Approvata la legge sui cammini. Castelli: “Un grande riconoscimento per i “Cammini della rinascita” dell’Appennino centrale”

“La nuova legge riconosce l’importanza di una rete di itinerari da percorrere “a piedi o con mobilità dolce e sostenibile” che “rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, di valorizzazione degli attrattori culturali, storici, artistici, religiosi, linguistici, paesaggistici, enogastronomici e sportivi nonché di sviluppo turistico dei territori interessati”. “Nell’Appennino centrale – dichiara Guido Castelli Commissario sisma 2016 – abbiamo avviato un importante investimento sul turismo lento, una scommessa per i territori colpiti dal sisma del 2016, che oggi potranno contare su una leva di rilancio economico, sociale e culturale rafforzata dall’approvazione di questa legge”. “

 

“Il Governo – continua Castelli – continua a mostrare attenzione alle esigenze del nostro territorio, permettendoci di continuare in quel “cammino sinodale” ovvero, del camminare insieme anche al fine di realizzare le attività di riparazione economica e sociale. L’Appennino centrale può diventare una delle mete più avanzate d’Europa per il turismo esperienziale, capace di generare reddito, rafforzare le radici e dare forma a un nuovo futuro”. “Nei 70 posti tappa posti lungo i nove cammini del cratere – conclude Castelli – contiamo che in breve tempo nasca una rete di accoglienza, sia presso le abitazioni dei residenti, sia attraverso la riconversione di strutture dedicate. Scommettere sulla ‘lentezza’ significa accelerare la rinascita dell’Appennino centrale”.

Dall’adozione di questa strategia nasce la guida “I cammini della Rinascita. Tesori nascosti nell’Appennino centrale” che sarà presentata il 10 febbraio prossimo alla BIT di Milano insieme al Ministro Daniela Santanchè.

Ricostruzione del centro storico a Visso: avviati i lavori per il recupero di Palazzo Trinità

A Visso (Mc) sono ufficialmente partiti i lavori di recupero e ricostruzione del Palazzo Santissima Trinità, uno degli edifici simbolo del centro storico e tra i più colpiti dal sisma del 2016/2017. Il via al cantiere segna un passaggio decisivo per la rinascita del cuore urbano vissano, dopo che l’Ufficio Speciale Ricostruzione aveva approvato il progetto esecutivo da 4,9 milioni di euro.

«L’avvio dei lavori rappresenta un segnale importante per uno dei pilastri della ricostruzione pubblica del centro storico – spiega il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli -. Con l’apertura ufficiale del cantiere, Palazzo Santissima Trinità compie così il primo passo verso il ritorno alla vita. Per Visso e tutto il cratere marchigiano si tratta di un segnale di fiducia, di cui ringrazio il Comune, l’Usr e la Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli».

«Con questo intervento iniziamo davvero il recupero del centro storico di Visso, a quasi dieci anni dalle scosse di fine ottobre 2016. Partiamo da un palazzo simbolo e contiamo di avviare presto anche i lavori nella piazza storica, nel cuore del paese – dice il sindaco di Visso Rosella Sensi – Ringrazio per l’impegno, la vicinanza e il lavoro condiviso il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e i professionisti dell’USR Marche».

Il palazzo rappresenta una testimonianza preziosa dell’architettura locale e come gran parte del centro, ha subito danni gravissimi fino al crollo parziale, rendendo necessario un intervento complesso e articolato.

L’avvio dei lavori permette ora di trasformare la progettazione in operazioni concrete. L’obiettivo è restituire all’edificio le sue molteplici funzioni originarie, dal residenziale alle attività commerciali, dagli uffici pubblici ai servizi sanitari. Prima del terremoto, Palazzo Trinità ospitava infatti abitazioni, depositi, laboratori e un poliambulatorio, configurandosi come un punto di riferimento per l’intera comunità.

