidenti vantaggi nella bolletta, che avrà un calo consistente. Dal punto di vista sociale, con queste comunità si promuove l’indipendenza energetica, si da solidarietà e si da modo ai cittadini di partecipare a questa innovazione».

Edilizia residenziale e riqualificazione degli spazi nel cuore dei borghi: interventi a San Severino, Gagliole e Monte Rinaldo

L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha pubblicato una serie di decreti in materia di edilizia residenziale e riqualificazione di edifici nei comuni maceratesi di San Severino Marche, Gagliole e, nel Fermano, a Monte Rinaldo.

«Un settore importantissimo del processo di ricostruzione, anche e soprattutto in ottica di lotta allo spopolamento che era purtroppo in atto già prima del tremendo sisma del 2016/2017 – spiega il commissario straordinario, Guido Castelli -. Le zone dell’entroterra devono partire alla pari con la costa, a livello di opportunità e non solo. È nostro dovere far sì che ciò si realizzi nel più breve tempo possibile, anche se si tratta di un percorso lungo e complesso. Ringrazio per l’impegno costante i Comuni, l’Usr e la Regione guidata dal presidente Francesco Acquaroli».

San Severino. Nel primo caso, si tratta dell’approvazione del progetto esecutivo per il miglioramento sismico e l’efficientamento energetico della Palazzina Scuriatti, situata tra via Roma e via Eustachio, nel cuore di San Severino. L’intervento, finanziato con un contributo di 466.263 euro nell’ambito dell’ordinanza commissariale 137 del 2023, rappresenta un passo decisivo per la messa in sicurezza e la valorizzazione dell’edificio realizzato nei primi decenni del Novecento, che si sviluppa su tre livelli fuori terra e una porzione seminterrata. Il fabbricato presenta le caratteristiche formali di edificio ad uso abitativo con due locali ad uso ufficio e/o espositivo al piano terra. «L’approvazione del progetto esecutivo per la palazzina Scuriatti rappresenta un qualcosa di molto importante per la nostra città: questo immobile non è solo un edificio di pregio nel cuore del centro storico, ma è il frutto di un nobile atto d’amore verso la comunità: si tratta infatti di un lascito donato al Comune dal grande artista Remo Scuriatti, che volle destinare la sua casa-studio a luogo di cultura. Da sempre la palazzina è la sede prestigiosa della Fondazione Salimbeni per le Arti Figurative, un’istituzione che rappresenta un punto di riferimento internazionale per la storia e la critica d’arte. Con la conclusione dei lavori di miglioramento sismico e di efficientamento energetico, la Fondazione tornerà finalmente nella sua sede naturale. Ma c’è di più: il progetto prevede che al suo interno venga allestito un museo interamente dedicato alla figura di Remo Scuriatti, una personalità poliedrica e affascinante. Nato a San Severino nel 1900 e qui scomparso nel 1972, ha segnato il clima culturale del Novecento. Trasformare la sua abitazione in un museo che custodisca il suo immenso archivio fotografico e le sue opere pittoriche significa onorare la sua memoria e il suo dono», dichiara il sindaco di San Severino Marche Rosa Piermattei.

Gagliole. A Gagliole, invece, è arrivata l’approvazione del progetto per l’edificio di via Don Minzoni 19, con annessa autorizzazione e concessione del contributo di 138.000 euro. Si tratta di quattro appartamenti Erp posti all’interno delle mura di cinta del borgo medievale.

«Il recupero dell’edilizia residenziale pubblica è una priorità assoluta per il nostro Comune, soprattutto all’interno del borgo storico – spiega il sindaco di Gagliole Sandro Botticelli –. Significa riqualificare il centro, ma soprattutto riportare famiglie e residenti. Come edilizia popolare abbiamo in corso diversi interventi: in via Bottacchiari una palazzina danneggiata dal sisma è stata riparata e abbiamo già riassegnato cinque alloggi ad altrettante famiglie. Stiamo per partire con i lavori per il cantiere di un appartamento di dimensioni maggiori nell’edificio dell’ex scuola elementare e ora proseguiamo con questo ultimo decreto che riguarda via Don Minzoni, sempre all’interno delle mura castellane. Resta poi un ulteriore intervento, in via Tripoli, per il quale è già stata adottata la determina a contrarre. Gli alloggi popolari sono davvero centrali nella nostra strategia, perché permettono di riportare in paese le persone che hanno dovuto lasciare il centro storico dopo le scosse di dieci anni fa. È un’azione che ha molti risvolti positivi: rivitalizzare il borgo, ricostruire comunità, ridare vita al paese. Come ricorda spesso anche il commissario Guido Castelli, questa è una ricostruzione che non è solo fisica, ma anche sociale».

