Ricostruzione post-sisma: oltre 1 milione di euro per far tornare a vivere tre chiese del Maceratese

La ricostruzione post-sisma fa passi avanti significativi anche per i luoghi di culto, veri e propri punti di riferimento delle comunità del cratere, dove si sono svolti i momenti più importanti della vita collettiva – dai battesimi ai matrimoni, fino all’ultimo saluto ai propri cari. Grazie a nuove risorse e a un impegno costante, diverse chiese del Maceratese potranno presto tornare a essere spazi di preghiera, incontro e memoria.

Il Commissario straordinario alla ricostruzione ha firmato tre nuovi decreti per finanziare interventi su altrettanti edifici religiosi della provincia di Macerata. A Matelica sono stati stanziati 450.000 euro per la Chiesa di Santa Teresa, per lavori di riparazione danni e miglioramento sismico su un progetto complessivo da 750.000 euro realizzato dalla Diocesi di Fabriano–Matelica. A Montecassiano, in località Vissani, sono stati assegnati 500.000 euro per la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con un intervento di miglioramento sismico del valore complessivo di 500.000 euro, attuato dalla Diocesi di Macerata–Tolentino–Recanati–Cingoli–Treia. Infine, ad Apiro, è stato approvato un incremento di 152.135,95 euro per la Collegiata di Sant’Urbano, che porta l’investimento complessivo a 902.135,95 euro, con lavori realizzati dall’Arcidiocesi di Camerino–San Severino Marche.

“Restituire vita ai luoghi di culto significa restituire identità, coesione e centralità alle comunità che li vivono” – ha dichiarato il Commissario  –. “La ricostruzione post-sisma non riguarda soltanto le abitazioni e le opere pubbliche, ma anche quei beni identitari che custodiscono la memoria collettiva e rappresentano il cuore dei nostri borghi. Grazie a questi interventi, chiese che per anni sono state chiuse torneranno presto a essere patrimonio vivo delle comunità”.

Le risorse, provenienti dalla contabilità speciale prevista dal D.L. 189/2016, rientrano nelle programmazioni delle Ordinanze 105/2020 e 132/2022 e saranno gestite in collaborazione con l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche e le Diocesi competenti.

«Rivolgo un sincero ringraziamento al Commissario per il grande contributo che sta offrendo alle nostre comunità attraverso il restauro delle chiese, che non sono solo luoghi di culto, ma anche scrigni di storia e di identità dei nostri paesi. La ricostruzione rappresenta un segno concreto di un impegno costante verso i territori feriti dal terremoto e sta restituendo loro la bellezza, facendo rifiorire un patrimonio unico nel panorama nazionale« il commento dell’Arcivescovo Francesco Massara che guida le diocesi di Fabriano-Matelica e Camerino-San Severino Marche.

«Sono contento di poter testimoniare, nel concreto, come la collaborazione istituzionale tra le Chiese marchigiane, la Regione Marche, le Province, i Comuni, la Soprintendenza territorialmente competente e soprattutto l’Ufficio speciale per la ricostruzione delle Marche, assieme al grande impegno di progettazione ed esecuzione dei lavori messo in campo dagli ordini professionali e dalle imprese, nonché il lavoro di rendicontazione svolto dalle Diocesi stanno dando dei frutti concreti e sempre più visibili, per il bene delle nostre comunità», conclude il Vescovo di Macerata Nazzareno Marconi.

 

Apiro, dalla Conferenza regionale ok al progetto per il nuovo Distaccamento dei Vigili del Fuoco

La Conferenza Regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per la realizzazione del nuovo Distaccamento Caserma dei Vigili del Fuoco nel comune di Apiro (Mc), in attuazione dell’ordinanza commissariale numero 137 del 2023. L’intervento, finanziato con fondi della Camera dei Deputati e rientrante nel Programma straordinario di Rigenerazione Urbana connessa al sisma, prevede un investimento complessivo di 3.680.000 euro.

«Con l’approvazione da parte della Conferenza si apre ora la fase di progettazione esecutiva che precede la successiva realizzazione dell’opera – spiega il commissario alla ricostruzione -. Essa rappresenta un importante passo avanti nella ricostruzione post-sisma e nel rafforzamento delle infrastrutture di protezione civile nel territorio. Ringrazio per il lavoro costante il Comune, l’Ufficio Speciale Ricostruzione e la Regione Marche guidata dal presidente Francesco Acquaroli».