L’intervento prevede una ricostruzione rispettosa della tradizione costruttiva e dei materiali locali, con murature armate in laterizio e fondazioni in conglomerato cementizio armato, mentre la copertura tornerà a essere realizzata in legno con sistemi isolanti e impermeabilizzanti di nuova generazione. Sono previsti serramenti in legno e finiture che ripropongono l’estetica originaria, con pavimenti in cotto per le aree residenziali e commerciali e gres porcellanato per gli ambulatori.

Il progetto comprende varie tipologie di intervento a seconda delle singole porzioni del complesso: alcune subiranno demolizione e ricostruzione, altre verranno consolidate attraverso miglioramenti sismici mirati. La natura frammentata del danno ha infatti imposto un lavoro di dettaglio su ogni corpo di fabbrica, affinché il palazzo possa tornare a essere non solo sicuro, ma anche funzionale alle esigenze contemporanee della comunità.

Curiosità. L’edificio dell’ex-ospedale della Santissima Trinità venne fondato presso la Porta Santa Maria nel 1338 e sottoposto al Capitolo di San Pietro. Nel 1444 venne concesso alle monache dette dell’Ospedale. Sull’architrave del portale si trova inciso l’anno 1553 con l’acronimo di “Sancta Trinitas Unus Deus Miserere Nobis” che indica la funzione dell’edificio all’accoglienza dei bisognosi e malati e, per la sua posizione esterna alla cinta muraria cittadina, la specificità di luogo utilizzato come lazzaretto.

Ok al progetto di miglioramento sismico della chiesa di Santa Maria Assunta in località “Ioanella” a Torricella Sicura

La conferenza permanente ha approvato il progetto di miglioramento sismico della chiesa di Santa Maria Assunta in località “Ioanella” a Torricella Sicura, in provincia di Teramo.

Fonti storiche rilevano la presenza della Chiesa già dal 1190 e nel 1289, in questo periodo la chiesa si configurava come un unico corpo con pianta rettangolare a 3 navate e copertura a due falde.Nel XVI secolo la chiesa subiva un ampliamento, con la realizzazione di una porzione della sagrestia nel lato Ovest, oltre il muro di confine, sul quale poggiava l’altare centrale. La struttura esistente oggi si compone di tre navate, due laterali oltre alla principale centrale e da spazi retrostanti. Sono previste l’iniezione di miscele a base di calce, interventi di scuci-cuci, la demolizione e ricostruzione della copertura in legno in sacrestia, il rinforzo di volte ed archi, la realizzazione del cordolo sommitale in acciaio, la rimozione e ricostruzione solai di piano e il consolidamento dell’architrave in legno. Il costo dell’intervento è di 516.514,80 euro.

“Ogni settimana si evidenzia un netto cambio di passo nella ricostruzione di questi gioielli che parlano di fede e storia – dichiara il commissario alla ricostruzione sisma Guido Castelli – Desidero ringraziare il presidente della Regione Marco Marsilio, il Vescovo Lorenzo Leuzzi, l’ufficio ricostruzione e il sindaco Daniele Palumbi per la loro collaborazione, fondamentale per l’importante lavoro che stiamo portando avanti”.

Approvato l’intervento di riparazione del danno locale della chiesa di Santa Maria Maddalena in Località “Capo di Rio” a Cingoli

La conferenza permanente ha dato il via libera all’ intervento di riparazione del danno locale della chiesa di Santa Maria Maddalena in Località “Capo di Rio” a Cingoli (Mc). Il complesso edilizio è composto da un unico corpo di fabbrica, comprendente la chiesa, la sacrestia e il campanile. L’intero complesso si sviluppa su un’area rettangolare di circa 9,5 m per 10,8 m. La chiesa ha una navata unica a pianta rettangolare, che termina con un abside semicircolare dove è posizionato l’altare. La sacrestia e il campanile sono collocati lateralmente sullo stesso lato della chiesa.