Monte Rinaldo. Infine, approvazione del progetto esecutivo anche per l’immobile situato in Contrada Aso 14, a Monte Rinaldo, per cui è stato anche determinato il contributo di 652.910 euro. Si tratta di un manufatto storico di proprietà comunale, strutturato su due livelli e di cui si ha notizia già dal 1800.«Parliamo di un edificio che proviene da un lascito testamentario della famiglia Giustiniani – spiega il sindaco di Monte Rinaldo Gianmario Borroni –. Maddalena Giustiniani, erede della famiglia nobile, a fine Ottocento, donò terreni ed edifici all’omonima Opera Pia con l’obiettivo di aiutare i più poveri. Tre di quei quattro edifici sono rimasti danneggiati dal sisma del 2016 e quello di Contrada Aso, nei pressi dell’area Archeologica “La Cuma”, era l’ultimo che attendeva il progetto esecutivo. Questo intervento ci consentirà di continuare ad ampliare la disponibilità di alloggi per nuclei familiari in difficoltà e di accogliere nuove famiglie come residenti, andando dritti all’obiettivo di contrastare lo spopolamento dei nostri piccoli borghi. Un ringraziamento al commissario Guido Castelli, a tutta la struttura commissariale e all’Usr Marche per un intenso lavoro di squadra che ci permette di guardare anche a questo ulteriore traguardo».

Castelli: “Sisma di 9 anni fa e tragedia Rigopiano impongono memoria e ricostruzione in sicurezza”

“Il 18 gennaio 2017 l’Abruzzo fu colpito da eventi che restano scolpiti nella memoria della nazione. Le quattro scosse ravvicinate avvenute in un territorio già parzialmente segnato dal sisma del 24 agosto 2016 rappresentarono l’inizio di una delle giornate più difficili per l’Appennino centrale. L’emergenza fu resa ancora più complessa da nevicate eccezionali che isolarono interi borghi, provocarono blackout prolungati e misero a dura prova la capacità di risposta dei soccorsi. Nel pomeriggio, la tragedia di Rigopiano, con la perdita di 29 vite, trasformò definitivamente quel giorno in una ferita indelebile per l’intero Paese”.

Lo afferma il Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli.

“A nove anni di distanza, il ricordo di quanto accaduto non è solo un atto di rispetto verso le vittime e le loro famiglie, ma un richiamo costante alla responsabilità e al dovere che ci impone di rafforzare la sicurezza, ridurre le fragilità dei territori e tradurre le lezioni apprese in scelte concrete per dare un nuovo futuro alle comunità abruzzesi. In questo quadro, il lavoro di ricostruzione prosegue dando luogo a risultati che sono il frutto del lavoro e della costante collaborazione con il Presidente Marsilio e con l’Ufficio speciale per la ricostruzione.

Per quanto riguarda la ricostruzione privata, sulla base dei dati aggiornati al 15 gennaio 2026 le domande presentate in Abruzzo sono state 6.328 domande e quelle concesse risultano essere 4.937. L’importo richiesto supera 1,8 miliardi di euro, mentre le risorse concesse ammontano a oltre 887 milioni, di cui 540 milioni già liquidati, trasformandosi in cantieri e interventi reali. Oggi sono 998 i cantieri in corso e 2.161 quelli conclusi, a testimonianza di un percorso complesso ma in costante avanzamento.

