Appignano del Tronto, avvio dei lavori nella chiesa di San Giovanni Battista

Sono partiti gli interventi di riparazione e ripristino con miglioramento sismico della Chiesa di San Giovanni Battista. L’operazione segna una tappa fondamentale per la restituzione del patrimonio storico-culturale alla comunità di Appignano del Tronto (Ap).  L’Ufficio Speciale Ricostruzione ha disposto la liquidazione del primo acconto pari a 388.653 euro a favore della Diocesi di Ascoli Piceno, soggetto attuatore dell’intervento. Il contributo totale concesso ammonta a 1.550.639 euro.

Il progetto esecutivo prevede un approccio basato sul restauro e consolidamento, mirando a migliorare la risposta strutturale dell’edificio a futuri eventi sismici attraverso interventi reversibili.

«L’edilizia religiosa rappresenta uno dei settori nodali di questa ricostruzione, un patrimonio che racchiude anche tesori storici che non possiamo permetterci di disperdere in nessun modo – spiega il commissario straordinario Guido Castelli -. Per questo motivo, l’azione risulta tanto capillare quanto doverosamente chirurgica. Valga come esempio proprio questo di Appignano, dove la triangolazione con Diocesi, Usr e la Regione guidata dal presidente Acquaroli sta funzionando al meglio».

Le opere principali si concentreranno sul rinforzo della torre campanaria tramite interventi di “cuci-scuci” sulle lesioni, ristilatura armata delle murature e ricostruzione della porzione sommitale della cuspide. Per garantire un migliore comportamento scatolare dell’intero organismo verranno realizzati cordoli tiranti in sommità alle murature e posizionate fasce-tiranti metalliche per connettere le pareti. Sulla facciata si interverrà per consolidare il celebre rosone in travertino, migliorando il collegamento con le pareti longitudinali.

Infine, sono previsti interventi di risanamento con la realizzazione di un nuovo vespaio aerato per contrastare l’umidità di risalita e l’installazione di un impianto di riscaldamento a pavimento, decisamente più idoneo alla natura del bene.

L’edificio ha un altissimo valore storico, con origini che risalgono probabilmente al secolo XI per opera dei monaci farfensi. Presenta una compenetrazione unica tra la torre campanaria del XIII secolo e la navata, con la base del campanile che funge da abside della chiesa. I lavori permetteranno di salvaguardare anche le importanti opere d’arte interne, tra cui tele e affreschi del XV-XVI secolo.

Su Rai1 la terza puntata di Linea Verde Sentieri sui Cammini della Rinascita: protagonista l’Abruzzo delle grandi montagne

Saranno le grandi montagne dell’Abruzzo e alcuni caratteristici scorci dell’appenino laziale, i protagonisti della terza puntata di questa edizione di Linea Verde Sentieri, dedicata ai Cammini della Rinascita, in onda su Rai1 Sabato 27 giugno 2026.

Al centro del racconto televisivo ci saranno il Cammino Naturale dei Parchi e il Cammino dei Monti e dei Santi, due itinerari che accompagneranno il pubblico tra le alte vette del Gran Sasso, gli altopiani, i piccoli centri e alcune delle aree protette più spettacolari dell’Appennino centrale, dove natura, spiritualità e resilienza si intrecciano continuamente.

La puntata attraverserà e racconterà in particolare i territori dei Comuni di L’Aquila, Antrodoco, Accumoli, Campotosto, Capitignano e Pizzoli, con il coinvolgimento di luoghi e frazioni dal forte valore identitario come Collebrincioni, Assergi, Cittareale, San Pietro della Ienca, Barete, Arischia e Rocca di Corno.

Nel quadro del Cammino Naturale dei Parchi, il racconto richiama inoltre il tratto appenninico che collega l’area di Amatrice a Campotosto e quindi al capoluogo abruzzese.

Giulia partirà da Antrodoco e farà tappa a Posta, Amatrice e Accumoli. Attraversando questi centri, le telecamere di Linea Verde Sentieri mostreranno come progetti di tutela e gestione sostenibile stiano sostenendo l’accelerazione della ricostruzione per la rinascita di ecosistemi e di borghi colpiti dal sisma del 2016.

Qui, le tradizioni hanno radici profonde, come quella del “toro ossequioso” di Posta: l’animale rende omaggio alla Madonna, rinnovando un rito che si perde nella notte dei secoli. Il racconto attraverserà paesaggi rinnovati, agricoltura e prodotti d’eccellenza, percorsi ricchi di fascino e testimonianze di residenti e operatori locali che lavorano per ricostruire comunità vive e resilienti. Lino percorrerà il Cammino dei Monti e dei Santi passando da Barete, Capitignano e raggiungendo infine San Pietro della Jenca, ai piedi del Gran Sasso, dove si trova un santuario caro a Papa Giovanni Paolo II.

“Questi cammini — dichiara il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli — sono molto più di semplici itinerari turistici. Sono percorsi di memoria, identità e rinascita. Attraversare le montagne abruzzesi significa incontrare comunità che hanno saputo resistere e che oggi guardano avanti, puntando sulla valorizzazione del territorio, sul turismo lento e sulla qualità della vita. Raccontare questi luoghi su Rai1 vuol dire restituire loro visibilità, forza e centralità”.

La puntata conferma il valore del progetto dedicato ai Cammini della Rinascita, nato

per promuovere un nuovo modo di conoscere l’Appennino centrale: un turismo sostenibile, rispettoso dei territori, capace di generare nuove opportunità e di sostenere il desiderio delle comunità di restare, vivere e investire nei propri luoghi.

Dopo le precedenti tappe, il viaggio prosegue dunque in Abruzzo e nel Lazio, tra montagne imponenti, altopiani, laghi, santuari e borghi storici, raccontando un territorio che continua a essere simbolo di natura, spiritualità e rinascita.

La puntata è stata realizzata dalla RAI in collaborazione con il Commissario Straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016 della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

PPP, a Palazzo Chigi il confronto su norma, mercato e Piano Casa

Si è svolto oggi, presso la Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il convegno istituzionale “Il PPP tra norma e mercato”, promosso dalla Struttura Commissariale per la Ricostruzione post sisma 2016.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, esperti, società pubbliche e operatori del settore sul ruolo del Partenariato Pubblico Privato come strumento strategico per sostenere investimenti, valorizzazione del patrimonio pubblico, Comunità Energetiche Rinnovabili e politiche abitative, con particolare riferimento al Piano Casa.