Il progetto è finalizzato alla delocalizzazione di due strutture danneggiate dagli eventi sismici del 2016/2017: il Centro Operativo Comunale e il distaccamento dei Vigili del Fuoco. L’area individuata per la nuova costruzione si trova in via Borgo Trento, attualmente occupata da un campo sportivo.

La nuova caserma sarà un edificio strategico sviluppato su tre livelli, con spazi dedicati sia ai Vigili del Fuoco che al Coc, e dotato di impianti fotovoltaici, aree di addestramento, parcheggi drenanti e una zona per l’atterraggio di elicotteri. Particolare attenzione è stata riservata alla compatibilità paesaggistica con la vicina Chiesa di Santa Felicita, bene tutelato.

Castelli: “L’appello dei Vescovi per le aree interne trova piena applicazione nell’opera di riparazione e sostegno economico e sociale del cratere sisma 2016”

L’allarme dei Vescovi sui pericoli di una desertificazione delle aree interne contiene la richiesta alle istituzioni di un forte impegno per diminuire le disuguaglianze e i divari che vivono gli abitanti di queste zone. Al centro di questa riflessione c’è il ruolo delle comunità che non possono essere lasciate sole, per ottenere questo obiettivo “S’impone una diversa narrazione della realtà” che assicuri un sostegno autentico ed equilibrato alle comunità locali messe a rischio dalle continue emergenze, dalla scarsa consapevolezza e dalla rassegnazione.

L’area del cratere sisma 2016 è un concentrato dei rischi che colpiscono le aree interne, dove l’emergenza post sisma accelera i processi disgregativi e la scarsa consapevolezza per il futuro e la rassegnazione minano gli enormi sforzi per la ricostruzione. Per queste ragioni l’attenzione al terzo settore, ai servizi sociali e alla persona, al lavoro e all’inclusione riguarda la funzione stessa della Struttura Commissariale sisma 2016, che affianca alla ricostruzione anche la responsabilità della riparazione e della ripresa economica e sociale. Questo lavoro deve necessariamente essere accompagnato da un processo di approfondimento e di condivisione delle potenzialità delle comunità del cratere finalizzato a superare la rassegnazione e a far crescere la consapevolezza che le case ricostruite saranno anche abitate e vissute.

“Nel cratere sisma 2016 stiamo dando seguito all’appello dei Vescovi di sostenere le realtà territoriali per progetti che promuovano la coesione sociale e favoriscano la “restanza” – dichiara Guido Castelli Commissario sisma 2026 – i nostri sforzi sono indirizzati a creare le migliori condizioni affinché le persone, soprattutto giovani, scelgano di rimanere e costruire il proprio futuro nei luoghi in cui sono nati. Lo stiamo facendo attraverso uno sforzo che, in linea con quanto affermano i Vescovi, è frutto di un processo dal basso, fondato sull’ascolto dei bisogni e sul coinvolgimento di tutti i protagonisti”.

“Nel cratere sisma 2016 – prosegue Castelli – l’attenzione al ruolo del terzo settore è stata massima, attraverso il bando B2.3 abbiamo destinato risorse specifiche al mondo del volontariato e delle associazioni consapevoli del contributo fondamentale che svolgono per mantenere il senso di comunità. Con il Ministero del Lavoro abbiamo attivato una serie di iniziative per favorire l’autoimpiego e colmare i divari con misure dedicate, come quelle del welfare, favorire l’accesso al fondo per il contrasto alla povertà finalizzato a sostenere le famiglie in condizioni di vulnerabilità, e l’accesso alla nuova programmazione del PN Inclusione che riguarda il rafforzamento dei servizi socioeducativi a favore degli adolescenti e preadolescenti in condizione di vulnerabilità. Inoltre, abbiamo dato una spinta senza precedenti in Italia allo sviluppo di strumenti di collaborazione tra i diversi soggetti come il partenariato pubblico privato che sta assicurando il mantenimento di servizi essenziali per il territorio e, come in nessun altra realtà, abbiamo fornito risorse e strumenti per la nascita di 40 nuove Comunità Energetiche Rinnovabili, sviluppate in coerenza con gli indirizzi della Conferenza Episcopale Italiana  in una prospettiva che abbraccia la tutela dell’ambiente, la giustizia nei rapporti economici e sociali, la cura della persona umana e delle comunità.”.