Il 2026 farà segnare anche un ulteriore balzo in avanti nella ricostruzione pubblica che, per l’Abruzzo, prevede complessivamente la realizzazione di 688 interventi, per un importo programmato di 774,7 milioni di euro.. La Cabina di coordinamento dello scorso dicembre, infatti, ha approvato il nuovo Piano di ricostruzione delle opere pubbliche della Regione Abruzzo, con un investimento di 50 milioni di euro per 36 interventi distribuiti in tutte le province. A queste risorse si aggiungono ulteriori 32,6 milioni di euro per altre opere, per un impegno complessivo che supera gli 82 milioni.

Questi numeri – conclude Castelli – dimostrano che, a nove anni dal sisma, l’Abruzzo non solo ricorda, ma costruisce sicurezza e un nuovo futuro, con cantieri aperti, opere realizzate e una ricostruzione sempre più concreta e diffusa.

L’Aquila: Castelli: “Capitale della cultura è simbolo di rinascita che parla all’Italia”

“L’inaugurazione de L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 rappresenta un momento di straordinario valore simbolico e civile non solo per la città e l’Abruzzo, ma per l’intero Paese. È la dimostrazione concreta di cosa può fare una comunità che nel 2009 ha conosciuto il dolore del sisma e ha avuto la capacità di trasformare una tragedia in energia creativa, coesione sociale e visione di futuro. L’odierna presenza all’inaugurazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di molti esponenti del Governo, come i ministri Giuli e Giorgetti, è un segnale di grande rilevanza, anche simbolica: testimonia quanto la storia e il futuro de L’Aquila siano parte integrante della coscienza nazionale”.

Lo afferma il Commissario Straordinario al sisma 2016 Guido Castelli, che oggi ha partecipato all’inaugurazione de L’Aquila Capitale della Cultura Italiana 2026.

“Il programma ‘Un territorio, mille capitali’ racconta questa ambizione: un anno di attività culturali diffuse, capaci di valorizzare la storia e l’identità aquilana e abruzzese intrecciandole con il territorio attraverso la tradizione, l’innovazione e la partecipazione. Il dossier ‘L’Aquila Città Multiverso’ restituisce con forza questa visione, facendo della memoria non un peso, ma una risorsa viva, capace di generare nuove opportunità e nuovi linguaggi. E’ importante il coinvolgimento e l’adesione di Rieti, altra città dell’Appennino centrale colpita dal sisma del 2016, naturalmente ‘federata’ con l’Aquila, che accompagna la città in questa esperienza unica. Due terremoti, un unico Appennino.

Nel mio ruolo di Commissario, in questi anni, ho potuto toccare con mano la determinazione profonda degli aquilani. La rinascita della città non è solo edilizia, ma culturale, sociale, comunitaria. Cultura e rigenerazione procedono insieme, attraverso il recupero degli spazi, il rafforzamento dei legami, l’apertura di prospettive concrete di crescita per i giovani, le imprese e per i territori limitrofi. In questo percorso va sottolineato l’amore per il suo territorio e l’impegno costante del Sindaco Pierluigi Biondi, che ha saputo guidare la città con visione e responsabilità.

L’Aquila che riparte e decide di credere ostinatamente nel valore della cultura, inoltre, fa parte a pieno titolo della grande comunità dell’Appennino centrale, quella vasta area – prosegue Castelli – legata da storie e tradizioni che si sono intrecciate nei secoli e da un destino segnato da eventi catastrofali, rispetto ai quali le genti di questi territori hanno dimostrato la capacità di rialzarsi con fiducia e spirito indomito.

Non è dunque un caso che il Comune de l’Aquila abbia aderito alla candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033. Questo progetto sta prendendo sempre più forma e corpo e sarà al centro, il prossimo 28 gennaio a Roma, dell’incontro dedicato alla presentazione del Rapporto Censis ‘Il Cammino in divenire della Civitas Appenninica’. L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 – conclude Castelli – è quindi molto più di un evento. È un segno di rinascita, una lezione di speranza e la prova che dopo le cadute si può nascere”.

Fabriano, riparazione per il cimitero di Santa Maria

Passo decisivo verso la messa in sicurezza e il recupero del cimitero di Santa Maria, a Fabriano (An), con l’approvazione del progetto esecutivo da parte dell’Ufficio Speciale Ricostruzione.