Il dibattito ha preso le mosse dall’esperienza maturata negli ultimi tre anni dalla Struttura Commissariale, che ha visto 45 progetti finanziati, di cui 39 in fase di sviluppo tramite procedure di PPP. Un laboratorio operativo che ha evidenziato la necessità di rafforzare le competenze degli enti attuatori, soprattutto nei territori più fragili, dove spesso mancano le professionalità necessarie per strutturare in autonomia operazioni complesse di partenariato.

Al centro dei lavori anche la proposta di un Centro di Competenza Nazionale per il PPP, operativo e non soltanto consultivo, capace di accompagnare concretamente amministrazioni locali ed enti territoriali nella costruzione di progetti sostenibili, bancabili e coerenti con l’interesse pubblico.

Ad aprire i lavori è stato il Commissario Straordinario Sisma 2016, Guido Castelli. Nel corso della mattinata sono intervenuti, tra gli altri, Renato Loiero, Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Federica Fabi, Aldo Areddu, Francesco Saverio E. Profiti, David Vicario, Marco Giustiniani, Laura Martiniello, Antonino Turicchi, Stefano Scalera e Paolo Crisafi, che ha moderato la tavola rotonda.

La sessione conclusiva è stata dedicata alla risposta politica e istituzionale, con gli interventi di Lucia Albano, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e del Commissario Straordinario Guido Castelli.

“L’esperienza del cratere sisma 2016 dimostra che il PPP non è una formula astratta, né una semplice tecnica contrattuale, ma una leva concreta per mettere insieme interesse pubblico, competenze private, sostenibilità economica e capacità realizzativa”, ha dichiarato il Commissario Straordinario Guido Castelli. “In questi anni abbiamo verificato sul campo quanto sia importante non lasciare soli gli enti attuatori. Per costruire un ecosistema collaborativo su temi sempre più complesse sono necessarie, infatti, competenze in qualche misura trasversali e multidisciplinari, un approccio che potrà consentire tra l’altro la pubblica amministrazione di fare quello che stenta di più a fare, ovvero mettere innovazione nelle sue azioni strategiche. Il PPP serve a beneficiare anche di un approccio innovativo che inevitabilmente la parte pubblica stenta a interiorizzare, perché fa banalmente un altro mestiere.”.

“Oggi nessuna amministrazione pubblica può affrontare da sola la sfida della riqualificazione urbana e della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico”, ha affermato la sottosegretaria al MEF Lucia Albano. “La dimensione degli investimenti richiesti e la complessità degli interventi rendono indispensabile il coinvolgimento di operatori privati. Tuttavia, il capitale privato si attiva quando trova una visione credibile, un quadro normativo stabile. Il ruolo della Cabina di Regia è precisamente quello di ridurre l’incertezza, favorire il coordinamento e costruire una visione condivisa. Abbiamo promosso nuovi modelli di investimento, valorizzando la complementarità tra Invimit e CDP Real Asset. Le recenti misure di rafforzamento finanziario che hanno interessato Invimit consentiranno di mobilitare oltre un miliardo di euro nel prossimo triennio”

“Il centro di competenza nazionale rappresenta uno strumento fondamentale per attuare il partenariato pubblico-privato a supporto degli enti territoriali, perché, appunto, le piccole amministrazioni hanno bisogno di un riferimento unico che possa dettare standard, progettazione comune e quant’altro, per supportarle nella loro attività quotidiana di progettazione e realizzazione di PPP” ha dichiarato Renato Loiero Consigliere del Presidente del Consiglio.

Il convegno ha confermato la centralità del PPP come possibile paradigma del rapporto tra Stato e mercato: non una sostituzione del pubblico, ma una cooperazione strutturata per realizzare obiettivi di interesse generale. Dal cratere sisma 2016 al Piano Casa, il messaggio emerso dai lavori è la necessità di passare da esperienze sperimentali a un modello nazionale stabile, capace di sostenere gli enti locali, accelerare gli investimenti e dare risposte concrete ai cittadini.

Macerata, ok all’ intervento di riparazione del danno locale della chiesa di Santa Maria della Porta

La conferenza permanente ha dato il via libera all’ intervento di riparazione del danno locale della chiesa di Santa Maria della Porta a Macerata. L’edificio liturgico è situato all’interno del centro storico della città di Macerata ed è il risultato della

sovrapposizione di due Chiese costruite in epoche differenti. La Chiesa superiore, risalente a metà del secolo XIV, è attualmente officiata, si sviluppa in un’unica navata

terminante con un presbiterio a pianta rettangolare leggermente più stretto della navata. La Chiesa inferiore, risalente al IX secolo, non è più utilizzata per finalità liturgiche ed è stata recuperata negli anni ’60. Internamente è divisa in due navate separate da tre colonne in laterizio, sulle quali si scorgono antichi affreschi.

 

Sono previsti la demolizione della pavimentazione esistente, smontaggio e recupero della pavimentazione originale sottostante in cotto con eventuale reintegro. Svuotamento e pulizia delle volte sottostanti, l’applicazione di reti consolidanti in fibra di vetro, inserimento di n. 5 catene metalliche tra le pareti longitudinali, riempimento solaio con materiale alleggerito, cerchiatura metallica perimetrale e massetto armato, riposizionamento del pavimento recuperato con eventuale reintegro, il rinforzo e consolidamento di volta a sesto ogivale mediante placcaggio intradossale con rete

diffusa in fibra naturale di basalto ancorata con connettori artificiali, il consolidamento con cuciture a secco di murature lesionate con barre elicoidali in acciaio inox su

lesioni verticali nella cappella della Madonna dell’Addolorata e lesione all’angolo della Chiesa (cuciture dall’esterno), con reintegro degli stucchi e del decoro pittorico e interventi puntuali di cuci e scuci in corrispondenza delle lesioni del paramento esterno murario. L’intervento ha un costo di 737.085,18 euro.