E’ prevista la rimozione controllata del manto di copertura esistente costituito da coppi in laterizio, con calo a terra e accatastamento per successivo riutilizzo o selezione, la posa in opera di membrana impermeabilizzante sull’intera superficie di copertura, con particolare cura nei raccordi e nei punti critici, inserimento di catene metalliche di controventamento, l’intervento di cerchiatura della sommità della muratura dell’abside e la stuccatura di fessurazioni e fratturazioni degli strati di intonaco. Il costo dell’intervento è 141.714,29 euro.

“Desidero ringraziare, per la loro fondamentale collaborazione, il presidente della Regione Francesco Acquaroli, il Vescovo Nazzareno Marconi, l’ufficio ricostruzione e il sindaco Michele Vittori. Insieme lavoriamo senza sosta per restituire alla comunità questi simboli di fede e storia, parte essenziale dei nostri territori” sottolinea il commissario alla ricostruzione sisma Guido Castelli

Servigliano, verso la conclusione dei lavori per il percorso di riqualificazione post sisma del Parco della Pace: la ricostruzione come tutela della memoria

Saranno conclusi entro pochi mesi i lavori post sisma per migliorare il  percorso della Casa della Memoria all’interno dell’ex campo di prigionia CPG-59 di Servigliano. Con il decreto commissariale n. 4 del 12 gennaio 2026 è stato disposto il trasferimento del secondo acconto, pari a 92.163,23 euro, che porta al 50% il contributo complessivamente concesso per l’intervento della parte destinata a laboratorio, a seguito dell’avvenuto affidamento dei lavori, nell’ambito dell’Ordinanza n. 137 del 2023.

L’intervento riguarda il monumento nazionale Ex campo di prigionia CPG-59, nel cratere fermano, e rientra in un quadro più ampio di progetti per complessivi 600.000 euro. Le risorse sono destinate al recupero di due edifici del complesso, oggi Parco della Pace, danneggiati dagli eventi sismici del 2016-2017. Uno degli immobili sarà destinato a biglietteria, book shop e punto informativo con servizi; l’altro diventerà spazio laboratoriale, in stretta connessione con le attività della Casa della Memoria. Tutti gli interventi prevedono miglioramento sismico ed eliminazione delle vulnerabilità preesistenti e stanno seguendo il cronoprogramma, con la conclusione dei lavori attesa per la prossima estate. Da sottolineare che l’attività del sito, densa soprattutto in questi giorni, alla vigilia della Giornata della Memoria, prosegue  in concomitanza dei lavori stessi.

«Il decreto che dispone il secondo acconto per lo spazio laboratoriale del CPG-59 – dichiara il Commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli – dimostra che la ricostruzione non è solo messa in sicurezza degli edifici, ma anche responsabilità verso la memoria storica. Recuperare questo luogo significa restituirgli una funzione viva, capace di produrre conoscenza, consapevolezza e trasmissione del sapere, soprattutto alle nuove generazioni, per educare ai valori della pace, della democrazia e della solidarietà».

Soddisfazione anche dall’amministrazione comunale. «Grazie all’intervento strutturale finanziato con i fondi sisma, attraverso la Struttura commissariale guidata da Guido Castelli, e al Piano nazionale complementare – misura B2.2, con cui stiamo rifunzionalizzando gli spazi interni e dotando il sito di nuove strumentazioni, stiamo valorizzando ulteriormente il Parco della Pace e dando nuovi strumenti all’associazione Casa della Memoria, che gestisce questo importante monumento, presidio di storia», afferma il sindaco di Servigliano Marco Rotoni. «L’obiettivo è una visione complessiva di accelerazione dal punto di vista documentale, educativo, formativo e turistico».