“Anche noi, come i Vescovi – conclude Castelli – facciamo nostre le parole del profeta: «Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele» (Ez 3,17), il nostro impegno è ricostruire in sicurezza le abitazioni e assicurare le condizioni per mantenere le comunità dell’Appenino centrale che svolgono un ruolo fondamentale per tutta la Nazione perché, come giustamente ricordano i Vescovi, un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio – per nulla ipotetico – di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto”.

 

Ussita, conclusa la fase di messa in sicurezza del cimitero monumentale di Castelmurato in località Castelfantellino

Il cimitero di Castelmurato, in località Castelfantellino di Ussita, rappresentava una delle ferite aperte dal terremoto, non solo come luogo di raccoglimento e di visita ai propri antenati, ma anche come sito di grande valore storico, nato come fortezza nel tardo medioevo e poi per la presenza anche della cappella della Casa del Cardinale Gasparri.

Le forti scosse del 2016 hanno colpito duramente quest’area: oltre a distruggere il cimitero, hanno provocato lo smottamento del versante su cui insiste l’unica strada di accesso e la distruzione totale del borgo storico di Castelfantellino, situato lungo lo stesso crinale e nelle immediate vicinanze del cimitero.

 

La prima fase dell’intervento, conclusa a marzo 2025, ha previsto la messa in sicurezza e la bonifica del sito, con esumazione e ricollocazione di oltre mille salme, la catalogazione e custodia degli elementi architettonici di pregio, smontaggi controllati e puntellamenti delle strutture rimaste.

Con il Decreto n. 765 del 20 agosto 2025 è stato trasferito all’Ufficio Speciale Ricostruzione Marche il saldo di 1,86 milioni di euro, a copertura delle spese sostenute per questa fase. Il progetto esecutivo, inizialmente stimato in 2,85 milioni di euro, si è concluso con una spesa di 2,52 milioni e un’economia di oltre 323 mila euro.

Il percorso ora prosegue con la ricostruzione del nuovo cimitero, affidata al Comune di Ussita in qualità di soggetto attuatore.

«Abbiamo dovuto affrontare difficoltà tecniche e umane importanti – viene sottolineato – ma il lavoro svolto ha permesso di preservare elementi di pregio artistico e di ridare dignità a chi riposava qui. La strada è tracciata: la comunità di Ussita, insieme a chi qui ha le proprie radici, potrà ritrovare un luogo dove portare un fiore, ma anche essere testimone ancora della propria storia», commenta la Struttura Commissariale sisma 2016.

«Questo intervento ci ha permesso di ridare una degna sepoltura ai nostri cari dopo la totale distruzione del nostro cimitero monumentale. Nel frattempo abbiamo lavorato insieme alla Struttura commissariale per l’elaborazione del progetto per la ricostruzione del Cimitero. Nei mesi scorsi si è svolta la gara con una procedura a rilevanza comunitaria, per un importo di circa 9.000.000 di euro e per la quale stiamo aspettando di conoscere la società aggiudicataria dell’appalto che svolgerà i lavori. Anche la ricostruzione del nostro cimitero, il luogo del cuore per tanti Ussitani e non, è ormai una realtà», spiega l’amministrazione comunale di Ussita.

 

 

Montefortino, approvato l’intervento di riparazione danni e miglioramento sismico della chiesa di Santa Lucia in località Colsilvano

La Conferenza permanente ha approvato l’intervento di riparazione danni e miglioramento sismico della chiesa di Santa Lucia a Montefortino (Fm) in località Colsilvano. La chiesa in oggetto ha una semplice tipologia ad aula unica di forma rettangolare, definita da una muratura portante perimetrale. Il pavimento è in marmitte di graniglia rossa mentre il presbiterio è pavimentato in ceramica finto cotto. La struttura portante verticale é costituita da una muratura mista in pietra arenaria, mattoni e tufo con alcuni riporti di intonacatura nella parete sopra l’abside.