“Le nostre chiese fanno parte della tradizione del nostro territorio. Dobbiamo tutelare e le stiamo riportando al loro antico splendore- dichiara il commissario alla ricostruzione Guido Castelli- Desidero ringraziare il presidente della Regione Francesco Acquaroli, il Vescovo Nazzareno Marconi, l’Usr e il sindaco Sandro Parcaroli per la loro collaborazione”.

“Il complesso di Santa Maria della Porta, nel cuore del centro storico di Macerata, sarà interessato da un importante intervento di recupero dopo i danni causati dal sisma, sia nella parte di ricostruzione pubblica, che in quella privata.

Come annunciato dal Commissario alla Ricostruzione Guido Castelli, la parte pubblica dell’intervento restituirà alla città la Chiesa superiore, che tornerà alla sua funzione di luogo di culto, preghiera e meditazione, con una particolare attenzione alla comunità universitaria. La Diocesi è particolarmente impegnata anche nella valorizzazione della parte inferiore del complesso, più antica e di grande rilevanza storica e artistica, per lungo tempo sottoutilizzata. L’obiettivo è restituire questi spazi alla comunità, una volta completato il loro restauro, attraverso una destinazione culturale e di socializzazione di qualità, coerente con il loro valore, grazie a un percorso di riflessione e alla costruzione di sinergie e collaborazioni già da tempo avviate” sottolinea il Vescovo Nazzareno Marconi.

“Il via libera all’intervento sulla chiesa di Santa Maria della Porta rappresenta un momento di profonda rilevanza per la nostra comunità, sia sotto il profilo spirituale e culturale, sia per il percorso di rigenerazione urbana del nostro centro storico. – afferma il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli -. Parliamo di un luogo straordinario, un vero gioiello incastonato nel cuore di Macerata che racchiude in sé strati di storia antichissima.  Questo importante finanziamento di oltre 737mila euro permetterà un restauro meticoloso e altamente specializzato, capace di sanare le ferite del sisma e, al contempo, di preservare e valorizzare elementi unici come la pavimentazione originale in cotto e i preziosi affreschi medievali. Restituiremo alla città un paramento murario consolidato e decori pittorici risanati, riportando in piena sicurezza uno spazio di identità e memoria. Custodire la nostra storia significa garantire un futuro alla nostra attrattività e al nostro senso di appartenenza. Per questo desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Commissario Straordinario Guido Castelli per la costante attenzione e concretezza, al Presidente della Regione Francesco Acquaroli, al nostro Vescovo, S.E. Mons. Nazzareno Marconi, e a tutta la struttura dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione. È solo grazie a questa sinergia istituzionale così affiatata che stiamo riuscendo, passo dopo passo, a riconsegnare ai maceratesi i luoghi più amati e significativi del nostro territorio”.

Via libera all’ intervento di riparazione e miglioramento sismico della chiesa di San Rocco ad Arquata del Tronto

Via libera, da parte della conferenza permanente, all’ intervento di riparazione e miglioramento sismico della chiesa di San Rocco nella frazione Pretare ad Arquata del Tronto.

L’esterno la chiesa è costruita in pietra locale ed il tetto è costituito da due falde inclinate. Il prospetto principale risulta intonacato e termina con una curvatura. La facciata è caratterizzata da un semplice portale avente un’iscrizione nell’architrave, da due monofore con inferriate e da una finestra semicircolare. E’ presente anche un campanile moderno affiancato al prospetto destro della chiesa, realizzato in cemento armato alla fine degli anni ’60.

Sono previsti interventi migliorativi volti a ridurre le carenze dei collegamenti delle murature mediante l’inserimento di tiranti metallici disposti perpendicolarmente alla facciata principale, ancorati alle murature mediante capochiave a piastra, con il fine di conferire un grado di connessione tra le murature ortogonali maggiormente elevato e di fornire un efficace vincolo contro il ribaltamento fuori piano, l’ inserimento di tiranti metallici orizzontali atti a contrastare la spinta dell’arco sulle pareti laterali, la ricostruzione della muratura di tutte le facciate della chiesa, ricostruzione della torre campanaria e interventi di scuci-cuci della muratura sui paramenti con evidenti segni di rigonfiamenti e/o espulsione dello stesso. Il costo dell’intervento è di 2.000.000,00 di euro

“Il nostro impegno per restituire alle comunità le nostre chiese danneggiate dal sisma è giornaliero ed è una priorità- dichiara il commissario alla ricostruzione  Guido Castelli- Il cambio di passo c’è e si vede anche grazie a questi interventi. Ringrazio il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Arcivescovo Gianpiero Palmieri, l’ufficio ricostruzione e il sindaco Michele Franchi per la loro collaborazione”.

“Pretare, una frazione di rilievo, sta vivendo la fase della ricostruzione dei sottoservizi. Quest’anno ospiterà anche un evento di grande importanza, ovvero La Leggenda delle Fate. La chiesa di San Rocco, sebbene relativamente giovane dal punto di vista storico, riveste un ruolo significativo. Questo rappresenta un ulteriore segnale di ripresa, e per questo ringrazio la struttura commissariale con cui collaboriamo quotidianamente” afferma il sindaco Michele Franchi.

 

Ricostruzione sisma 2016, rapporto 2026: in Abruzzo oltre 936 milioni concessi per la ricostruzione privata e 833 milioni programmati per le opere pubbliche

La ricostruzione post sisma 2016 in Abruzzo prosegue con numeri significativi sia sul fronte privato sia su quello pubblico. È quanto emerge dai dati del Rapporto Ricostruzione 2026, che restituiscono il quadro dell’avanzamento nei territori abruzzesi interessati dal processo di riparazione, ricostruzione e rigenerazione. Alla conferenza stampa sono intervenuti il presidente della Regione Marco Marsilio e l’assessore Umberto D’Annuntiis.

Per quanto riguarda la ricostruzione privata, in Abruzzo risultano coinvolti 123 Comuni, con 6.423 richieste di contributo presentate e 3.486 approvate. L’importo complessivo richiesto supera 1,44 miliardi di euro, mentre le somme concesse ammontano a oltre 936,8 milioni di euro. Le liquidazioni hanno raggiunto quota 594,8 milioni di euro, con 830 cantieri in corso e 2.328 cantieri conclusi.