Luogo presidio di memoria. L’investimento assume un significato particolare in prossimità del 27 gennaio, Giornata della Memoria, in un sito che conserva una storia complessa e drammatica. Il CPG-59 fu campo di prigionia per soldati Alleati ed ebrei. Tra le due guerre venne chiuso e poi utilizzato come deposito militare; nel 1935 una parte dell’area fu ceduta al Dopolavoro Comunale e trasformata in campo sportivo, tuttora attivo. Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, il campo riaprì accogliendo prima prigionieri greci e poi soldati Alleati, fino a sfiorare la capienza massima. Dopo l’8 settembre 1943 i prigionieri riuscirono a fuggire attraverso una breccia nel muro di cinta, trovando spesso accoglienza nella Valle del Tenna e nei Monti Sibillini. Dall’ottobre 1943 il campo passò sotto controllo nazista: gli ebrei arrestati nella zona furono detenuti fino al maggio 1944, quindi trasferiti a Fossoli e deportati ad Auschwitz con il convoglio del 16 maggio 1944.

Castelli: “Rieti e L’Aquila unite dalla cultura, sfida comune per l’appennino centrale”

“Rieti al fianco de L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 è un segnale forte di coesione e una grande opportunità di crescita non solo per le due città, ma per l’intero Appennino centrale. Il gemellaggio tra comunità che hanno conosciuto il dolore e le difficoltà dei sismi del 2009 e del 2016 testimonia la capacità di reagire alle difficoltà, di rialzarsi e di tornare a correre dopo anni complessi, trasformando le ferite in energia positiva e visione condivisa”.

Lo afferma il Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, che oggi ha partecipato a Rieti, presso il Teatro Flavio Vespasiano, alla presentazione delle iniziative legate a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. All’evento hanno preso parte, tra gli altri, anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi e il Sindaco de l’Aquila, Pierluigi Biondi. L’adesione di Rieti a L’Aquila si colloca nel solco del progetto ispirato al motto “Un territorio, mille capitali”, una visione che supera i confini comunali e valorizza la cooperazione tra le città dell’Italia centrale. Rieti ha sostenuto con convinzione la candidatura dell’Aquila e partecipa a un percorso condiviso che punta su rigenerazione, cultura e riconoscimento delle identità locali, rafforzando il senso di appartenenza a una comunità più ampia.

“La giornata odierna – aggiunge Castelli – è il frutto di un lavoro paziente e concreto finalizzato al rilancio delle aree interne, portato avanti in questi anni dal Sindaco Daniele Sinibaldi, dall’assessore regionale Manuela Rinaldi e dall’onorevole Paolo Trancassini. Il loro impegno costante a favore del territorio rappresenta un fattore decisivo per rafforzare e accelerare quell’opera di ricostruzione e di riparazione sociale che stiamo realizzando non solo a Rieti, ma in tutto il cratere sabino. Una collaborazione istituzionale che ha contribuito in modo determinante a dare vita a progetti strategici capaci di rilanciare la città e renderla più attrattiva e competitiva. In questo quadro si inseriscono iniziative di grande valore, come la creazione del polo “Rieti città universitaria”, la trasformazione dell’ex Ospedale in un nuovo polo universitario e la riqualificazione dell’ex Centro Strampelli. Inoltre, grazie alle risorse del Pnc abbiamo avviato ben 132 interventi nel territorio reatino, con una spesa pubblica di sostegno agli investimenti di circa 53milioni di euro che, a sua volta, ha attivato investimenti privati di pari consistenza. Progetti che parlano di futuro, di giovani, di formazione e di una città che investe sulla conoscenza come leva di sviluppo. Per il capoluogo sabino questo sarà un anno denso di iniziative, attività ed eventi, ma anche di riaperture e di restituzione alla città di spazi dedicati alla cultura, alla formazione e all’identità. Un’occasione – conclude Castelli -per consolidare la ricostruzione materiale e sociale e per ribadire che l’Appennino centrale è capace di fare rete e esprimere energia, talento e futuro”.