Il progetto esecutivo vede interventi di miglioramento sismico sulla muratura, sui collegamenti, sugli orizzontamenti e sulla copertura. Ci sarà il ripristino delle murature portanti mediante scuci-cuci, nonché rinforzo delle stesse mediante applicazione di intonaco armato sulle facciate interne abbinato a sistema “reticola” per le facciate esterne, l’ inserimento di tiranti in acciaio nelle due direzioni principali della struttura, costituiti da piatti in acciaio collegati ai capochiavi a paletto esterni tramite una barra in acciaio, interventi in fondazione, in particolare la realizzazione di travi di sottofondazione consistente in cordoli perimetrali e il rifacimento totale del solaio di copertura della canonica, il consolidamento degli elementi strutturali lignei recuperabili, il trattamento degli stessi, la sostituzione degli elementi non recuperabili con travi in legno massiccio. L’importo totale dei lavori è di 400.000,00 euro.

“Ancora una volta tuteliamo i nostri beni di inestimabile valore sociale e religioso- commenta il Commissario alla ricostruzione sisma –  E’ un lavoro fondamentale che è essenziale per il rilancio di tutto il nostro appennino. Ringrazio la Regione Marche, l’Arcidiocesi di Fermo, l’ufficio ricostruzione e l’Amministrazione comunale per la loro collaborazione e sinergia”.

Rigenerazione urbana per far rinascere uno dei borghi più belli d’Italia: San Ginesio. Si parte dai sottoservizi

Il “balcone dei Monti Sibillini” rinasce con la rigenerazione urbana: il Commissario Straordinario alla Ricostruzione, ha firmato il Decreto n. 711 che autorizza il trasferimento di 463.100 euro all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche per avviare la progettazione dell’intervento “Riparazione e ripristino rete fognaria centro storico e nuclei e nevai (Stralcio 1 – Piazza Gentili)” nel Comune di San Ginesio (MC). Il contributo, pari al 20% dell’importo complessivo programmato (2.315.500 euro), rientra nel Programma straordinario di Rigenerazione Urbana previsto dall’Ordinanza n. 137/2023, destinato al recupero funzionale e sociale dei borghi storici colpiti dal sisma del 2016. San Ginesio è tra i “Borghi più belli d’Italia”, insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e riconosciuto nel 2021 come “Best Tourism Village” dell’Italia dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO).

Primi passi per far rinascere il centro storico di San Ginesio: l’intervento riguarda in particolare Piazza A. Gentili, Largo IV Novembre, via Giacomo Leopardi, Porta Ascarana e via Capocastello. Obiettivo del progetto è riqualificare questi spazi urbani attraverso interventi integrati che migliorino la sicurezza, l’accessibilità e l’identità del borgo.

“Con questo intervento – ha dichiarato il Commissario Straordinario – accompagniamo concretamente il Comune di San Ginesio nel percorso di riqualificazione del suo centro storico, uno dei più belli delle Marche e non solo. Rigenerare significa non solo ricostruire ciò che è stato danneggiato, ma anche restituire ai cittadini e ai visitatori spazi pubblici più vivibili, sicuri e sostenibili, valorizzando l’identità dei luoghi. ”

“Ringrazio il Commissario e la Struttura commissariale per aver scelto di finanziare questo importante progetto di rigenerazione urbana del centro storico di San Ginesio entro le mura – ha dichiarato il Sindaco – Il progetto prevede la sostituzione dei selciati danneggiati dal sisma e dal transito dei mezzi pesanti, il rifacimento dei sottoservizi secondo criteri di efficienza e sostenibilità ambientale, la valorizzazione dei nevai storici e la realizzazione di una fascia pedonale attrezzata a servizio delle attività commerciali locali. Ci auguriamo – ha concluso il Sindaco – che questo intervento doni nuova vita alla piazza, cuore pulsante del nostro borgo, e sostenga la resilienza della nostra comunità.”