Il peso maggiore della ricostruzione privata si concentra nella provincia di Teramo, dove si registrano 4.662 richieste presentate, 2.630 approvate, oltre 724,1 milioni di euro concessi e quasi 471 milioni liquidati. Seguono la provincia dell’Aquila, con 1.180 richieste presentate, 616 approvate, circa 132,7 milioni concessi e 85,3 milioni liquidati; e la provincia di Pescara, con 579 richieste presentate, 240 approvate, oltre 80 milioni concessi e 38,5 milioni liquidati.

Tra i Comuni con i volumi più consistenti di ricostruzione privata figurano Teramo, con 877 richieste presentate, oltre 269,6 milioni concessi e circa 189,9 milioni liquidati; Civitella del Tronto, con oltre 64,6 milioni concessi; Montorio al Vomano, con circa 63,9 milioni concessi; Montereale, con oltre 50,5 milioni concessi; Campli, con oltre 38,4 milioni concessi; e Torricella Sicura, con oltre 33,1 milioni concessi.

Sul fronte della ricostruzione pubblica, il Rapporto registra in Abruzzo 725 interventi programmati, distribuiti in 85 Comuni, per un importo complessivo pari a circa 833,6 milioni di euro. Anche in questo caso il territorio teramano rappresenta la quota principale, con 556 interventi in 42 Comuni e oltre 640,6 milioni di euro programmati. Seguono la provincia dell’Aquila, con 111 interventi in 15 Comuni e oltre 121,3 milioni programmati; la provincia di Pescara, con 50 interventi in 22 Comuni e circa 55,4 milioni programmati; e la provincia di Chieti, con 8 interventi in 6 Comuni e oltre 16,1 milioni programmati.

Tra i Comuni con i maggiori importi programmati per le opere pubbliche figurano Teramo, con 115 interventi e oltre 287,2 milioni di euro, Montereale, con più di 41,3 milioni, Valle Castellana, con circa 31,8 milioni, Giulianova, con oltre 28,3 milioni, Campotosto, con circa 28,1 milioni, Torricella Sicura, con oltre 27,9 milioni, Campli, con più di 23,7 milioni, e Atri, con circa 23,5 milioni.

Nel  periodo compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, l’assistenza abitativa nelle aree colpite dal sisma del Centro Italia continua a ridursi anche in Abruzzo. Le dichiarazioni attive sono passate da 1.891 a 1.615, con una diminuzione di 276 unità pari al 14,6%. Il calo interessa sia il Contributo Disagio Abitativo, sceso da 1.338 a 1.190 beneficiari, sia le Soluzioni Abitative di Emergenza, passate da 272 a 232. A livello provinciale la riduzione più consistente riguarda Teramo, che passa da 1.604 a 1.373 dichiarazioni (-231, pari al 14,4%). Seguono Pescara, da 118 a 93 (-21,2%), e L’Aquila, da 169 a 149 (-11,8%).

“L ’Abruzzo è uno dei territori centrali della rinascita dell’Appennino. C’è un grande lavoro che coinvolge famiglie, imprese, amministrazioni locali e comunità. Allo stesso tempo, il volume delle opere pubbliche programmate dimostra la portata strategica di una ricostruzione che non riguarda solo gli edifici, ma anche servizi, infrastrutture, luoghi della socialità e presìdi fondamentali per la vita dei territori. Voglio ringraziare il presidente della Regione Marco Marsilio, l’Ufficio ricostruzione, i Sindaci e i tecnici, fondamentali nel processo di rilancio dei territori” dichiara il commissario alla ricostruzione Guido Castelli.

 

 

Sisma 2016, nelle Marche oltre 8,7 miliardi concessi per la ricostruzione privata. Programmati più di 2,5 miliardi per le opere pubbliche

La ricostruzione post sisma nelle Marche conferma un quadro di forte avanzamento, sia sul versante privato sia su quello pubblico. Dai dati complessivi regionali  del Rapporto sulla ricostruzione 2026, emergono 20.429 richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata, di cui 14.844 approvate, con un importo richiesto pari a circa 11,79 miliardi di euro e un importo concesso che supera gli 8,76 miliardi di euro. Le somme già liquidate ammontano a oltre 5,72 miliardi di euro. Questo ciò che è emerso alla presentazione del Rapporto sisma, al quale hanno partecipato anche il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il sottosegretario al Mef Lucia Albano.

Il quadro dei cantieri restituisce la dimensione concreta del processo in corso: nelle Marche risultano 5.526 cantieri in corso e 8.644 cantieri chiusi, per un totale di oltre 14 mila interventi attivati o conclusi. Il tasso di approvazione delle richieste presentate si attesta intorno al 72,7%, mentre le somme liquidate rappresentano circa il 65,3% degli importi concessi.

Sul piano territoriale, la provincia di Macerata concentra la quota più significativa della ricostruzione privata, con 12.955 richieste presentate, 9.281 approvate, oltre 5,74 miliardi di euro concessi e più di 3,61 miliardi liquidati. Seguono Ascoli Piceno, con 4.734 richieste presentate, 3.610 approvate, quasi 2 miliardi concessi e oltre 1,44 miliardi liquidati; Fermo, con 1.908 richieste presentate e oltre 673 milioni concessi; Ancona, con più di 321 milioni concessi; e Pesaro e Urbino, con oltre 21 milioni concessi.

Rilevante anche il quadro della ricostruzione pubblica: nelle Marche risultano 1.872 interventi programmati, distribuiti in 157 comuni interessati, per un importo complessivo superiore a 2,51 miliardi di euro. Anche in questo caso la provincia di Macerata rappresenta la quota principale, con 1.048 interventi e oltre 1,46 miliardi di euro programmati. Seguono Ascoli Piceno, con 476 interventi e oltre 591 milioni, Fermo con 265 interventi e oltre 320 milioni, Ancona con 72 interventi e oltre 115 milioni, e Pesaro e Urbino con 8 interventi e oltre 18 milioni.

Tra i Comuni maggiormente interessati dalla ricostruzione privata figurano Tolentino, Camerino, San Severino Marche, Ussita, Arquata del Tronto, Pieve Torina, San Ginesio e Acquasanta Terme, territori nei quali si concentra una parte consistente delle risorse concesse e liquidate. Sul fronte delle opere pubbliche, tra i Comuni con gli importi programmati più elevati emergono Arquata del Tronto, Macerata, Ascoli Piceno, Camerino, Castelsantangelo sul Nera, Tolentino, Ussita e Visso.