L’intervento relativo alla riparazione dei danni causati dal sisma del 2016/2017 è finanziato con un contributo complessivo di 495.000 euro e riguarderà la cappella cimiteriale, l’ex casa del custode e alcune porzioni dei blocchi loculi più degradati, restituendo funzionalità e decoro a uno dei luoghi più significativi della memoria cittadina.

«Con questo passaggio – spiega il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Fabriano si avvia verso una piena riqualificazione dell’area cimiteriale di Santa Maria, con l’obiettivo di restituire sicurezza, dignità e piena fruibilità a un complesso storico. Ringrazio il lavoro congiunto di Comune, Usr e della Regione guidata dal presidente Acquaroli».

Il progetto introduce anche migliorie funzionali richieste dall’Amministrazione comunale, come la realizzazione di una camera mortuaria, di servizi igienici accessibili al pubblico e di nuovi spazi operativi per il personale cimiteriale, oltre al recupero dei loculi attualmente non visitabili.

Curiosità. Le prime notizie sull’esigenza di ampliare la dotazione di sepolture della comunità risalgono alla seconda metà dell’Ottocento; la decisione di provvedere alla costruzione di un nuovo cimitero da ubicare sul colle Santa Croce piuttosto che ampliare il vecchio risale invece al 1864, anno in cui il Consiglio commissionò l’allora ingegnere comunale Cleomene Luigi Petrini, nipote e allievo di Pietro Ghinelli, già incaricato della redazione del progetto del nuovo teatro comunale, di redigere un progetto sulle aree da espropriare. Successivamente nominato per la redazione del progetto esecutivo, Petrini si occupò dei lavori del cimitero sino al 19 agosto 1872, data in cui dovette rinunciare al mandato per il protrarsi della sua malattia.

Sisma, Castelli: “Nell’appennino centrale un terzo degli eventi sismici del 2025, il modello adottato indica la via su sicurezza e prevenzione “

“Un evento sismico ogni 33 minuti, 43 al giorno, per un totale di 15.759 terremoti in Italia e nelle zone limitrofe. Il report di Ingv sui terremoti del 2025, appena pubblicato, ci ricorda con nettezza quanto l’Italia sia un Paese fragile e che, all’interno di questo contesto, l’Appennino centrale necessiti di particolari attenzioni e cure. Lo scorso anno, infatti, nell’area compresa tra le quattro regioni in cui si è concentrata la sequenza sismica del 2016-2017, sono stati registrati circa cinquemila terremoti, oltre il 30% del totale (con eventi di magnitudo mediamente contenuta). Dati che, da un lato, ci ricordano come quella della sismicità sia una condizione con la quale dobbiamo imparare a convivere investendo sulla cultura della sicurezza e, dall’altro, confermano la bontà dell’azione del Governo Meloni e del Ministro Musumeci che, proprio all’Appennino centrale, hanno voluto dedicare una particolare attenzione”.

Lo afferma il Commissario Straordinario al sisma 2016 Guido Castelli.

“L’esperienza post-sisma – prosegue Castelli – di cui sono stato chiamato ad occuparmi, infatti, è diventata un modello di riferimento per le aree interne, fondata sulla sicurezza e la sostenibilità ambientale, che mette al centro le buone pratiche, la prevenzione e la capacità di trasformare i dati scientifici in scelte operative al fine di rendere questi luoghi non solo vivibili, ma anche attrattivi e capaci di darsi un nuovo futuro, nel segno della crescita.

L’Appennino centrale è diventato così un laboratorio a cielo aperto (nel quale la ricostruzione si intreccia con la riparazione economica e sociale), che ha adottato come criterio di partenza lo studio del territorio e una visione più ampia della sicurezza. Se il terremoto non è prevedibile, i suoi effetti, però, possono essere ridotti sensibilmente attraverso una pianificazione che tenga conto delle caratteristiche dei luoghi e che veda l’applicazione di criteri rigorosi. La riduzione della vulnerabilità sismica cammina di pari passo con la gestione del rischio idrogeologico e con il contrasto allo spopolamento, elementi che incidono direttamente sulla tenuta dei territori e delle comunità.