“L’apertura dell’anno che vede L’Aquila Capitale italiana della Cultura, con Rieti al suo fianco, segna un passaggio storico per l’intero Appennino centrale – ha dichiarato l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio, Manuela Rinaldi -. È un’occasione concreta per valorizzare questi territori e sostenere lo sviluppo di queste aree duramente colpite dai sismi, sulle quali si basa il lavoro in sinergia intrapreso negli ultimi anni, con il Commissario Guido Castelli, l’on. Paolo Trancassini.

Rieti e L’Aquila, città gemellate per storia, resilienza ed ora anche alla visione, dei Sindaci Pierluigi Biondi e Daniele Sinibaldi, rappresentano un modello di rinascita condivisa e di futuro fondato su cultura, identità e coesione”.

Venarotta, lavori in corso alla Chiesa di San Salvatore: avanza il cantiere per la riparazione e il miglioramento sismico

La chiesa del Santissimo Salvatore, edificio di culto della frazione Cerreto di Venarotta, è oggi interessata da un importante intervento di riparazione e miglioramento sismico avviato nell’ambito della ricostruzione post‑sisma.  L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha autorizzato la liquidazione del primo acconto dei lavori, pari a 104.114 euro, a fronte di un contributo complessivo concesso alla Diocesi di 364.739 euro.

«L’obiettivo è restituire alla comunità un luogo di culto sicuro, pienamente fruibile e rispettoso della sua storia, garantendo allo stesso tempo una migliore conservazione del patrimonio architettonico – spiega il commissario straordinario, Guido Castelli -. Il recupero dell’edificio rappresenta non solo un intervento tecnico, ma anche un tassello essenziale della ricostruzione culturale e identitaria del territorio. Ringrazio la forte collaborazione avviata con la Diocesi ed il lavoro costante di Usr e della Regione guidata dal presidente Acquaroli».

La chiesa, documentata già nel 961 nella storia del castello medievale di Cerreto, presenta un impianto che ha assunto la forma attuale prima del XVI secolo. Le murature in arenaria, la facciata semplice ma caratteristica, la vela campanaria con le monofore e gli ambienti interni a due navate costituiscono elementi identitari del complesso, già oggetto in passato di modifiche sostanziali.

A seguito del sisma del 2016/2017, l’edificio ha riportato danni molto rilevanti.

Con l’avvio del cantiere, si prevede la completa sostituzione del tetto della chiesa con una nuova struttura lignea non spingente, dotata di capriata centrale e cerchiature metalliche, insieme alla sostituzione dei solai ammalorati della sacrestia e delle coperture che presentavano degradi e rischi strutturali. La vela campanaria, crollata durante il sisma, sarà ricostruita recuperando gli elementi lapidei originari e integrandoli con materiali compatibili.  Sono inoltre previsti consolidamenti delle murature mediante tecniche contemporanee – tra cui intonaci armati e iniezioni di miscele leganti – che consentiranno di migliorare in modo significativo la risposta sismica dell’intero complesso.

Serrapetrona, approvato l’intervento di miglioramento sismico della chiesa di San Francesco

La conferenza permanente ha dato il via libera all’ intervento di miglioramento sismico della chiesa di San Francesco a Serrapetrona (Mc). La costruzione del complesso comprendente la chiesa di San Francesco si articola in un grande quadrilatero, con chiostro centrale, composto, sui tre lati a monte, dal convento e dall’ex teatro parrocchiale e a sud dalla stessa chiesa. La chiesa è in stile gotico francescano tipico dell’Italia centrale, particolarmente diffuso nelle Marche e in Umbria. All’interno è conservato il Polittico di Lorenzo D’Alessandro (Sec. XV) oltre all’organo realizzato dal maestro Francesco Santilli.