“Questi numeri confermano l’intensità del lavoro in corso e la dimensione straordinaria della ricostruzione nelle Marche”, dichiara il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli. “La ricostruzione privata ha ormai assunto un ritmo importante, con migliaia di cantieri conclusi e altrettanti in corso, mentre sul fronte pubblico il volume degli interventi programmati testimonia la volontà di restituire ai territori non solo edifici, ma servizi, luoghi di comunità, scuole, infrastrutture e spazi di vita collettiva. Il nostro obiettivo resta quello di accompagnare questa fase con determinazione, semplificazione e responsabilità istituzionale”, prosegue Castelli. “Le Marche rappresentano una parte fondamentale del cratere sisma 2016 e il lavoro con la Regione e il presidente Francesco Acquaroli, gli Uffici speciali, i Comuni, i tecnici e le imprese è decisivo per trasformare le risorse disponibili in cantieri, opere concluse e ritorno alla normalità. La ricostruzione non è solo riparazione del danno: è la condizione per garantire futuro, sicurezza e nuove opportunità all’Appennino centrale”.

Il dato complessivo conferma dunque l’avanzamento di una ricostruzione che, nelle Marche, coinvolge 180 comuni per la parte privata e 157 comuni per la parte pubblica, con risorse complessive tra importi concessi e programmati che superano gli 11,2 miliardi di euro.

Prendendo in considerazione il periodo compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, le Marche restano la regione con il maggior numero di assistenze abitative ancora attive, ma registrano anche la riduzione più significativa in termini assoluti. Le dichiarazioni passano infatti da 6.150 a 5.368, con 782 posizioni in meno, pari a una contrazione del 12,7%. Nello stesso periodo il numero dei beneficiari del CDA scende da 4.256 a 3.847, mentre le SAE passano da 1.411 a 1.147. Il calo più rilevante si registra in provincia di Macerata, la provincia tra l’altro più colpita dal sisma di tutto il cratere, con 53 comuni coinvolti, che passa da 4.298 a 3.770 assistenze (-528, pari al 12,3%), confermandosi comunque il territorio con il maggior numero di nuclei ancora assistiti. Nella provincia di Ascoli Piceno le dichiarazioni scendono da 1.343 a 1.137 (-206, -15,3%), mentre in quella di Fermo passano da 337 a 284 (-53, -15,7%). La provincia di Ancona registra invece un lieve incremento, passando da 170 a 175 dichiarazioni (+2,9%): in questo caso si tratta di richieste legate a lavori di riparazione dell’abitazione lesionata in corso, mentre la provincia di Pesaro Urbino resta stabile con due sole posizioni attive.

Ricostruzione sisma 2016, rapporto 2026: in Umbria quasi 1,54 miliardi concessi per la ricostruzione privata e oltre 802 milioni programmati per le opere pubbliche

La ricostruzione post sisma 2016 in Umbria prosegue con numeri significativi sul fronte privato e pubblico. È quanto emerge dai dati del Rapporto Ricostruzione 2026, che restituiscono il quadro dell’avanzamento nelle province di Perugia e Terni. Alla conferenza stampa era presente il presidente della Regione Stefania Proietti.

 

Per quanto riguarda la ricostruzione privata, nelle due province umbre risultano 5.469 richieste di contributo presentate e 3.948 approvate. L’importo complessivo richiesto supera i 2,15 miliardi di euro, mentre le somme concesse ammontano a circa 1,54 miliardi di euro. Le liquidazioni hanno raggiunto quota 998,9 milioni di euro, pari a circa il 65% degli importi concessi. Sono inoltre 1.110 i cantieri in corso e 2.699 quelli conclusi.

Il dato più rilevante riguarda la provincia di Perugia, dove si concentra la quota principale della ricostruzione privata: 5.141 richieste presentate, 3.728 approvate, oltre 1,44 miliardi di euro concessi e 931,4 milioni liquidati. I cantieri chiusi sono 2.549, mentre quelli in corso sono 1.047.

Tra i Comuni più colpiti emergono Norcia, con 1.751 richieste presentate, oltre 618,8 milioni concessi e 376,6 milioni liquidati; Spoleto, con 997 richieste e circa 266 milioni concessi; Cascia, con 482 richieste e oltre 143 milioni concessi; Preci, con 230 richieste e oltre 74 milioni concessi.

Nella provincia di Terni risultano invece 328 richieste presentate, 220 approvate, oltre 90,4 milioni di euro concessi e 67,4 milioni liquidati. I cantieri in corso sono 63, mentre quelli conclusi sono 150. Tra i Comuni con gli importi più consistenti figurano Giove, Terni, Amelia, Ferentillo e Montecastrilli.

Sul fronte della ricostruzione pubblica, in Umbria sono censiti 541 interventi per un importo programmato complessivo di circa 802,1 milioni di euro, distribuiti in 61 Comuni interessati. La provincia di Perugia conta 478 interventi in 45 Comuni, per oltre 768,1 milioni di euro programmati. Tra i territori con il maggior volume di risorse figurano Norcia, con 67 interventi e oltre 196 milioni di euro, Spoleto, con 53 interventi e oltre 107 milioni, Foligno, con oltre 97 milioni, Perugia, con oltre 82 milioni, e Cascia, con circa 53,9 milioni.

Nella provincia di Terni sono invece programmati 63 interventi in 16 Comuni, per un importo complessivo di circa 34 milioni di euro. Gli importi più rilevanti riguardano Ferentillo, Montefranco, Giove, Alviano e Polino.

Prendendo in considerazione il periodo compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, l’Umbria è la regione che registra la maggiore contrazione percentuale dell’assistenza abitativa. Le dichiarazioni attive passano da 1.049 a 877, con una riduzione di 172 unità pari al 16,4%. Diminuiscono sia i beneficiari del CDA, da 493 a 429, sia quelli ospitati nelle SAE, da 439 a 372. La flessione interessa entrambe le province umbre: Perugia passa da 1.002 a 842 dichiarazioni (-160, pari al 16%), mentre Terni scende da 47 a 35 (-12, pari al 25,5%), facendo registrare la contrazione percentuale più elevata tra tutte le province del cratere sismico.

