Il commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, ha partecipato questa mattina al Museo MAXXI di Roma al panel “Piano casa, rigenerazione urbana e infrastrutture per l’adattamento”, che ha aperto la seconda giornata di “Città nel futuro 2030-2050”, l’iniziativa promossa dall’Ance e diretta da Francesco Rutelli.
Il confronto ha approfondito il rapporto tra politiche abitative, recupero del patrimonio edilizio, sicurezza, sostenibilità e capacità delle città e dei territori di adattarsi alle trasformazioni demografiche, economiche e climatiche.
Ad aprire i lavori sono stati il presidente dell’Ance Antonio Ciucci e Francesco Rutelli. Dopo il saluto istituzionale del presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, è intervenuto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, che ha evidenziato come da parte dell’Europa occorra una maggiore sensibilità verso il rischio sismico degli edifici.
Al dibattito, moderato dalla giornalista del Tg1 Laura Chimenti, partecipano, insieme a Castelli, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Lucia Albano, la presidente del Gruppo del Partito democratico alla Camera Chiara Braga, la presidente della Fondazione MAXXI Maria Emanuela Bruni, il presidente di Federbeton Stefano Gallini, il presidente dell’Ania Giovanni Liverani, la presidente della Commissione speciale sulla crisi abitativa del Parlamento europeo Irene Tinagli, in collegamento video, e l’amministratore delegato di Fintecna Mario Valducci.
Tra i temi affrontati anche il ruolo delle aree interne e dei territori colpiti dagli eventi sismici. Nel suo intervento Castelli ha richiamato l’esperienza della ricostruzione dell’Appennino centrale, dove il recupero del patrimonio immobiliare è strettamente connesso al rafforzamento dei servizi e alla necessità di contrastare lo spopolamento.
«Ogni buona ricostruzione deve seguire il principio del “Build Back Better”: ricostruire meglio, tenendo insieme sicurezza, cambiamento climatico e dinamiche demografiche. Non basta ricostruire le case; bisogna creare le condizioni perché quelle case tornino a essere abitate e consentano la rinascita delle città e delle comunità». ha detto Guido Castelli nel suo intervento
Il commissario ha evidenziato le potenzialità rappresentate dal patrimonio immobiliare esistente, soprattutto nei borghi e nelle aree interne. Il recupero degli edifici inutilizzati o sottoutilizzati può contribuire ad ampliare l’offerta abitativa senza nuovo consumo di suolo e può rispondere alle necessità di giovani coppie, lavoratori, studenti, anziani e famiglie che non riescono ad accedere al mercato ordinario.
«La politica della casa non può prescindere dalle condizioni reali del Paese. Il Piano Casa deve confrontarsi con la fragilità del territorio, con gli immobili inutilizzati e con una trasformazione demografica che vede ormai il 36% delle famiglie italiane composto da una sola persona. Occorre quindi partire dalla sicurezza e recuperare il patrimonio esistente, misurandosi non soltanto con il consumo di suolo, ma anche con il suo abbandono “ha aggiunto Castelli.
La ricostruzione post-sisma rappresenta, da questo punto di vista, un laboratorio avanzato. Gli interventi non riguardano soltanto la riparazione del danno, ma comprendono il miglioramento sismico, l’efficienza energetica, la qualità degli spazi urbani e la ricostruzione delle infrastrutture sociali. Un’impostazione che può offrire indicazioni utili anche per la definizione delle nuove politiche nazionali sulla casa.
“Un Piano Casa credibile deve partire dalla sicurezza. Il 94% dei Comuni italiani è esposto al rischio idrogeologico e nel nostro Paese si concentra una parte rilevante delle frane attive in Europa. Non possiamo parlare di diritto all’abitare senza affrontare la fragilità del territorio e investire nella prevenzione». ha concluso Castelli
Un altro punto centrale ha riguardato la sostenibilità finanziaria degli interventi. Accanto alle risorse statali ed europee, è stata evidenziata l’importanza di attivare partenariati con investitori istituzionali, fondazioni, cooperative, imprese e soggetti del terzo settore, mantenendo una chiara finalità pubblica e garantendo canoni realmente accessibili.
La rigenerazione urbana è stata quindi affrontata come una politica che coinvolge non soltanto gli edifici, ma anche scuole, presidi sanitari, trasporti, infrastrutture digitali, spazi pubblici e servizi di prossimità. Elementi indispensabili per trasformare la disponibilità di un alloggio nella possibilità concreta di vivere stabilmente in un territorio.