Il patrimonio di conoscenze e di pratiche del Laboratorio Appennino centrale – prosegue – oggi rappresenta un riferimento anche per altri contesti colpiti da eventi sismici, come per i terremoti di Pesaro, Fano e Ancona del 9 novembre 2022, Umbertide, Gubbio e Perugia del 9 marzo 2023 e l’area dell’Appennino romagnolo del 18 settembre 2023.

La governance multilivello sperimentata nel cratere 2016 che vede la stretta collaborazione con i Presidenti delle quattro Regioni e i Comuni coinvolti, ha dimostrato di poter garantire risposte più ordinate ed efficaci, trasformando il post-emergenza in un percorso strutturato di messa in sicurezza. L’Appennino centrale – conclude Castelli -, da area fortemente colpita da eventi catastrofali, sta diventando un punto di riferimento che vuole fornire un contributo a tutta la Nazione”.

Caldarola, via libera al progetto per Palazzo Pallotta: la Conferenza regionale approva l’intervento da 12,5 milioni

La Conferenza regionale ha approvato il progetto definitivo  per il restauro e il miglioramento sismico di Palazzo Pallotta, storico edificio di piazza Vittorio Emanuele che ospita il municipio di Caldarola (Mc). L’intervento da 12,5 milioni rappresenta uno dei cantieri più rilevanti per il recupero del patrimonio culturale ferito dal sisma del 2016/2017.

«Con questo passaggio, la città si prepara all’avvio di uno dei suoi cantieri simbolo, destinato a restituire piena funzionalità a un edificio centrale per la vita amministrativa e a recuperare un pezzo essenziale della propria identità urbana – spiega il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Si tratta di un altro importante passo in avanti per tutto il cratere marchigiano, per cui mi preme ringraziare l’attività svolta in tandem con l’Ufficio Speciale Ricostruzione e la Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli».

«Grazie anche all’impegno della Struttura commissariale e del Commissario Guido Castelli – dice il sindaco Giuseppe Fabbroni – con questo passaggio abbiamo raggiunto uno dei nostri principali obiettivi programmatici. Il Comune predisporrà il progetto esecutivo per provvedere all’appalto e, nel frattempo, la Struttura commissariale, si occuperà dell’integrazione del finanziamento. Palazzo Pallotta e la piazza, prima del 2016, hanno sempre rappresentato il fulcro della vita comunitaria di Caldarola e tutte le difficoltà affrontate per sbloccare il progetto dello storico edificio sono state motivo di scoraggiamento per la cittadinanza. Ora, sapere che si potrà procedere con l’appalto dei lavori, riaccende la speranza di poter vedere presto Caldarola tornare al suo splendore. L’obiettivo è infatti quello di riportare il prima possibile le attività commerciali nei loro spazi originari, sotto il loggiato. La sistemazione del Palazzo Pallotta è un intervento concepito per fasi proprio affinché la piazza possa, pian piano, tornare a vivere».

Il progetto di recupero. Al momento del terremoto, il complesso ospitava al secondo piano gli uffici comunali, mentre il piano primo e il piano seminterrato erano adibiti ad attività museali; il piano terra era principalmente occupato da attività commerciali. Il progetto prevede un ampio insieme di interventi strutturali e architettonici per mettere in sicurezza l’edificio. Le murature portanti saranno consolidate con sarciture, scuci‑cuci, stilature dei giunti e iniezioni di malta, affiancate da rinforzi con intonaco armato Crm e dall’ammorsamento dei maschi murari. Al secondo piano e al sottotetto verranno inserite nuove catene in acciaio e realizzati setti portanti per garantire un miglior comportamento scatolare.

La parte più delicata riguarda le fondazioni: verranno installati micropali profondi fino a 15 metri, articolati su due livelli, mentre una palificata esterna di circa 40 metri sul lato della piazza servirà a eliminare le spinte del terrapieno e a permettere un consolidamento uniforme del sistema fondale.