 

Il dramma del 24 agosto: la memoria e l’impegno per la ricostruzione. Castelli: “Negli ultimi due anni abbiamo recuperato molti ritardi. Continuiamo a lavorare insieme a Regioni, Comuni e Governo”

La memoria di un dolore non lo affievolisce, nemmeno dopo nove anni. Nella notte del 24 agosto 2016, alle 3.36, iniziò il calvario per migliaia di famiglie; cominciava una sequenza sismica tra le più disastrose che abbiano mai colpito il Centro Italia: 299 morti, crolli e danni agli edifici per 28 miliardi di euro, decine di migliaia di persone senza casa, centinaia di imprese bloccate nella loro attività. Quattro terremoti in poco più di cinque mesi dal 24 agosto 2016 al 18 gennaio 2017: la sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso, come è stata rubricata dall’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Un evento catastrofico che ha determinato la creazione di un cratere di ottomila chilometri quadrati: una vasta area compresa in quattro regioni (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria) che include 138 Comuni.

Nove anni dopo, il primo pensiero va alle vittime e ai loro familiari e a tutti coloro che hanno perso i loro cari e i loro beni. Il dovere delle Istituzioni è di assicurare ogni forma di aiuto, chiedendo scusa per i ritardi accumulati in troppe false partenze” commenta Guido Castelli, Commissario straordinario alla ricostruzione e alla riparazione. “Un dovere che prescinde dal lavoro fatto e dai lavori in corso, e dai segnali di ripresa e di ripartenza che in questi ultimi due anni sono stati registrati e documentati”.

Tra questa notte (sabato) e domani (domenica) si svolgeranno veglie, cerimonie e momenti di raccoglimento nei tre centri devastati dalla scossa del 24 agosto: Amatrice (con una fiaccolata e la Messa al Palazzetto dello Sport con il vescovo di Rieti, monsignor Vito Piccinonna), Accumoli (con una veglia e la Messa presso la Scuola per la Ricostruzione, celebrata dal vescovo Piccinonna) e Arquata del Tronto (veglia di commemorazione e la Messa nell’area Sae di Pescara del Tronto, celebrata dal vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giampiero Palmieri).

 

IL CASO AMATRICE

Per fare il punto delle opere in corso, dopo nove anni dal sisma, una considerazione a parte merita Amatrice, il paese raso il suolo dalla scossa del 24 agosto del 2016, il più colpito anche in termini di vite umane, con Accumoli e Arquata del Tronto. Finalmente molte gru stanno lavorando anche ad Amatrice, per restituirla, trasformata, ai suoi abitanti. A guidare questa, trasformazione è il Programma Straordinario di Ricostruzione aggiornato, per quel che concerne il centro storico, con voto unanime del consiglio comunale lo scorso 18 agosto. Uno strumento che ora finalmente potrà consentire la ricostruzione anche nel quadrante Nord e Sud del paese. Il progetto coinvolge la ricostruzione integrale della “forma urbis”, salvaguardando l’identità storica del borgo, e adeguandola ai criteri contemporanei di sostenibilità, efficienza e qualità urbana. Dopo aver terminato lo sgombro delle macerie, sono state gettate le fondamenta del nuovo Municipio; con l’avanzamento dei cantieri della Chiesa dell’Immacolata e della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, il centro storico inizia a recuperare  il proprio patrimonio storico-artistico, anche con l’avvio dei lavori di ricostruzione del Museo civico “Cola Filotesio” (il grande pittore allievo di Raffaello, noto ai più come Cola di Amatrice), e l’individuazione della ditta che si occuperà della Cattedrale dedicata a San Francesco (con l’aiuto di risorse private grazie all’art bonus). Avviato il cantiere della nuova caserma dei carabinieri, si procede anche con i lavori dell’Ospedale, così come del centro di formazione professionale CFP, e del cimitero. Oltre ai 12 cantieri della ricostruzione privata, di cui 6 importanti aggregati, quattro nuovi sono in fase di avvio nel centro storico.

Siamo consapevoli che è necessario fare ancora di più. Un ruolo strategico, a questo proposito, è rivestito dal cosiddetto “super cantiere” del centro storico che deve quotidianamente affrontare e superare le molteplici criticità ereditate dal passato. Criticità che vanno governate con la stessa determinazione con la quale abbiamo superato le “traversie” del complesso Don Minozzi; la più grande opera di ricostruzione privata del cratere (più di 50 milioni di euro) che sembrava condannata all’insuccesso e che si è trasformata in un cantiere animato da tanti operai e molti mezzi tecnologici” dichiara Castelli.