Il quadro che emerge dal Rapporto evidenzia quindi una ricostruzione che avanza sia nella dimensione privata sia in quella pubblica, con una massa finanziaria significativa già attivata e con migliaia di cantieri che stanno contribuendo alla ripartenza dei territori colpiti dal sisma.

“Il Rapporto Ricostruzione 2026 – dichiara il commissario straordinario alla riparazione e ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli – conferma che la ricostruzione dell’Umbria è entrata in una fase concreta e misurabile. I dati su concessioni, liquidazioni, cantieri conclusi e opere pubbliche programmate raccontano un lavoro imponente, che riguarda le abitazioni, i centri storici, le scuole, gli edifici pubblici, i luoghi della cultura, della socialità e dell’identità comunitaria. La sfida, oggi, è continuare ad accelerare, mantenendo alta la qualità degli interventi e rafforzando il gioco di squadra insieme con la Regione Umbria, gli Uffici speciali, Comuni, tecnici, imprese e cittadini. La ricostruzione – prosegue Castelli – non è soltanto un insieme di pratiche e cantieri. È la condizione necessaria per rendere nuovamente attrattivi i territori dell’Appennino centrale, per sostenere chi ha scelto di restare, per favorire il ritorno di famiglie, attività e servizi. L’Umbria, con Norcia, Cascia, Preci, Spoleto e tutti gli altri Comuni coinvolti, rappresenta uno dei luoghi simbolo di questa rinascita. I risultati raggiunti sono importanti, ma dobbiamo continuare a lavorare con determinazione perché ogni comunità possa vedere completato il proprio percorso di ricostruzione”.

Focus Castelluccio di Norcia. Situato a 1.452 metri di altitudine nel territorio comunale di Norcia, Castelluccio rappresenta uno degli interventi più complessi dell’intera ricostruzione post-sisma 2016. Gli eventi sismici hanno compromesso quasi totalmente il patrimonio edilizio del borgo e delle vicine frazioni di Campi Alto e San Pellegrino, rendendo necessaria l’adozione di specifiche Ordinanze speciali e procedure dedicate. Per l’attuazione del programma sono stati finora destinati circa 68 milioni di euro.

Il progetto prevede la ricostruzione integrata dell’intero centro storico attraverso un intervento unitario promosso dal soggetto pubblico e sviluppato in collaborazione con i proprietari privati. L’elemento caratterizzante è la realizzazione di una piattaforma strutturale dotata di sistemi di isolamento sismico, sulla quale saranno ricostruiti edifici pubblici e privati, infrastrutture, reti tecnologiche e spazi collettivi.

Negli ultimi mesi il programma ha registrato ulteriori avanzamenti. A gennaio 2026 è stato approvato il progetto definitivo-esecutivo del Lotto Costruttivo n. 1 relativo agli scavi, alla modellazione del terreno e alla realizzazione dei muri del perimetro della piastra. Nello stesso mese è stata affidata la progettazione definitiva ed esecutiva della piastra fondale ad isolatori sismici e dei locali ipogei, mentre proseguono le opere di terrazzamento del nucleo abitato.

Sul fronte del patrimonio storico sono in corso le attività propedeutiche alla ricostruzione della chiesa di Santa Maria Assunta, con l’affidamento del contratto per lo smontaggio controllato dei ruderi e le indagini finalizzate alla caratterizzazione delle strutture residue e dei materiali esistenti.

Sisma 2016, in provincia di Rieti oltre 1,35 miliardi concessi per la ricostruzione privata. Programmate opere pubbliche per più di 704 milioni

La ricostruzione post sisma 2016 nella provincia di Rieti conferma un quadro di forte avanzamento, sia sul fronte privato sia su quello pubblico. Dai dati complessivi provinciali emergono 3.825 richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata, di cui 2.369 approvate, con un importo richiesto pari a oltre 2,41 miliardi di euro e un importo concesso che supera 1,35 miliardi di euro. Le somme già liquidate ammontano a oltre 736 milioni di euro. Alla conferenza stampa di presentazione del rapporto erano presenti anche il Questore della Camera Paolo Trancassini e l’assessore regionale Manuela Rinaldi.

Il quadro dei cantieri restituisce la dimensione concreta del processo in corso: risultano 927 cantieri attivi e 1.294 cantieri chiusi, per un totale di 2.221 interventi avviati o conclusi. Il tasso di approvazione delle richieste presentate si attesta intorno al 62%, mentre le somme già liquidate rappresentano circa il 54,5% degli importi concessi.

Tra i Comuni maggiormente interessati dalla ricostruzione privata figurano Amatrice, con 1.486 richieste presentate, 820 approvate, oltre 655 milioni di euro concessi e più di 366 milioni liquidati; Accumoli, con 331 richieste presentate, 207 approvate, oltre 172 milioni concessi e più di 74 milioni liquidati; Leonessa, con 530 richieste presentate, 364 approvate, oltre 142 milioni concessi e più di 77 milioni liquidati; e Rieti, con 327 richieste presentate, 209 approvate, oltre 137 milioni concessi e più di 72 milioni liquidati.

Rilevante anche il quadro della ricostruzione pubblica: nella provincia di Rieti risultano 521 interventi programmati, distribuiti in 37 Comuni interessati, per un importo complessivo superiore a 704 milioni di euro. Le risorse maggiori riguardano Amatrice, con 172 interventi e oltre 250 milioni di euro programmati; Rieti, con 33 interventi e oltre 171 milioni; Accumoli, con 86 interventi e oltre 93 milioni; Cittaducale, con oltre 21 milioni; Leonessa, con quasi 20 milioni; e Posta, con oltre 18 milioni.

Complessivamente, tra ricostruzione privata e opere pubbliche, le risorse concesse o programmate per la provincia di Rieti superano i 2 miliardi di euro, confermando la centralità di questo territorio nel processo di riparazione, ricostruzione e rilancio dell’Appennino centrale.