La copertura sarà in parte demolita e rifatta con nuove capriate e solai in legno lamellare, mantenendo l’impostazione originaria. Sono previsti anche il restauro degli apparati decorativi, degli infissi, delle pavimentazioni storiche e degli ambienti più rappresentativi del palazzo.

Curiosità. Palazzo Pallotta, costruito alla fine del Cinquecento dal cardinale Evangelista Pallotta, contribuì a ridisegnare l’assetto urbano di Caldarola e la piazza antistante, concepita come parte di un progetto unitario. L’edificio, legato anche alla figura del pittore Simone De Magistris, è un raro esempio di architettura manieristica rimasta quasi intatta nei secoli. All’interno conserva affreschi e soffitti a cassettoni di grande pregio, arredi storici e materiali esposti in numerose mostre dedicate all’arte marchigiana. Agli inizi del Novecento fu aggiunto un piano superiore, poi utilizzato come sede degli uffici comunali.

 

Ok all’ intervento di riparazione del danno e rafforzamento locale della chiesa di San Vincenzo Ferreri ad Acquasanta Terme

Dalla conferenza permanente arriva il via libera all’ intervento di riparazione del danno e rafforzamento locale della chiesa di San Vincenzo Ferreri in Frazione Pozza ad Acquasanta Terme (Ap). La struttura portante è in muratura in pietra: esternamente si presenta in parte in muratura faccia vista e parte intonacata. Sul fronte nord-est sorge una piccola vela campanaria a due archi in cui trovano alloggiamento due piccole campane di epoca antica.  La copertura della chiesa è a falde del tipo a capanna con struttura portante lignea (travi e tavolato) e sovrastante manto in coppi, mentre quella della sacrestia è in latero-cemento a singola falda.

E’ prevista la sostituzione del tetto esistente della chiesa con nuova struttura in legno a doppia orditura (travi in castagno e arcarecci) non spingente e realizzazione di un cordolo perimetrale in carpenteria metallica per conseguire un comportamento scatolare della muratura, il  rifacimento dell’impermeabilizzazione della copertura della sacrestia, la realizzazione della linea vita per i lavori di manutenzione in copertura,  la posa in opera di tiranti metallici e capo-chiave a paletto al fine di eliminare i meccanismi locali per ribaltamento delle pareti e interventi diffusi di scuci-cuci.  Il. osto totale dell’intervento è di 220.000,00 euro.

“Il cambio di passo che abbiamo intrapreso trova concreta espressione in questi interventi. Non possiamo e non dobbiamo mai fermarci nel restituire alle comunità i loro luoghi più cari – spiega il Commissario alla ricostruzione, Guido Castelli –. Un risultato reso possibile grazie alla collaborazione del presidente della Regione Francesco Acquaroli, dell’Arcivescovo Gianpiero Palmieri, dell’Ufficio speciale per la ricostruzione e del sindaco Sante Stangoni, che ringrazio per la loro collaborazione”.

Castorano, approvato l’intervento di riparazione del danno e rafforzamento locale della chiesa di Santa Maria della Visitazione

La conferenza permanente ha approvato l’intervento di riparazione del danno e rafforzamento locale della chiesa di Santa Maria della Visitazione a Castorano (Ap). La struttura è in muratura con i muri portanti perimetrali in comunione tra la chiesa, la torre campanaria e il corpo della sacrestia e edifici di altre proprietà. La copertura è stata realizzata in epoca più recente con struttura composta da capriate in acciaio con soprastante tetto in laterocemento e manto di finitura in coppi.