Il Commissario aggiunge: “Su Amatrice, siamo tutti “alla stanga”, senza se e senza ma. Scioglieremo i nodi del passato e avvieremo le opere del futuro finanziando tutto il necessario una volta che la maturazione del provvedimento lo permetterà. Esattamente come accaduto lo scorso aprile allorché abbiamo destinato 17 milioni di euro a sottoservizi, parcheggi, viabilità e spazi pubblici.”

Per quanto riguarda il rilancio economico e sociale giova ricordare che con il programma NextAppennino, sono stati concessi oltre 12 milioni di euro alle imprese con sede nel comune di Amatrice per rilanciare la loro attività economica e 6,5 milioni sono stati assicurati alle Istituzioni per progetti di partenariato pubblico-privato (Cer, impianti sportivi, etc.).

 

I DATI DELLA RICOSTRUZIONE

Il buon andamento della ricostruzione privata si riflette nei dati della Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce il plafond Sisma Centro Italia erogato sulla base dello stato di avanzamento dei lavori. A giugno 2025 i contributi concessi in seguito all’approvazione delle pratiche hanno raggiunto gli 11 miliardi di euro, con liquidazioni che superano i 6,1 miliardi, segnando un +37,41% rispetto al valore erogato nel 2024: il 60% di queste liquidazioni è avvenuto proprio negli ultimi due anni, dal 2023 a oggi. Negli ultimi due anni oltre 4000 (dei 14mila totali) nuclei familiari sono rientrati nelle loro abitazioni.

E poi c’è il capitolo della ricostruzione pubblica, con i suoi oltre 3500 interventi per un valore superiore ai 4,5 miliardi di euro rimasti per i primi anni post sisma nel limbo delle indecisioni, e finalmente sbloccata in quest’ultimo anno: oltre il 33,8% degli interventi ha un progetto approvato o ha già avviato le procedure per affidamento dei lavori, 18,2% i cantieri in corso e 16,2% quelli conclusi. Nei primi quattro mesi del 2025 sono stati aperti 439 cantieri: entro la fine dell’anno saranno 1200.

Nel bilancio della ricostruzione non possiamo trascurare i segnali della riparazione sociale ed economica in corso – aggiunge Castelli – 700 milioni delle risorse del programma NextAppennino (in totale quasi due miliardi di euro) si rivolgono al tessuto socio-economico del cratere, con particolare attenzione ai progetti di ricerca con le Università e ai Partenariati Speciali Pubblici Privati. Nuove filiere produttive sono state individuate e valorizzate, come quella del legno, per mettere a frutto la grande risorsa del bosco, da troppo tempo lasciata abbandonata e improduttiva”.

Opportuno anche rammentare i 168 milioni messi a disposizione per l’innovazione digitale e i circa 3 miliardi per le infrastrutture della viabilità ordinaria (progetto Rivita) sull’asse della Salaria: pochi giorni fa è stato inaugurato anche il cantiere della Picente.

 

I DATI DELL’OCCUPAZIONE

Con Sviluppo Lavoro Italia è stato possibile fotografare una ripresa occupazionale documentata dai dati dei nuovi flussi in entrata, nel mercato del lavoro dei 138 Comuni del cratere, a un ritmo di incremento del 7%. I nuovi posti di lavoro, tra il 2024 e il 2022 sono aumentati fino al 12,4%, a un ritmo nettamente superiore alle medie di qualunque regione italiana. Basti rammentare che la media nazionale nello stesso periodo ha fatto registrare un aumento del 3,9%.

Il lavoro e i servizi alla persona sono gli strumenti essenziali per garantire che le case che stiamo ricostruendo tornino a essere abitate e vissute, contrastando lo spopolamento, segno della grande crisi demografica che riguarda tutto il Paese” aggiunge Castelli.