Sono previste la risarcitura della muratura in corrispondenza delle lesioni riscontrate, previa accurata scarnitura, depolverizzazione e lavaggio delle superfici, compresa la ripresa di intonaco con il materiale preesistente, il rifacimento dei solai in legno e contestuale cerchiatura in acciaio posizionata ad anello nel perimetro interno della muratura in corrispondenza dei solai interpiano, prevedendo l’inserimento di profili metallici solidarizzati alle murature mediante l’utilizzo di perfori armati e si prevede un nuovo sistema di incastellatura campanaria, in quanto l’esistente interferisce con le opere di ripristino interne di ristilatura dei giunti e rifacimento dei solai. Il progetto prevede anche la realizzazione di incastellatura ammortizzata antisismica, soluzione che permette di migliorare la stabilità del campanile. L’intervento ha un costo di 449.484,27 euro.

 

“Di particolare importanza sono gli interventi relativi agli edifici di culto. Le nostre chiese, oltre al loro valore storico e artistico, hanno una grande valenza spirituale e sociale. Restituirle alle comunità significa anche ricreare un clima di ritrovata normalità- dice il commissario alla ricostruzione Guido Castelli – Voglio ringraziare il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Arcivescovo Francesco Massara, l’Ufficio ricostruzione e il sindaco Silvia Pinzi per la loro collaborazione sempre efficace”.

“Un grazie al commissario Castelli, all’ufficio ricostruzione e alla Sopraintendenza per la grande collaborazione che ci permetterà di restituire un gioiello alla comunità di Serrapetrona che potrà così riappropriarsi di un bene che appartiene alla loro storia e identità” ha dichiarato l’Arcivescovo Francesco Massara.

Castelli: “Grazie al commissario Fitto l’Europa riconosce il diritto a restare alle popolazioni delle aree interne”

“L’Unione europea riconosce finalmente il “diritto a restare” alle popolazioni e soprattutto a quelle che abitano le aree interne: un segnale forte, di quella nuova Europa che il vicepresidente Ue, Commissario Raffaele Fitto, sta contribuendo a far nascere, dopo decenni di centralismo e di leadership delle regioni del Nord Europa, certamente meno sensibili alla questione”. Il Commissario straordinario per la ricostruzione e la riparazione del Centro Italia colpito dal sisma del 2016-2017, senatore Guido Castelli, ha commentato così le notizie giunte da Bruxelles, a margine dell’audizione di Raffaele Fitto nelle commissioni congiunte Agricoltura (Agri), Bilancio (Budg) e Sviluppo regionale (Regi) del Parlamento europeo.

Oltre all’”agenda per le città” la Commissione europea è al lavoro – ha detto Fitto –  “per presentare altre quattro strategie” che riguarderanno “le isole, le regioni ultraperiferiche, le aree di confine orientale e, infine, il diritto a restare, per affrontare la grande sfida che abbiamo per la popolazione e per le aree interne”.

“E’ un cambio di strategia nelle politiche di coesione europea – ha aggiunto il senatore Castelli – in piena sintonia con il cambio di paradigma per le aree interne rivendicato in Italia dalla premier, Giorgia Meloni, attraverso una strategia chiara e concreta, che investe in opere e interventi che servono davvero alle imprese, alle famiglie e ai territori del nostro Paese. Questa sensibilità rivolta ai territori e alle popolazioni delle aree interne, manifestata dal Governo italiano, si sta affermando anche a Bruxelles, grazie all’impegno e alla determinazione dei nostri rappresentanti, come il Commissario Fitto”.

