2016-2026, il decennale del sisma: memoria, responsabilità e rinascita dell’appennino centrale

Dieci anni sono un tempo sufficiente per misurare la profondità delle ferite, ma non per colmare il dolore. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il Centro Italia fu scosso da una tragedia che ha segnato per sempre la vita di migliaia di persone: 299 vittime, famiglie spezzate, comunità ferite, un tessuto economico distrutto, un patrimonio storico e identitario gravemente compromesso. Nel decennale del sisma, il primo pensiero è rivolto a chi non c’è più, ai familiari, alle comunità di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto che hanno visto crollare case, chiese, scuole, capannoni, e che da allora, con determinazione e coraggio, hanno intrapreso un cammino di ricostruzione materiale e civile.

Il decennale – afferma Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016 – non è soltanto una data. È un passaggio che ci chiama alla responsabilità della memoria, alla cura del ricordo, alla consapevolezza che la ricostruzione non può essere solo un insieme di opere, ma un atto di giustizia verso le comunità colpite. Ricordare significa non rimuovere la propria storia, ma custodirla e trasformarla in impegno. La rinascita dell’Appennino centrale deve poggiare su fondamenta solide: la verità dei fatti, la dignità delle persone, la continuità delle tradizioni, la tutela dei luoghi che rappresentano l’identità profonda di questi territori. In questi anni – prosegue Castelli – abbiamo recuperato ritardi, superato ostacoli, consolidato una governance multilivello e costruito una sinergia istituzionale che oggi rappresenta un modello. La ricostruzione cresce in modo costante e strutturale: riguarda case, scuole, chiese, infrastrutture, attività produttive, ma soprattutto riguarda la vita quotidiana delle persone. Nel più grande cantiere d’Europa stiamo ricomponendo un tessuto civile che era stato lacerato, restituendo prospettiva, fiducia e opportunità di sviluppo alle comunità dell’Appennino. È questo – prosegue il Commissario al sisma – il senso più profondo del diritto a restare: garantire che chi è nato in questi luoghi possa continuare a viverci, lavorare, crescere i propri figli e costruire il proprio futuro senza essere costretto ad abbandonarli. Dieci anni dopo, la nostra responsabilità è duplice: completare la ricostruzione e custodire la memoria delle vittime. La rinascita dell’Appennino centrale non deve mai prescindere dal rispetto della sua storia. Ogni cantiere, ogni scuola riaperta, ogni chiesa restaurata, ogni strada ricostruita è un gesto che onora chi non è più con noi e restituisce dignità a chi è rimasto”.

 

“Il benchmark che ci diamo è quello della ricostruzione del Friuli – aggiunge Castelli – nel 1976. Ci vollero 19 anni per completare la ricostruzione, in un territorio meno esteso (circa 5000 kmq in Friuli, 8000 kmq nel Centro Italia) e amministrato da una sola regione, a statuto speciale. Le complessità amministrative e le regole, nel frattempo, si sono fatte a volte più rigide, oltre che rigorose. Ma contiamo di tenere il passo con quell’esempio virtuoso. Siamo a metà del lavoro e stiamo procedendo spediti”.

 

 

I DATI COMPLESSIVI DELLA RICOSTRUZIONE – RAPPORTO 2026

 

Ricostruzione privata

La ricostruzione privata, che costituisce il motore del più grande cantiere d’Europa, ha raggiunto numeri significativi: le richieste di contributo presentate sono 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi, con il 69% erogato dal 2023 a oggi. Solo nell’ultimo anno sono stati liquidati quasi 2 miliardi di euro. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Grazie al Governo, sono stati attivati 1,3 miliardi di euro che hanno consentito il superamento definitivo del Superbonus e la messa in sicurezza di circa 5.000 cantieri. Parallelamente, l’emergenza abitativa continua a ridursi: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, con una diminuzione di quasi il 40% rispetto al 2022.

 

Ricostruzione pubblica

La ricostruzione pubblica, struttura portante dei territori e base della rinascita dei servizi, della mobilità e della sicurezza, conta oggi 3.667 interventi programmati per un valore complessivo superiore a 4,85 miliardi di euro. I lavori in corso e le opere concluse rappresentano circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati si sono ridotti al 2,5%. Di fatto, il 98% delle opere risulta sbloccato e avviato.

 

Scuole

La ricostruzione scolastica, capitolo decisivo per il futuro dei territori e delle nuove generazioni, comprende 459 interventi per un valore di circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono cresciuti in modo significativo, passando da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino.

 

Edifici di culto

La ricostruzione degli edifici di culto, che custodiscono l’identità spirituale e culturale delle comunità, comprende 1.276 interventi per un valore superiore a 750 milioni di euro. Le liquidazioni sono cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Tra le riaperture più significative si segnala quella della Basilica di San Benedetto di Norcia, simbolo della rinascita dell’Appennino centrale.


Il Modello Appennino centrale: Laboratorio di rinascita, sviluppo e “restanza”