Prendendo in considerazione il periodo compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, nel Lazio,  il numero delle dichiarazioni di assistenza abitativa è sceso da 977 a 899. La diminuzione è di 78 unità, pari all’8%. La flessione è dovuta soprattutto alla riduzione delle SAE, passate da 568 a 516, mentre il numero dei percettori del Contributo per il disagio abitativo rimane sostanzialmente stabile.

“Questi dati confermano l’avanzamento della ricostruzione in uno dei territori più colpiti dal sisma del 2016”, dichiara il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli. “La provincia di Rieti rappresenta una parte fondamentale del cratere e porta con sé ferite profonde, ma anche una straordinaria capacità di reazione. I numeri della ricostruzione privata, con oltre 1,35 miliardi concessi e più di 700 milioni liquidati, dimostrano che il lavoro quotidiano di istituzioni, tecnici, imprese e cittadini sta producendo risultati concreti Accanto alla riparazione degli edifici privati –  prosegue Castelli – la ricostruzione pubblica svolge un ruolo decisivo per restituire funzioni, servizi e luoghi di comunità. I 521 interventi programmati nella provincia di Rieti non sono soltanto opere: sono scuole, municipi, infrastrutture, spazi pubblici e presìdi essenziali per consentire alle comunità di restare, tornare e guardare al futuro con maggiore fiducia. Ringrazio l’assessore Manuela Rinaldi, l’ufficio ricostruzione e i sindaci per la loro efficace collaborazione”

 

Focus Amatrice A quasi dieci anni dal sisma del 2016, Amatrice rappresenta uno dei cantieri più complessi e simbolici dell’intera ricostruzione del Centro Italia. Il percorso di rinascita procede attraverso una visione unitaria che integra ricostruzione pubblica e privata, opere di urbanizzazione, viabilità e servizi strategici all’interno di un unico progetto di rigenerazione urbana.

Nel centro storico è stato sviluppato il modello del “supercantiere”, che consente di coordinare simultaneamente decine di interventi, riducendo le interferenze operative e accelerando l’avanzamento dei lavori. Tra le opere più significative figurano il nuovo sistema di viabilità di circonvallazione, destinato a collegare ospedale, parcheggio multipiano e centro storico, e le urbanizzazioni che renderanno possibile il pieno reinsediamento della popolazione e delle attività economiche.

Sul fronte della ricostruzione pubblica avanzano il nuovo ospedale con le relative infrastrutture di supporto, il nuovo Istituto Alberghiero, il Municipio, la Caserma dei Carabinieri e numerosi interventi sul patrimonio religioso e culturale, tra cui il Duomo, la Chiesa del Suffragio e Santa Maria Liberatrice. Tra i progetti più rappresentativi figura anche il recupero del complesso Don Minozzi, uno degli interventi simbolo della rinascita cittadina: superate le criticità che ne avevano rallentato l’avanzamento, il cantiere procede oggi a pieno ritmo e rappresenta un elemento centrale della strategia di rigenerazione urbana e sociale di Amatrice.

Anche la ricostruzione privata mostra risultati significativi. Al 28 maggio 2026 sono state presentate 1.501 richieste di contributo, di cui 1.199 per edifici gravemente danneggiati. Sul territorio comunale risultano attivati 828 interventi di riparazione e ricostruzione, mentre 348 cantieri sono già stati completati. Nel solo centro storico sono previsti 69 interventi tra aggregati edilizi ed edifici singoli, con 20 cantieri già avviati. La ricostruzione interessa non solo il capoluogo ma l’intero territorio comunale, comprese le numerose frazioni. Gli interventi conclusi hanno già consentito il recupero di 1.628 edifici e 2.668 unità immobiliari. A fronte di 4.333 edifici danneggiati censiti dopo il terremoto, circa il 72% è oggi inserito nel percorso di ricostruzione

 

Rapporto sisma 2016: accelera la ricostruzione, riparte l’economia

Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento.

A questo link il report completo https://sisma2016data.it/report-page/

È quanto emerge dal Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi, il Questore della Camera Paolo Trancassini e il sottosegretario al Ministero dell’Economia Lucia Albano.

 

Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro.

Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.

I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, Commissario Straordinario Castelli ha approvato un’Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri.

La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022.

Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati.

 

Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.

Il Commissario Straordinario Guido Castelli: “I dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente. Dopo anni complessi, la ricostruzione dell’Appennino centrale cresce in modo costante e strutturale, sia sul fronte pubblico che su quello privato, e sta restituendo prospettiva e fiducia alle nostre comunità. Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture: stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare. I segnali che arrivano dall’occupazione, dagli investimenti, dalla tenuta demografica e dalla vitalità delle imprese dimostrano che la rinascita dell’Appennino centrale è concreta. Tutto questo è stato possibile grazie a una straordinaria sinergia istituzionale e a una piena unità d’intenti tra Governo, Regioni, Comuni, strutture tecniche e territori, che hanno saputo lavorare insieme condividendo obiettivi e responsabilità”.

Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto: “L’esperienza della ricostruzione nell’Appennino centrale rappresenta un modello di grande valore per l’Italia e per l’Europa. Il lavoro svolto dalla Struttura commissariale, guidata da Guido Castelli, ha dimostrato come sia possibile mettere in sinergia risorse, strumenti e livelli istituzionali diversi, garantendo al tempo stesso semplificazione, capacità di spesa e attenzione concreta ai bisogni dei territori.

Nel percorso della ricostruzione si sono intrecciati fondi europei, Piano nazionale di ripresa e resilienza, Piano complementare e politica di coesione. Questa integrazione ha consentito di costruire una risposta efficace, capace non solo di riparare i danni del sisma, ma anche di indicare una prospettiva di sviluppo per le aree interne. È proprio questa la sfida dei prossimi anni: trasformare gli interventi straordinari in politiche strutturali, in grado di garantire servizi, infrastrutture, opportunità e condizioni reali perché le comunità possano esercitare pienamente il proprio diritto a restare.

Il diritto a restare non è uno slogan, ma una scelta politica concreta: significa mettere le persone nelle condizioni di vivere, lavorare, costruire una famiglia e immaginare il proprio futuro nei territori in cui sono nate o che hanno scelto. Per renderlo possibile servono politiche integrate, capaci di unire ricostruzione, sviluppo, servizi essenziali, mobilità, innovazione, turismo, agricoltura e coesione territoriale. Il futuro bilancio europeo e la programmazione 2028-2034 dovranno muoversi lungo due direttrici fondamentali: maggiore flessibilità e maggiore semplificazione. Serve una governance capace di leggere i bisogni specifici dei territori e di integrare politiche diverse, dalla coesione ai trasporti, dall’agricoltura al turismo, fino alle politiche per le aree interne, le isole e le zone rurali.