 

I LUOGHI SIMBOLO

Questo percorso di ricostruzione e riparazione non può seguire un andamento lineare e omogeneo, ed è inevitabile guardare ad alcuni luoghi simbolo. Non solo Amatrice. A Norcia, ad ottobre, sarà riaperta la Basilica di San Benedetto, completamente rasa al suolo dalle scosse di ottobre di nove anni fa. A Camerino è stato finalmente dato il via libera alla progettazione della ricostruzione della più estesa “zona rossa” urbana del cratere. A Castelluccio e Arquata sono partiti i primi lavori per la ricostruzione di due dei borghi, diventati esempi internazionali per le opere di ingegneria post-sismica. È stata impressa una decisiva accelerazione nella progettazione degli interventi di mitigazione dissesti necessari all’avvio della ricostruzione privata in diversi punti del territorio dell’Alto Nera.

 

IL MODELLO APPENNINO CENTRALE

Dobbiamo continuare a procedere con il metodo della “governance multilivello”, che ha assicurato un’efficiente collaborazione tra le diverse istituzioni – commenta Castelli – la Struttura Commissariale di Governo, che ho l’onore di guidare, i diversi Ministeri coinvolti (Lavoro, Affari Interni, Cultura, Turismo, Agricoltura, Infrastrutture, Giustizia, Sport e Giovani) le quattro Regioni, i 138 Comuni, ma anche le Soprintendenze (è stato ferito il cuore artistico e culturale del Paese), così come l’Anac (la ricostruzione esige trasparenza e legalità, oltre a sicurezza e innovazione)”. Si è definito un “modello Appennino centrale” che può diventare laboratorio di intervento per molte aree interne dell’Appennino.

“L’Italia intera deve continuare a guardare a questo lembo della Nazione – conclude Castelli – così carico di storia e di spiritualità, ma anche di nuove energie per lo sviluppo di tutto il Paese. Il Governo non ha mai mancato di assicurare aiuto e risorse alla ricostruzione e alla riparazione. La ricostruzione e la riparazione del Centro Italia dopo il sisma 2016-2017 può diventare “modello” per una rinascita di tutto l’Appennino centrale. La rinascita economica e sociale dell’Appennino centrale non è solo un dovere per chi da sempre ama e vive questi luoghi, ma un investimento essenziale per tutta la Nazione. Perché ricostruire i territori colpiti dal terremoto non è solo un obbligo morale delle Istituzioni, ma può rappresentare anche uno straordinario volano per l’economia nazionale”.

Monte Vidon Corrado, sì al progetto per la messa in sicurezza del versante sud

Sicurezza sismica ma anche idraulica, nelle cosiddette “aree multirischio”: la Conferenza regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo all’intervento di mitigazione del dissesto idrogeologico e alla rigenerazione urbana del versante sud del centro storico di Monte Vidon Corrado (Fermo), in attuazione dell’Ordinanza commissariale 137 del 2023.

Il parere istruttorio dell’Ufficio Speciale Ricostruzione delle Marche ha confermato la congruità tecnico-economica del progetto, che prevede un investimento complessivo di 2.350.000 euro.

«La sicurezza del territorio e la valorizzazione urbana di Monte Vidon Corrado figurano al primo posto, con l’obiettivo di restituire piena fruibilità alle infrastrutture e migliorare la qualità della vita dei cittadini » -conferma il commissario alla ricostruzione.

Il progetto nasce dalla necessità di contrastare un movimento gravitativo attivo, accentuato dagli eventi sismici del 2016/2017, che ha aggravato le criticità preesistenti del versante sud del centro storico. Le aree interessate, tra cui via Fiori Fantastici, via Angeli Ribelli, via Borgo Guglielmo Oberdan e il campo sportivo polivalente, presentano fratture, avvallamenti, cedimenti e rotture delle condotte idriche e fognarie.

Gli interventi previsti mirano alla stabilizzazione del versante e al ripristino delle infrastrutture danneggiate. Tra le opere principali figurano la realizzazione di paratie di pali in cemento armato, il rifacimento di marciapiedi, linee elettriche e fognarie, la posa di trincee drenanti e canalette per il deflusso delle acque piovane, e la ricostruzione della fondazione del campo sportivo su pali.

Montemonaco, ok al progetto per la scuola “Don Albertini”: 2,8 milioni per sicurezza e comunità

Non solo una scuola, ma anche un luogo di aggregazione e presidio per la sicurezza in caso di future emergenze: la Conferenza regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per i lavori di ripristino con adeguamento sismico della scuola “Don Angelo Albertini” nel comune di Montemonaco (Ap).