“E’ un ulteriore riconoscimento per l’impegno assunto dalla Struttura Commissariale che dirigo da tre anni, grazie alla fiducia attribuitami dal Governo, per la rinascita del Centro Italia. Dobbiamo continuare a percorrere questo cammino – continua Castelli – per ricostruire e rilanciare l’Appennino centrale cogliendo le opportunità del nuovo quadro finanziario europeo. Si tratta di occasioni per sostenere quegli sforzi che mirano ad assicurare ai cittadini, anche e soprattutto nell’Appennino, il diritto a restare in un’Italia più forte, un’Italia più unita e coesa. La scorsa estate abbiamo contribuito al festival della “Restanza e della Tornanza” nelle aree del cratere del sisma 2016-2017. Restare e tornare sono diritti finalmente riconosciuti a chi non vuole abbandonare le sue radici e non vuole essere abbandonato nel percorso di rigenerazione sociale ed economica del proprio territorio. In questo contesto, il modello Appennino centrale si candida a diventare un riferimento per il necessario aggiornamento delle politiche di coesione, verso una governance integrata tra Stato e Regioni che possa essere sempre più vicina ai bisogni dei cittadini e delle imprese”.

Macerata, miglioramento sismico per il cimitero civico: progetto da 2,8 milioni

L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha approvato il progetto esecutivo relativo alla riparazione e al rafforzamento locale del cimitero civico di Macerata. L’intervento, inserito nell’ordinanza commissariale 137 del 2023, prevede un finanziamento complessivo di 2.885.000 euro e riguarda l’intero complesso monumentale, composto dall’ingresso storico e dai tre chiostri.

«Il recupero del cimitero entra nella fase operativa, ponendo le basi per un intervento complessivo che mira a restituire piena sicurezza e funzionalità a uno dei luoghi più significativi della città – spiega il commissario straordinario, Guido Castelli –. L’edilizia cimiteriale rappresenta uno dei settori della ricostruzione che più merita attenzione, anche e soprattutto per quanto rappresenta. Continuiamo a lavorare con costanza ed a 360 gradi grazie alla forte collaborazione dei Comuni, dell’Usr e della Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli».

Il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli: «L’intervento rappresenta un contributo di grande valore non solo sotto il profilo infrastrutturale, ma anche per l’importanza storica, culturale e simbolica che il cimitero riveste per la nostra città. Grazie al sostegno del Commissario Castelli e dell’Ufficio Ricostruzione sarà possibile restituire decoro e funzionalità a un luogo profondamente legato alla memoria collettiva e all’identità di Macerata. La sensibilità istituzionale e l’attenzione dimostrate nei confronti del nostro territorio confermano l’efficacia di una collaborazione proficua tra le istituzioni, orientata alla tutela del patrimonio e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini».

Il cimitero, realizzato tra il 1810 e i primi anni del ‘900 anche attraverso il riutilizzo di parti dell’antico convento agostiniano di Santa Maria della Fonte (1510), presenta una struttura articolata con tre chiostri collegati da un lungo porticato e un edificio di ingresso a tre livelli. I danni riportati dal sisma del 2016/2017 hanno interessato sia le strutture portanti sia gli elementi non strutturali, con lesioni alle murature, alle volte, ai solai e alle coperture, oltre a degradi diffusi sulle superfici in pietra e laterizio.

Il progetto esecutivo approvato prevede, innanzitutto, un intervento di miglioramento sismico sull’ingresso monumentale, attraverso opere che includono la realizzazione di solai collaboranti, l’inserimento di cordoli metallici, il consolidamento dei controsoffitti voltati, la cerchiatura delle finestre e la stabilizzazione del contrafforte della facciata.

Nei tre chiostri e nelle relative porzioni di porticato sono previsti interventi di riparazione e rafforzamento locale, con la sostituzione delle parti ammalorate delle coperture lignee, il consolidamento delle volte, la revisione del manto di coppi, la sistemazione delle pavimentazioni deteriorate e il recupero delle superfici murarie danneggiate.

Il progetto interessa anche il deposito, la sala anatomica e gli ambienti collegati, dove sono previsti interventi su solai e scale per ripristinare le condizioni di sicurezza. Sono inoltre programmate opere di manutenzione e restauro degli elementi lapidei e l’introduzione di linee vita e passerelle metalliche per migliorare l’accessibilità e la sicurezza degli operatori.