Il lavoro presentato oggi conferma che la ricostruzione può diventare una buona pratica anche a livello europeo. Non può esserci competitività europea se dimentichiamo milioni di cittadini che vivono nelle aree interne e nei territori più fragili. Per questo il modello del cratere sisma 2016 offre un contributo importante: dimostra che, con metodo, coordinamento e qualità della spesa, è possibile costruire sviluppo, rafforzare la coesione territoriale e dare alle nuove generazioni il diritto concreto di restare”.

Il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio: “Il Rapporto conferma che la ricostruzione sta entrando in una fase di piena maturità, nella quale alla riparazione dei danni si affianca una strategia di sviluppo duratura per le aree interne. Come Regione Abruzzo abbiamo lavorato con determinazione per accelerare le procedure, sostenere i territori e garantire che ogni intervento fosse orientato non solo alla sicurezza, ma anche alla qualità della vita e alle opportunità per cittadini e imprese

I risultati raggiunti, in termini di cantieri conclusi, risorse erogate e rilancio economico, dimostrano che la collaborazione tra istituzioni è stata decisiva. Ora la sfida è consolidare questo percorso, rafforzando infrastrutture, servizi e attrattività, affinché i nostri territori possano tornare a essere competitivi e contrastare in modo strutturale lo spopolamento. L’Appennino centrale può e deve diventare un modello nazionale di rinascita e coesione territoriale”.

Il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: “Il lavoro svolto fin qui è enorme: siamo davanti al cantiere più grande d’Europa. A dieci anni dal sisma del 2016, grazie all’impegno del Governo che ha sostenuto la ricostruzione fin dall’inizio, del Commissario, delle Regioni, dell’Ufficio Speciale e dei Comuni, siamo di fronte a un cambio di passo concreto e sotto gli occhi di tutti. La ricostruzione privata viaggia ormai su cifre importantissime, ampiamente superiori al miliardo di euro, e quest’anno potrebbe addirittura avvicinarsi ai 2 miliardi. Parallelamente, anche quella pubblica ha intrapreso un percorso ormai ben avviato. Siamo lieti di vedere che il nostro meraviglioso entroterra anche in questa fase di ricostruzione stia diventando sempre più attrattivo. Il nostro obiettivo non è solo la ricostruzione materiale, ma la rigenerazione economica e sociale di un territorio che oggi torna a essere più sicuro, attrattivo e capace di offrire nuove opportunità di sviluppo e di futuro, anche per i più giovani”.

La Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti: “La presentazione del Rapporto annuale 2026 sulla ricostruzione del Centro Italia post sisma 2016 rappresenta un passaggio di responsabilità e visione. È fondamentale per leggere il lavoro compiuto e indicare con chiarezza la strada dei prossimi anni. La ricostruzione è una politica pubblica di sicurezza, coesione, legalità e sviluppo. Riguarda le case, le scuole, le infrastrutture, gli ospedali, i luoghi della vita civile e religiosa. Riguarda, soprattutto, il futuro delle comunità che abitano l’Appennino. Ricostruire è anche prevenire. Significa mettere in sicurezza il territorio, ridurre i rischi, rafforzare edifici e infrastrutture, migliorare la qualità tecnica delle opere, proteggere le comunità e rendere l’Umbria più resiliente. La prevenzione è parte della ricostruzione. È la condizione per garantire sicurezza, continuità dei servizi, presidio del territorio e capacità di risposta davanti agli eventi estremi. L’esperienza del sisma 2016 consegna al Paese un laboratorio nazionale: la ricostruzione diventa efficace quando unisce rapidità, qualità, legalità, controllo della spesa, competenza tecnica e ascolto dei territori”

L’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi: “I risultati del rapporto confermano gli effetti concreti della ricostruzione nel Lazio. L’accelerazione dei cantieri e gli investimenti per lo sviluppo economico rappresentano un segnale di fiducia per le comunità colpite dai sismi. La strada tracciata è quella giusta da seguire, sarò nostro compito continuare a lavorare in piena sinergia con il Governo, il Commissario, i Sindaci e tutti i cittadini. La rinascita dell’Appennino laziale, giorno dopo giorno, si traduce in nuove opportunità, servizi e qualità della vita per chi ha scelto di restare e chi potrà tornare in questi meravigliosi borghi”

Ampio spazio nel Rapporto è dedicato a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al PNRR che integra ricostruzione e sviluppo economico. La Macro-misura A, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità. La Macro-misura B, destinata alle imprese, ha invece raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre la dotazione disponibile. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte presenza di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni alle aziende: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.

Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’impatto economico complessivo delle misure attivate porterà, a regime, a una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e alla creazione di oltre 15 mila posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi l’effetto misurabile degli investimenti attivati produce circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati.

Segnali incoraggianti arrivano anche sul piano demografico. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un netto miglioramento rispetto agli anni successivi al sisma, mentre nei comuni del cratere i flussi migratori tornano positivi. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi.

Il Rapporto, infine, sottolinea come il modello di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione, alle Regioni e agli enti locali rappresenti oggi una buona pratica nazionale già allineata alle future strategie europee per la coesione territoriale e il “diritto a restare” nelle aree interne.

 

Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Carlo Buttaroni, presidente Tecnè, che ha illustrato i dati di una ricerca direttamente con “Le voci dal cratere”; Fabio Renzi, di Symbola, con un focus su “La riparazione inizia dalle filiere corte”; Pierciro Galeone, direttore IFEL, intervenuto sul tema “Aree interne, tra SNAI e NextAppennino”; Gaetano Quagliariello, Dean Luiss School of Government, che ha approfondito il “Modello di governance, con vista sull’Europa”; Gian Luca Gregori, presidente Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale, che ha affrontato il tema “L’impatto socio-economico della rinascita”; Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno, intervenuto su “Sicurezza, trasparenza, legalità”.