Il percorso di ricostruzione in atto nell’Appennino centrale mira a restituire vitalità ai territori, non solo edifici. L’obiettivo è ricreare le condizioni che consentano alle comunità di generare relazioni, lavoro, servizi e nuove opportunità in territorio tradizionalmente caratterizzati da un accentuato fenomeno di spopolamento. Nel cratere oggi sono numerosi gli esempi che confermano la vitalità di un tessuto, fatto di famiglie e imprese, che ha voglia di tornare a crescere e che vuole investire. Il Modello Appennino centrale ha introdotto un cambio di paradigma: in aree interne segnate da un declino demografico preesistente, la ricostruzione materiale non avrebbe avuto senso senza una strategia economica e sociale. L’introduzione del concetto di “riparazione” e la gestione dei fondi del Piano Nazionale Complementare al PNRR hanno unito, per la prima volta, urbanistica d’emergenza e politiche di sviluppo dando vita a un laboratorio di buone pratiche tese alla rigenerazione dei territori e alla loro crescita. Precondizioni che sono necessarie per garantire il diritto alla “restanza” e alla “tornanza”.   Il programma Next Appennino, finanziato con 1,78 miliardi del Fondo Complementare al PNRR, ha consolidato questa visione: non solo ricostruire edifici, ma rilanciare economia, servizi, transizione ecologica e infrastrutture. Il Modello Appennino centrale – dichiara il Commissario Castelli – nasce dall’idea che la ricostruzione debba generare futuro, non solo opere. Abbiamo integrato sviluppo, coesione e rigenerazione urbana per restituire forza ai territori più fragili del Paese. La riparazione riguarda le comunità: significa creare lavoro, attivare nuovi processi e filiere  e opportunità. È così che si garantisce il diritto a restare e a un nuovo futuro”.

 

Se il sisma del 2016 aveva impattato pesantemente sulle aspettative di calo della popolazione, 66 mila persone in meno in circa 30 anni (una cittadina intera delle dimensioni di Teramo, Ascoli o Rieti), l’attività di ricostruzione ha già comportato un recupero “potenziale” di oltre 44 mila abitanti, con la proiezione al 2044 che, partendo dai dati consolidati più recenti offerti dal Cresme, passa da 423 a 468 mila residenti.

 

E riparte il lavoro. Nel complesso, il tasso di occupazione dell’area del cratere si mantiene superiore alla media nazionale, al 66,1%. In termini dinamici, la crescita dei livelli di occupazione è stata significativa e superiore a quella delle regioni del Nord

I dati SISCO evidenziano che, nel quadriennio 2022-2025, i 138 comuni del Cratere Sismico del 2016 hanno registrato un progressivo rafforzamento dei flussi in entrata nel mercato del lavoro. Le nuove attivazioni sono passate dalle 25,1 mila del primo trimestre 2022 alle 27,4 mila del primo trimestre 2025, con un picco di 30,8 mila registrato nel terzo trimestre 2023. La crescita media annua delle assunzioni è stata pari al +3,9% nel 2023, al +3,5% nel 2024 e al +1,1% nei primi nove mesi del 2025 (+8,7% tra la media delle nuove assunzioni del 2025 e la media del 2022).

La quota di giovani NEET è un indicatore chiave per valutare le condizioni strutturali di un territorio, in quanto riflette il grado di integrazione tra sistema formativo e mercato del lavoro. Rispetto al 2022 il calo dei NEET è strutturale e, nella maggior parte delle province, risulta molto più marcato della media nazionale. Ad Ascoli, Macerata e Perugia la percentuale di giovani non occupati e non impegnati in percorsi formativi è oggi meno della metà della media nazionale, ad Ascoli addirittura inferiore al 5% (ma era arrivata al 2,8% nella prima parte del 2024).

 

 

 

AMATRICE – DIECI ANNI DOPO

Amatrice, il comune più colpito in termini di vite umane e distruzione, continua a essere il simbolo della ricostruzione, anche se ancora sconta una situazione di partenza assai peggiore e complessa: molto è stato fatto ripartire negli ultimi quattro anni. Oggi il quadro degli interventi mostra un avanzamento significativo, con cantieri attivi nel centro storico e nelle 69 frazioni, e con un percorso che sta restituendo identità urbana, patrimonio culturale e servizi essenziali. L’avanzamento complessivo (pubblica + privata): 40%

 

Amatrice – Ricostruzione privata

La ricostruzione privata, cuore pulsante del ritorno alla normalità, riguarda le abitazioni, gli aggregati urbani, le attività economiche e la vita quotidiana delle famiglie. Ad Amatrice le domande presentate e accettate hanno raggiunto quota 1.510, mentre gli aggregati costituiti sono 540. Le case già ricostruite e dotate di agibilità sono 247. L’importo complessivo concesso ammonta a 679,50 milioni di euro, a fronte di una richiesta totale pari a 1,10 miliardi. Sul fronte dei cantieri, al 28 maggio 2025 risultano attivati 828 interventi: 348 sono stati completati, mentre 480 sono attualmente in corso.

 

Amatrice – Ricostruzione pubblica

 

La ricostruzione pubblica rappresenta la rete dei servizi e delle opere civiche che sostengono la vita collettiva: scuole, strade, edifici simbolo, luoghi di aggregazione e infrastrutture essenziali.

Ad Amatrice sono in corso 20 interventi tra affidamento, progettazione e avanzamento lavori. Riaperto Corso Umberto I, che permetterà di procedere anche nella parte nord della città e prevederà una nuova viabilità a sud che, collegandosi alla SR 260 in prossimità dell’ospedale, completerà un anello di circonvallazione intorno al centro storico.

Tra gli interventi principali, in corso, abbiamo l’ospedale i cui lavori sono in fase avanzata, con completamento dell’involucro esterno e accelerazione sulle finiture e sugli impianti, già disponibili arredi e presidi sanitari; il municipio le cui strutture principali sono completate, prevista ultimazione entro fine 2026. Inoltre figurano la Chiesa di San Francesco con lavori spediti, la Strada Macchie Piane, la Strada Sacrocuore, Le Serre, Filetta–Rocchetta, Inona–Passatora, Romanella, Scai–Roccapassa, la riqualificazione del parco comunale Roccapassa, l’ex Parco in Miniatura, l’area di Torrita e il completamento dell’ex depuratore. A questi si aggiungono numerosi tratti di viabilità comunale, tra cui Nommisci, Pinaco–Arafranca, Musicchio–Colli, Cornelle, Bagnolo–area Sae, Patarico–Collemoresco e le strade interne di Scai.