Il progetto prevede un investimento complessivo pari a 2.800.000 euro e mira a restituire piena funzionalità all’edificio scolastico, migliorandone la sicurezza strutturale e ampliandone le funzioni.

L’edificio (superficie lorda totale di circa 1.000 metri quadrati), costruito nel 1963 e gravemente danneggiato dal sisma del 2016/2017, sarà oggetto di un adeguamento che prevede la demolizione dell’ultimo piano e della copertura in laterocemento, sostituita da una nuova struttura in legno. Le murature saranno rinforzate con intonaco armato e rete Gfrp, mentre verranno eseguiti interventi di ripristino delle lesioni e degli impianti.

La nuova organizzazione degli spazi prevede al piano terra la scuola dell’infanzia, con aule didattiche, mensa e servizi dedicati. Saranno inoltre realizzati uffici comunali, inclusa la sede del Centro Operativo Comunale con ingresso indipendente. Al piano primo troveranno spazio locali per le associazioni e una sala conferenze da 80 posti, destinata ad attività culturali e sociali. «Un via libera fondamentale per un edificio strategico, destinato a diventare un punto di riferimento educativo, operativo e culturale per Montemonaco e il suo territorio – spiega il commissario alla ricostruzione – Ringrazio per il supporto ed il lavoro di squadra il Comune, l’Ufficio Speciale Ricostruzione e la Regione Marche».

Al via progettazione della scuola “A. Cecchi” di Pesaro danneggiata dal sisma

La sicurezza delle scuole come investimento per il futuro: con questa prospettiva è stata avviata la progettazione per l’adeguamento sismico dell’Istituto di Istruzione Superiore “A. Cecchi” di Pesaro.

Il via libera è arrivato con la firma dell’Ordine di Attivazione, che stanzia oltre 528 mila euro per le attività tecniche di progettazione e direzione lavori e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Un passaggio che dà seguito alle decisioni della Cabina di coordinamento del 9 aprile scorso, quando il quadro economico complessivo dell’intervento è stato aggiornato a 6,5 milioni di euro, con un incremento di 60 mila euro.

Il progetto, affidato alla Provincia di Pesaro e Urbino, interesserà i tre corpi principali dell’istituto – Blocco Nord-Est, Blocco Nord-Ovest e la storica Villa Patrizia – e sarà finanziato in gran parte dall’Ordinanza speciale 31 (5,2 milioni). A queste risorse si aggiungono 978 mila euro dal Conto Termico, 129 mila euro dalla legge 107/2015, 70 mila dal Mur e i 60 mila euro autorizzati in Cabina. Con questa ordinanza, inoltre, sono stati coperti finanziamenti del Mur che non erano attribuiti ai singoli corpi, garantendo così risorse aggiuntive ma comunque in linea con la previsione definita dall’ordinanza stessa.

L’Istituto agrario “A. Cecchi” è collocato all’interno del parco naturale del San Bartolo, in una zona sottoposta a vincoli ambientali e paesaggistici: una specificità che aggiunge ulteriori complessità agli interventi, chiamati a rispettare il contesto naturale e protetto in cui la scuola si trova.

“Il terremoto non conosce confini amministrativi: colpisce dentro e fuori il cratere e ovunque lascia ferite che vanno sanate. In un territorio come le Marche, caratterizzato – in gradi differenti – da vulnerabilità sismica, è fondamentale garantire edifici sicuri a tutti gli studenti, oggi e nel futuro. L’intervento sull’istituto Cecchi di Pesaro rappresenta un passo concreto in questa direzione, con la consapevolezza che investire sulla sicurezza scolastica significa tutelare le nuove generazioni”, ha sottolineato il Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma 2016, ringraziando Regione, Provincia, Comune, Mur e Struttura commissariale per il lavoro di squadra.

L’opera non è solo una risposta all’emergenza del passato, ma un tassello di una strategia più ampia che riguarda gran parte del territorio italiano: rendere le scuole sicure anche in ottica di future emergenze, garantendo protezione e continuità nel diritto allo studio.