E’ prevista la ripresa della stilatura dei giunti di malta delle murature facciavista tramite scarnitura della vecchia malta ammalorata e irrecuperabile con successiva stuccatura con malta di calce, il rinforzo e consolidamento agli incroci dei muri portanti nel sottotetto mediante chiodatura con barre in acciaio, il consolidamento mediante ricostituzione con metodo scuci-cuci del campo centrale dell’arco di mattoni posti a coltello dell’architrave della finestre sul lato ovest, la riparazione della copertura mediante la rimozione del manto di finitura composto da coppi con recupero degli elementi in buono stato e  la realizzazione di sistema di protezione permanente per evitare la caduta dall’alto sulla copertura mediante installazione di idonea linea vita a basso spessore per ridurre al massimo l’impatto visivo dall’esterno. Il costo totale dell’intervento è di 311.897,26 euro

“Le chiese sono uno  dei tasselli  fondamentali per mantenere vivo il senso di comunità in luoghi che già prima del sisma soffrivano del fenomeno dello spopolamento e che riteniamo doveroso salvaguardare- dichiara il commissario alla ricostruzione Guido Castelli- Desidero ringraziare il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Arcivescovo Gianpiero Palmieri, l’Ufficio ricostruzione Marche e il sindaco Rossana Cicconi per la loro fondamentale collaborazione”.

Interventi per i cimiteri marchigiani: oltre 3 milioni per sicurezza e decoro

La ricostruzione post-sisma passa anche dai luoghi della memoria. L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha appena pubblicato una serie di decreti relativi ad undici interventi che riguardano i cimiteri, tra approvazioni di progetti esecutivi, fattibilità tecnico-economiche e cantieri già avviati. Un impegno complessivo di oltre 3 milioni di euro.

«Si tratta di una delle conferme della mole del lavoro che stiamo portando avanti tutti insieme, grazie soprattutto all’Usr ed alla Regione guidata dal presidente Acquaroli – spiega il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. L’obiettivo è sempre quello di ridare dignità e sicurezza ai cimiteri marchigiani, con interventi che spaziano dal miglioramento sismico al restauro architettonico. Un investimento che conferma l’attenzione verso i luoghi simbolo delle comunità, colpiti duramente dal sisma».

A Pieve Torina (Mc), nella frazione Appennino, è stato approvato in Conferenza regionale il progetto di fattibilità tecnico-economica del cimitero danneggiato dal sisma. L’intervento prevede il consolidamento della chiesetta, il ripristino delle coperture e il miglioramento sismico dell’intero complesso, per un importo di progetto pari a 786.000.

A San Severino Marche (Mc) è stato approvato il progetto esecutivo per la riparazione dei danni al cimitero di Pitino e della cappella, con lavori di rifacimento delle coperture e consolidamento delle murature, per un importo di 238.610 euro.

A Cessapalombo (Mc) è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per il restauro del complesso cimiteriale, che comprende interventi strutturali e architettonici per garantire sicurezza e decoro, per un importo di 550.000 euro.

Ad Ascoli Piceno, nella frazione Venagrande, sono in corso i lavori per il muro di cinta e la chiesa del cimitero: l’importo complessivo è di 400.000 euro, con una prima liquidazione di 72.909 euro. Sempre nel comune di Ascoli, a Poggio di Bretta, è stato approvato il progetto esecutivo per il muro di cinta e il blocco loculi, per un valore di 260.000 euro.

A Roccafluvione (Ap) è stato dato il via libera al progetto esecutivo per la riparazione post-sisma del civico cimitero di Colleiano, con interventi di consolidamento delle murature e rifacimento delle coperture, per un importo di 230.000 euro.

A Folignano (Ap), invece, proseguono i lavori di messa in sicurezza e sistemazione della viabilità interna del civico cimitero: l’importo complessivo è di 130.000 euro, con una liquidazione recente di 25.048 euro.

A Monte Cavallo (Mc), è stato approvato il progetto esecutivo di riparazione danni e miglioramento sismico della cappellina cimiteriale, muro di cinta e dell’ingresso cimitero della frazione di Pian della Noce, con autorizzazione e concessione del contributo di 87.090 euro. Approvazione anche per il cimitero della frazione Cesure, con contributo di 129.620 euro.

A Francavilla d’Ete (Fm), la Conferenza regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per la riparazione del cimitero, per un importo di 300.000 euro.

Infine, ad Acquasanta Terme (Ap) è stato approvato il progetto esecutivo per il recupero dei cimiteri delle frazioni Tallacano e Falciano, con lavori di rifacimento delle murature perimetrali, ricostruzione della cappella e consolidamento delle coperture, per un importo di 230.000 euro.